L'AUTODIFESA - DiciottoAprile2010.
Non lo faccio di proposito, giuro. Non controllo quella parte di me.
Quella parte che non si sente e parte. Quella parte che parte da sola e come una saetta morde e graffia, e brucia, e fa frizzare la pelle e ti entra sotto, nelle vene, nelle viscere e ti fa piegare in due dal dolore. Lancinante come una stilettata in mezzo al petto. Con un buchino tanto piccolo che non si vede e non si vede ma c’è.
Quei silenzi che riempiono la testa di rumori frastornanti e di urla stridule d’agonia.
Non lo faccio di proposito, credimi, te lo giuro.
E’ come se dovessi far del male a me stessa, così facendo. E io non farei mai, MAI male a me stessa.
E’ come se ti condannassi a vivere con metà corpo alla luce del sole e l’altra metà all’ombra gelida e ventosa, o come se ti facessi camminare sull’orlo di un muro che non lo sai, ma puoi cadere.
E’ come se così facendo condannassi me, se mi infliggessi ogni stilettata inconsapevolmente ma sapendo che.
Perdonami, ti prego, per tutte le parole non dette e poi urlate col senno di chi sa e finge di non.
Perdonami, ti scongiuro, per i silenzi assordanti ai quali spesso ti segrego. Perdonami, per carità, per la paura. Perdona la mia non fiducia, perdona la mia luna storta, perdona il mio passato, perdona quello di cui non ho la colpa. Perdonami, ti prego e amami, quando non voglio. Sostienimi quando ti allontano. Cercami quando ho il telefono spento e il cuore in stand by.