Una ventina d'anni separò le fasi della Peste Nera dai grandi disordini della fine del XIV secolo. La sorte dei poveri durante questo periodo nell'Europa intera si può riassumere così: « mediocrità nella stagnazione ». Conviene ancora indicare le sfumature, le regioni e le differenze fra città e campagna. La trilogia della peste, della carestia e della guerra al solito colpì quelli che erano già poveri e ne reclutò di nuovi in tutti gli ambienti. È impossibile valutare quantitativamente gli effetti delle calamità. La peste mantenne quasi sempre dei focolai, ma infuriò particolarmente nel 1360-1362 e 1374-1375. La prima volta fu selettiva, come nel1348, e colpì i bambini e gli uomini giovani; i cronisti sono stati impressionati dal numero di vedove, che circolavano a Parigi, tutte vestite di nero. In molti luoghi gli ospedali furono insufficienti per far fronte alla seconda offensiva. Il vescovo di Parigi si lamentava nel 1363 dell'insufficienza dell'ospedale maggiore; i cinque edifici di Santa Maria Nuova a Firenze erano troppo piccoli e le spese vi quintuplicarono. A Mons nel 1371 la “Commune Aumóne” non fu sufficiente. Colmo della sventura fu per i poveri, quella volta, la concomitanza di carestia e peste, soprattutto nel Mezzogiorno dell'Europa, dall'Aquitania alla Provenza, dal Portogallo all'Italia. I campagnoli ebbero, rispetto ai cittadini, il doppio vantaggio di correre rischi minori di contagio e di disporre sul posto di risorse alimentari. Le città dovevano affrontare grossi problemi di requisizioni, tariffe e importazioni di grano da regioni talvolta lontane. Se l'amministrazione inglese in Aquitania e le autorità provenzali riuscirono, non senza problemi, a fronteggiare le difficoltà, l'amministrazione del duca d'Angiò in Linguadoca accumulò in quell'occasione rancori, l'estensione dei quali fu qualche anno dopo manifestata dall'insurrezione dei “Tuchini”. Le autorità municipali ebbero molti problemi in città (Draguignan, Montpellier, Béziers, Tolosa) per le requisizioni presso coloro che detenevano « fraudolentemente » grandi quantitativi di generi alimentari. Nell'Italia centrale fallirono i tentativi di censimento e di distribuzione fatti dall'amministrazione papale. I poveri ebbero fame.
Michel Mollat, I poveri nel Medioevo, Laterza (traduzione di Maria C. De Matteis e Maria Sanfilippo; collana Biblioteca Universale Laterza), 1983; pp. 235-36.
[ Edizione originale: Les pauvres au Moyen Âge. Etude sociale, 1978, Hachette, Paris ]













