Allo storico della popolazione — che sa poco di DNA e RNA, di difese immunitarie, di mutazioni e ricombinazioni genetiche serve, appoggiandosi all'autorità dei biologi, ricordare che la virulenza e la pericolosità delle malattie possono mutare nel tempo e vi è una tendenza generale all'adattamento reciproco tra umano e patogeno che privilegia le forme meno virulente di malattia. Inoltre nuove forme patologiche possono sorgere per mutazione dei patogeni (tipiche le trasformazioni delle forme influenzali, l'epatite B), per trasmigrazione da altre specie animali (febbre gialla e AIDS, presumibilmente originati nelle scimmie), per zoonosi, contraendo infezioni per contatto con specie animali, non trasmissibili da umano a umano (rabbia, tularemia, encefalite, dengue). Il complesso insieme di relazioni biologiche e comportamentali che intercorrono tra il mondo dei microbi, quello animale che funge da serbatoio e vettore e quello umano non è dunque stabile. Non solo perché la società umana si attrezza materialmente e socialmente, ma anche perché le forze evolutive cambiano la natura e la complessità degli agenti patogeni, e perché le interrelazioni tra società umana e società animale sono in continua trasformazione. La convinzione maturata negli anni Cinquanta e Sessanta che le malattie infettive fossero state messe definitivamente sotto controllo aveva fatto abbassare la guardia delle istituzioni di ricerca e degli organismi di controllo della sanità pubblica. Ma l'apparire delle infezioni HIV e dell'AIDS ha riproposto violentemente il tema dell'emergenza di nuove malattie o della riemergenza di quelle vecchie ritenute sconfitte [...]. Dengue, tularemia, Lyme disease, Lassa fever, Ebola sono nomi di infezioni prima sconosciute (il che non vuole dire che non esistessero) emerse in questo finale di secolo, mentre malattie credute domate — tubercolosi, malaria o colera tendono a rialzare la testa.
Massimo Livi Bacci, La popolazione nella storia d’Europa, Laterza (nella collana Fare l’Europa diretta da Jacques Le Goff), 1998¹; pp. 92-93.








