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I campanelli di allarme che hai ignorato all'inizio per far funzionare la relazione saranno i motivi della rottura
Non sempre c’è un motivo preciso. A volte ti svegli e ti senti già stanca prima di iniziare. Ti alzi dal letto con la grazia di un bradipo post-trauma. Ti guardi allo specchio e pensi: “Ok, sopravvissuta anche stanotte. Un po’ disfatta, un poi arruffata, ma tecnicamente ancora viva.” E nonostante la doccia, il caffè e i buoni propositi, c’è quell’alone grigio addosso. È un grigio che non è neanche tristezza vera. È più una patina. Una nebbia che si attacca all’anima e ti fa vedere tutto offuscato, anche quando fuori c’è il sole.
La chiamano stanchezza mentale. O depressione, o mancanza di stimoli, o esaurimento nervoso in slow motion. Io la chiamo: “quel momento in cui anche scegliere che mutande mettere ti sembra una decisione troppo impegnativa per l’umanità”.
Ma poi succede una cosa. Succede che passi vicino al divano e uno dei tuoi gatti, Quello un pò ciccione, quello che dorme con le zampe all’aria, ti guarda. E con quello sguardo ti dice: “Sei la mia umana preferita. Lo so che oggi ti senti una merda. Ma per me sei tutto il mio mondo”. E in quel momento, nonostante il caos, ti si apre una piccola crepa nel petto, e da li entra una luce tiepida. Quella luce che ti ricorda che, anche se oggi non hai salvato il mondo, hai dato da mangiare al tuo gatto. E lui è felice.
Mi sono chiesta spesso cosa significhi davvero “stare bene”. È una domanda che mi accompagna da anni, più invadente di ogni pubblicità prima di un video su YouTube.
“Stai bene?”, mi chiedono.
E io, come un’attrice navigata, rispondo: “Si, si tutto okay”.
Ma nella testa sto gridando: “NON LO SOOO! MA CHE DOMANDA È?!”
A volte mi sembra che stare bene sia solo questione di non stare troppo male. Altre volte, invece, è come se stessi ballando con la versione invisibile di me stessa che ogni tanto mi urla:
“ Guarda che puoi essere felice, se ti ricordi dove hai messo l’interruttore”.
E allo faccio un elenco, sotto guida di un’amica chiamata Ryan da una vita (puramente casuale)
Tipo:
Mi piacciono i gatti ( e per fortuna loro piacciono a me).
Amo la natura anche se sono troppo prima per camminare in montagna.
Scrivere è come respirare con le dita.
I Kdrama mi fanno piangere per amore anche se non tocco un essere umano da mesi ( e no, non intendo in quel senso).
Elisa True Crime mi accompagna mentre mi trucco, tipo amica che ti racconta cose trupi ma con una voce rassicurante.
Disegnare mi fa sentire viva, anche se poi strappo tutto perché “non è abbastanza bello”.
Tutte queste cose non cambiano il mondo, ma salvano me. E scusa se è poco.
A volte penso che la solitudine sia come un pigiama: ti ci abitui. All’inizio pizzica, poi diventa comoda. E non è detto che sia brutta. Perché in quella solitudine ho scoperto chi sono quando nessuno mi guarda. Chi sono senza fare rumore, senza forzare sorrisi, senza spiegarmi a tutti i costi.
E allora si, magari non esco tanto. Magari non rido sempre.
Magari mi scordo di rispondere ai messaggi.
Però quando vedo un raggio si sole che arriva nel balcone, mi fermo. E lo guardo.
E quando uno dei miei gatti si accoccola sul mi petto e mi fa le fusa, mi commuovo.
E capisco che non è vero che non ho niente.
Ho il tempo. Ho lo spazio. Ho me stessa.
E anche se non ho risposte, ho una voglia di cose che mi fanno bene.
Non voglio più rincorrere quella “felicità pacco regalo” che ti vendono ovunque.
Quella fatta di foto in posa, di giornate perfette, di “se non fai così o colì non sei un soggetto da considerare valido”
No.
Io voglio essere una persona normale. Con i suoi drammi, le sue paranoie, i suoi momenti di grazia.
Voglio ridere mentre piango. Piangere mentre guardo un drama. Sentirmi persa ma anche piena.
Voglio riconoscere il lusso delle piccole cose.
Tipo potermi svegliare, avere un tetto, potermi fare una tazza di latte la mattina, disegnare un fiore, ascoltare musica che mi fa sognare la Corea anche se sto sotto le coperte.
E se domani sarà un giorno no…
Ci penseranno i miei gatti a salvarmi. O una frase letta per caso.
