Continua a camminare, quando te ne renderai conto sarai già con le chiappe a terra, in quella posizione scomoda che tengono i pupazzi. Subito dopo comincia una lunga e ostinata riflessione sulla convenienza di restare lì per terra. Ma già si allontanano i compagni ed il sentiero è lungi dall'apparire un chiaro percorso, ovvio. Non è neanche in questione l'idea di restare lì tutta la vita, con il fango che riempie l'anima e lo zaino, cosicché arriva il momento di sollevarsi, situazione difficile e imprevedibile nei suoi risultati. Forse è meglio continuare a stare a terra e trascinarsi poco a poco ma, oltre ad essere poco estetico, ciò è impraticabile (credetemi, l'ho provato): ci sarà sempre una radice nascosta o una spina a trattenerti, e allora una nuova riflessione sulla comodità di stare seduto nel fango, nonostante le zanzare, le mosche e i mosconi. Già deciso a sollevarsi, il che è sempre la cosa più difficile, viene la complicata operazione che consiste nell'appoggiarsi con le mani e le ginocchia dove capita e cercare di collocare il pesante cappuccio sulla schiena (tanto semplice, e pesante, è portarsi la casa sulle spalle: giusto un telo di plastica e un'amaca). Ma lo zaino si ostina a portare altre cose assurde: alcuni libri di poesia, qualche vestito, un calzino spaiato, la medicina per il mondo, cibo, un'umida coperta... Il carico nel suo insieme pesa tonnellate (soprattutto dopo le prime ore di camminata) e tende ad infangarsi ogni volta che gli viene voglia, cioè quasi sempre. Ormai tartaruga faccia a terra, segue l'atto di mettere un piede e alzarsi sull'altro, con la conseguente protesta delle ginocchia; l'orizzonte allora si allarga e sarà sempre estraneo. Con lo sguardo a terra si intraprende nuovamente la marcia fino alla prossima caduta, che si verificherà appena pochi passi più avanti. E la storia si ripete...
Nota dell’Autore: Il libro raccoglie alcuni testi scritti durante i primi anni della guerriglia (1984-89) secondo lo stile chiamato “letteratura di montagna”, ovvero stesi senza un destinatario definito e per semplice pulsione interna. Alcuni restarono anonimi fino al 1994, altri apparvero dopo l’inizio delle sollevazioni nei numeri de "El Despertador Mexicano", periodico dell’Esercito Zapatista di liberazione nazionale (EZLN).