ᴅᴏᴄᴛᴏʀ ᴀᴇsᴛʜᴇᴛɪᴄ

#ryland grace#phm#rocky the eridian#project hail mary spoilers

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ᴅᴏᴄᴛᴏʀ ᴀᴇsᴛʜᴇᴛɪᴄ
La parola del giorno è: inizio.
Molto bene. Inizio.
A 21 anni mi sveglio in ospedale, senza ricordare chi mi ha portato lì e cosa è successo. Non riesco a muovermi. Mi hanno attaccato una flebo, al braccio, il sinistro, con il nastro adesivo e una specie di benda. Mi fa male tutta la faccia. Ho la bocca secca. Chiedo dove sono. “In ospedale”. È la voce di mia madre. Le pareti sono gialle. Giallo ocra? Giallo scuro. “Non ti agitare”, “Mi dispiace” dico. Forse mi tiene la mano, l’altra. Forse mi accarezza la fronte. Non sento. So che è successo qualcosa di brutto. È successo qualcosa, penso. Non mi riprenderò più. È finita.
Il mattino dopo, la stanza non è più gialla, e non so cos’è successo ieri notte. Le pareti sono bianche, piene di segni come di cancellature. Ci sono i miei genitori – tutti e due, o forse mio padre è andato a parlare con i medici. Mia madre c’è ancora, non ha dormito. Aspettiamo. Posso tornare a casa, ma prima vogliono parlarmi. La parte peggiore di un ricovero in ospedale è la disapprovazione del giorno dopo. Tra cercare di capire e giudicarmi in silenzio, i miei genitori scelgono il giudizio. Il tappeto del soggiorno ha una macchia, rossa e scura, e io so che è roba mia. Dormo nel letto dei miei. È a due piazze. Ho freddo, ho caldo. Fa male. Torniamo al giorno in questione. L’ospedale non è stato l’inizio, forse, ma è stato il punto in cui tutto è diventato reale.
Be You 2017/18🥀 (non l'ho fatto io ma mio padre perché sono negata ahah)
Con le cuffie per scappare dai pensieri
Avrei tanto bisogno di una flebo di serotonina. Chissà, dograrsi di sentimenti a cosa porterebbe.
continuoasbagliare