Comici spaventati guerrieri 3
Tutte le storie hanno un loro eroe. No questo non è solo un adagio popolare, ma una ricerca basta leggere l’eroe dalle mille facce di Joseph Campbell. Nel libro si parla del fatto che la struttura eroica ha sempre una forma ricorrente. Perché accade questo? Perché ciò permette alla gente di riconoscerlo, di dire che quello è un vero eroe. In realtà anche il tizio sul letto d’ospedale con il cancro in fase terminale è un eroe, ma se ce ne ricordassimo dovremmo ammettere di essere delle entità meschine nel desiderare la morte della vicina solo perché ha delle babbucce diverse dalle nostre, invece con l’eroe dai mille volti hollywoodiano ci sentiamo la coscienza sempre apposto e in ordine. Cosa centra questo con la scuola ? Bhè… siamo negli anni ’50 , la guerra è appena finita, la gente è affamata e senza una casa, il politecnico di Torino sforna i primi grandi imprenditori e ingegneri che innoveranno il nord, Mattei non ha ancora scoperto il metano a Cortemaggiore. In quel mondo chi studia diventa qualcuno. In quella realtà agricola chi studiava era uno che ce l’aveva fatta, così si crea un mito, una forma ricorrente. All’epoca il politecnico di Torino, ma anche Bologna con il suo Sant’Orsola e l’Università di medicina, Napoli non sfornavano fuori gente a caso. Si c’era bisogno di persone da assumere nelle scuole , qualcuno che insegnasse alla gente, ma la ricerca era utile. Serviva a far ripartire le imprese, che sena know how non sapevano come fare. Qui c’è da fare una precisazione, gli italiani sanno inventare ma lo fanno meno degli europei, quello che gli italiani sanno fare davvero è copiare e migliorare dagli altri paesi: Lancia, Fiat hanno per lo più prototipi e macchine per la produzione che vengono da fuori, ma le sanno far lavorare bene, mentre all’ Olivetti hanno materiale proprio, addirittura sviluppano un calcolatore elettronico, un progetto che lasceranno accantonare su decisione del manager Valletta perché veniva considerato “ Uno spreco di soldi” – c’è gente che ancora si morde le mani per quella decisione sciagurata-
Università e ricerca servono allo stato perché formano i professori di domani e coloro che condurranno le imprese ad essere competitive a produrre. Le imprese vendono un casino in questi anni, la gente ha bisogno di tutto : cibo, pezzi per le infrastrutture, ed è lo Stato ad essere il primo compratore, poi inizia il vero miracolo economico, e la gente inizia ad acquistare che è una meraviglia.
La scuola da sistema inclusivo, viene forzata dalla rivoluzione del ’68 che si conclude in un nulla di fatto: i programmi della scuola fino alla soglia del 2000 erano quelli gentiliani da Giovanni Gentile, anche se plasmati e aggiornati la base di pensiero è quella. Alle porte del 2000 quei programmi sono stati patti a pezzi e quello che ne era rimasto messo insieme come se un pezzo di carta passato per il tritacarte e riattaccato a caso , potesse avere ancora senso. Vennero gli anni della stagflazione e l’economia non si riprendeva, così lo stato dovette tagliare fondi pubblici. E non solo dall’altra parte uno dei baluardi della sinistra erano diventati le scuole, dentro le quali i sindacati la facevano da padrone. Questi avevano capito che se la lotta fosse finita sarebbero dovuti tornare a casa, anche se si battevano per diritti non economicamente sostenibili. Voglio essere chiaro. Il credo che se un diritto sia economicamente sostenibile e non crea alcun danno né a presenti, passate o future generazioni vada attribuito obbligatoriamente, ma se quel diritto va contro il buonsenso allora non è un diritto. È etico, cioè in un mondo ideale sarebbe bello poterlo sostenere comunque e concederlo, ma se non è sostenibile, e in quanto tale non dovrebbe essere sostenuto dallo stato.
Il problema più grande nei sindacati è che non entrò mai la meritocrazia nei corsi di selezione per il personale docente se non attraverso concorsi pubblici, che permettono una volta ottenuto il posto di mantener e un poto fisso. Ancora oggi licenziare un insegnante è un’opera estremamente difficile. Purtroppo nelle scuole italiane non esiste una differenza tra un bravo insegnate, tra un insegnate che dovrebbe essere ammonito o uno che andrebbe premiato. O sono la massa lavoratrice più omologata d’Italia oppure c’è un’ingiustizia sia per chi riceve lo stipendio facendo male il proprio lavoro, sia che lo fa eccellentemente e non viene premiato. Ma in genere i temi del liberalismo non attecchiscono nelle scuole, con relativa mancanza di credibilità nazionale o all’estero, dal momento che non sono affidabili ciò che dicono che valga per uno non vale per tutti. Un po’ come entrare dal fruttivendolo, anche se solo il 20% della frutta presente è marcia la puzza vi fa scappare anche s el’80% è buona. Non successe tutto in fretta, ma grazie a questa struttura il livello qualitativo degli studenti scese, man mano. I tagli al bene pubblico ha creato un altro fenomeno: controllori e controllali sono diventati la stessa cosa diverso tempo fa. Le università neanche a dirlo hanno perso il mordente di fornire con al ricerca spunti di ricerca per l’impresa da anni, e solo di tanto in tanto quella ruota un tempo vorticosa, oggi gira di tanto in tanto. Il fatto che i rettori non fossero più controllati da nessuno gli ha permesso di gestire fondi come volevano e dare le cattedre a chi preferivano. Ma questa non è la cosa più scandalosa. Con il benestare di una cordata di baroni sono letteralmente nate nuove università che non sfornano grandi successi e servono da parcheggio post diploma agli studenti. Lo dico perché quando un’università sforna il 20% degli studenti che dopo i 5 anni dalla laurea triennale dichiara di lavorar e regolarmente in un periodo in cui il titolo è inflazionato, l’unica spiegazione è la più ovvia e terribile: sono stati reati centri dove vengono insegate materie che possono insegnare dottorandi che vagano da una vita e far diventare rettori rettori che fino al giorno prima erano i portaborse di Tizio o Caio. In fondo creano cultura, con i soldi pubblici, formando più persone che non ci servono e togliendoli alla ricerca, che ne creerebbe a decine.
Il nostro eroe dai mille volti alla John Campbell è il mito del cursus honorum per diventare uno che conta è rimasto lo stesso: studiare fino all’università, e molti lo intendono come studio scolastico. Non si rendono conto che come le mucche vanno al macello, in 1000 a competere per un solo posto. Nel 2018 è necessario differenziarsi. È fondamentale studiare, ma non necessariamente dai libri di scuola, bisogna saper apprendere i mestieri artigianali se si vuole essere artigiani, competenze sugli investimenti da libri di finanza. Di fatto oggi gran parte della formazione davvero utile, quella per la vita passa per corsi non ufficiosi, per il semplice fatto che gli istituti credono di poter aspettare per vedere se cambiare sia una decisione giusta, ma quel temo passato è un costo che paga chi viene illuso dal fatto che seguire una strada sia una buona idea e poi si ritrova a pochi secondi dal precipizio, in quel caso è troppo tardi per dirgli che ha sbagliato strada.
Ho iniziato a parlare di sindacati, ma ho volutamente tralasciato la questione degli operai e del lavoro che è ovviamente legato al tema della formazione scolastica. Se il post vi è piaciuto stessa regola dell’altra volta, proviamo ad arrivare a 20 note. Oppure taccio
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