C'è un piccolo fatto che racconto spesso, anche su Facebook, nel mio profilo personale. In questi giorni stanno succedendo cose che me lo riportano alla mente.
Forse non è neppure un fatto. È un dettaglio.
Risale a qualche anno fa. È una serata in cui sono spiaggiato sul divano. Perlustro distrattamente Youtube per vincere la noia. A un tratto trovo qualcosa di interessante: per puro caso, forse per un capriccio algoritmico che lo presenta tra i video consigliati, capito su uno spezzone della partita Italia-Germania, la famosa semifinale dei mondiali 2006.
Ve la ricordate? Con due sublimi gol di Grosso e Del Piero abbiamo sbattuto fuori dalla competizione i padroni di casa e siamo volati in finale. Poi abbiamo persino conquistato la coppa, ma la partita con la Germania è stata il nostro vero capolavoro, il momento indimenticabile che ci ha fatto pensare "vuoi vedere che siamo i migliori?".
La telecronaca della partita che sto guardando su Youtube è in spagnolo. Leggo i commenti sotto il video e scopro che i cronisti sono messicani. C'è una cosa che mi colpisce di quella telecronaca: il tifo dei telecronisti è tutto per noi. È un tifo caldissimo, tanto che la telecronaca italiana al confronto sembra l'asettico resoconto di un ente burocratico parastatale.
I telecronisti messicani ci amano. Si tratta di sicuro di solidarietà latina. Gli italiani sono visti dai telecronisti attraverso il filtro di alcuni cliché scolpiti nell'immaginario collettivo mondiale grazie a macchiette cinematografiche hollywoodiane: mafia a parte, spesso in questi stereotipi troviamo anche il calore umano, la giovialità, il gondoliere sempre allegro che canta, il viticoltore accogliente che ti offre un bicchiere di vino e un piatto di pasta, un'allegra famiglia che ti ospita quando hai bisogno di aiuto, una comunità in cui tutti si vogliono bene, uno sconosciuto che ti abbraccia e ti invita al suo matrimonio perché avete passato una bella serata. Gli italiani hanno un cuore grande. E i tedeschi? Organizzatissimi, efficienti, ma anche freddi, spietati, disumani, arroccati nelle loro fortezze, con quella loro lingua che ha la dolcezza di un coro di martelli pneumatici. Scommetto che i tedeschi nella mente dei messicani sono quelli dei film sui nazisti. Non si può fare il tifo per loro.
A quei cronisti messicani vorrei spiegare che non dovrebbero amarci così tanto. La cruda verità è non siamo così. Forse siamo stati qualcosa di meglio, ma i compaesani di una volta hanno fatto il loro tempo. Ora un terzo degli italiani vota per Matteo Salvini, uno che se fosse negli Stati Uniti metterebbe i messicani in cima alla classifica dei pericoli pubblici. E anche chi non vota per la Lega dice: "Salvini non ha tutti i torti". Persino a sinistra sento cose che fanno venire i brividi, che consideravo indicibili, come l'etichetta "sinistra fucsia", concepita per svilire la difesa dei diritti umani.
Siamo diventati questo, cari cronisti messicani. Smettete di fare il tifo per noi. Fate il tifo per persone come Carola Rackete, una giovane donna tedesca.