O magari il semplice pensiero che, nonostante tutto, sono ancora qui.
E anche se non so bene dove sto andando, so che ci sto arrivando con due paia di gatti buffi, un cuore pieno di parole, e una lista infinita di cose che mi fanno bene.
E comunqure, a chi dice che “la felicità è nelle piccole cose”, io rispondo:
Si, tipo quando il Wi-Fi funziona, il corriere arriva in orario, e il gatto non ti caca o vomita nel tappeto.
Ma vogliamo di più? Una Spà in Corea con i protagonisti dei Kdrama che ci massaggiano l’autostima?
(Si. Pero anche un panino da Dommariano bene, dai.)
E poi parliamoci chiaro: la vira è dura, ma almeno non siamo soli.
Abbiamo le nostre stranezze, le nostre playlist tristi da ascoltare mentre ci prepariamo come se stessimo girando un videoclip, e quella tazza sbeccata che amiamo come se fosse un cimelio di famiglia.
Ci sono giorni in cui ci sentiamo guerrieri.
Altri in cui sembriamo comparse stanche in una telenovela messicana girata male.
Ma va bene così.
Siamo umani, non filtri di Instagram.
E quindi, concludendo:
Alla fine della frase, se riesco a mangiare un biscotto al cioccolato in pace, guardare un episodio di Kdrama dove nessuno muore, e il mio gatto non mi giudica mentre parlo da sola…
Eilà, forse non sono così messa male.
Che poi… vuoi mettere il lusso di starsene da sola, con una coperta, i Kdrama coreani, i gattini addosso e nessuno che ti chiede “a che punto sei con la vita?” (Spoiler: siamo sempre al punto morto. Ma almeno stiamo bene, no?)
Fine. O forse inizio. Dipende da quanto latte c’è ancora nel frigo.
Flavia Lucini for Motivi SS21
“Sei uno dei pochi motivi per cui sono felice di aver vissuto in questo tempo. Te lo dico così, senza esitazione, perché so che mi capirai.”
— Julio Cortázar
Ho pensato ad altri motivi - mi hai detto che il motivo per cui non può funzionare è che non ti capisco, ma ne ho trovati altri ancora. Un bel po'. Ecco, numero uno, tu sei fuoco ed io acqua: insomma, andiamo, è una follia. Giusto? Ci sono un milione di motivi per cui non può funzionare, un milione di no. Ma c'è anche un sì: ci siamo toccati, e in quel momento è successa una cosa. Una cosa impensabile. Abbiamo alterato la nostra chimica. Io ti amo. E sono certo che mi ami anche tu.
Elemental, Disney
Io odio il prossimo. Gli altri mi fanno paura. Persone che amavo, persone di cui mi fidavo, hanno dato il peggio di loro stesse con me. Però poi ci sono persone intorno a noi ed è un impresa trovarle è raro persone che non riesce ad odiare è impossibile poi fare qualunque cosa ti accettano e non ti abbandonano. Anche se avrebbero tutti i motivi per farlo ma non lo fanno anche se tu le preghi e le implori di andarsene. Voglio sapere perché? Perché provano sentimenti per me che io non conosco
Io, semplicemente me stesso, consapevole dei miei difetti e del mio pessimo carattere, ho scelto di mettermi in disparte per permetterti di essere te stessa e comportarti come preferisci.
Durante quest'anno mi hai confermato quanto avevo ragione. Quanto ti affanni a inseguire. Quanto desideri attirare l'attenzione su di te, fino ad arrivare alla storia che ti sei raccontata per passare bene, avere la coscienza pulita. Quanto hai preferito passare il tuo tempo con le persone nella chat pubblica online, anche quando eri fuori a cena o per strada con il telefono quasi scarico e volevi rimanere lì fino a quando la batteria non si esauriva. E tante altre cose...
Mi hai fatto rendere conto di tutte le bugie che hai voluto far credere e di non aver mai apprezzato nulla di me, nonostante tu abbia cercato di far sembrare altro.
Ma adesso lo so bene: di me non te n'è fregato un cazzo. Ti piace vivere la tua vita senza di me, come se io non esistessi. Quindi dopo tutto questo tempo non puoi improvvisamente apparire come la Madonna e scrivere «Ciao, se non avrò risposta, cosa che metto in conto sarà: non ti contatterò più. Mi sembra più che giusto che sia così. Quindi ti domando: 'Perché non mi saluti?». I motivi li sai. Non cadere sempre dalle nuvole. Non sei credibile.
Un giorno forse ti mancherò davvero… Ma a quanto vedo ti sei già ripresa alla grande, sono contento. Complimenti per il tuo rientro.