Vienimi a prendere dove ci siamo persi (☾)

if i look back, i am lost
NASA
Show & Tell
let's talk about Bridgerton tea, my ask is open
Color Me Curious
No title available
𓃗
KIROKAZE
No title available

No title available
No title available
EXPECTATIONS

gracie abrams

roma★
RMH
Noah Kahan
Cookie Run:Kingdom Official!
Cosmic Funnies
🩵 avery cochrane 🩵
Monterey Bay Aquarium
seen from Ecuador
seen from Philippines
seen from Maldives
seen from Bangladesh

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from Philippines
seen from Brazil
seen from Colombia
seen from Mexico
seen from United States

seen from United States

seen from Türkiye
seen from United States
seen from Bangladesh
seen from Brazil

seen from Malaysia

seen from Türkiye
@dueanimeinunatomo
Vienimi a prendere dove ci siamo persi (☾)
just forget.
A me proprio gli squali non piacciono.
Anzi, non piacevano.
Adesso mi ricordano te. E la tua passione per loro. E quel tuo unico peluche che probabilmente cederesti solo ad un mini te, spiegandogli la loro longevità, la loro velocità, quanto ingiustamente l’immaginario comune li vesta da assassini.
Sai cosa? La proprietà transitiva dice che, in qualche modo, se mi piaci tu, mi piacciono anche loro. Che amando tutto il pacchetto, un briciolo di affetto va anche a questi pesciolini dalle forti mascelle e i gusti mortali. Non sono una cima in matematica, ma credo sia vero.
Sul divano, il mio posto è tra le tue braccia, un po’ annoiata, a scrutare il tuo sguardo attento e ascoltare i tuoi commenti affascinati.
Così quando mi resterà solo il tuo ricordo, capisci, mi rimarranno anche gli squali.
Sarà allora che sembreranno creature tenere, se paragonate a tutto ciò che non sarà più noi. Ritrovandomi a piangere davanti a documentari di squali, bianchi, i tuoi preferiti.
x
Come se fossimo connessi da vite passate.
Le connessioni più forti.
Non so esattamente quando mi sono innamorata di te, o quando ho detto sì, è lui. Ricordo quando è stato tutto evidente, quando ho sorriso a Hemingway, che non ha paura della morte quando ama, e io no, non avevo più paura.
Capita che in pubblico ci guardiamo come naufraghi dispersi che ritrovano il senno l'uno negli occhi dell'altro, incredibile, dicono, dopo tutto questo tempo. Cosi chiedono del nostro magico incontro, e io inizio sempre, perché tu da galantuomo mi lasci la parola e sorridi in preludio, dall’inspiegabile doppio respiro provato quando ti ho visto per la prima volta. Una cosa stranissima, lo stesso che sì prova quando hai pianto tanto e ti rimane per un po’ il respiro a singhiozzi. Però allora fu biochimica e parti sopite del mio cervello che, annodandosi in capriole, produssero una gran mole di sensazioni difficili da processare.
Ma se devo proprio dire quando le parole destino e amore e anime gemelle si mossero palesi come tergicristalli sul parabrezza dei miei occhi, mi viene in mente noi due, in auto.
Quella sera, ricordi? Ci tenevamo per mano e la mia propriocezione era in tilt, non riuscivo più a capire quale fosse la mia e quale la tua, di mano. Erano un unico groviglio, come se avessero aspettato un'intera vita per stringersi, e ora sì, che sarebbe stato difficile allontanarle. Ecco, in quel momento, ero pronta a dirlo. A dirti anche se non staremo insieme per sempre, anche se non ci rivolgeremo più la parola, saprò sempre che adesso siamo perfetti e che se non esistesse l'amore tu saresti comunque il mio compagno di vita, e se in questo mondo, l'amore non sei tu, allora l'amore non esiste.
©
Per il tuo compleanno ti compro l’autunno che abbraccia l'inverno.
Un abbonamento a mazzi di fulmini e qualche tuono improvviso, con tanto di eco e cuore in gola.
Una collezione di onde e scrosci che facciano rumore quando non riesci a dormire.
Un post-it per ricordarti che oggi non è un giorno qualunque, ma il tuo giorno, e che tutto l'Universo, dai "vermi della terra agli Angeli del Cielo", così anche Walt Whitman, ti applaudono.
Auguri, ti amo.
So che lo senti. È un infinitesimale millimetro cubo.
Un basilare, sacro dualismo che ci inchioda lì, sempre due corpi, sempre due anime. Ci lasciasse anche un po’ di sfiducia, di diffidenza, di puro individualismo, di cinismo.
Invece no, galleggiamo nello sciabordio della sensazione di essere un’unica entità, testimone di un ricongiungimento di chissà quale esplosione galattica.
Tra pastelli troppo scuri e acquerelli rappresi, cullati dai nostri tramonti, dal tempo che ci permette clemente di osservarlo a piccoli morsi, grati di vivere quell'angolo slow motion dipinto sulle nostre intese.
Limitati e corporei, ad un grado dalla fusione, stiamo insieme.
Erano lì, stesi da circa trenta o quaranta minuti. Credevo che si fossero addormentati. E mi ero quasi addormentata. Poi nell’oscurità, si è levata la voce di mia madre.
«Sai, stavo pensando» ha detto.
Non una domanda. Un’affermazione.
E mio padre le ha risposto immediatamente. Evidentemente mi sbagliavo: non si erano addormentati.
«A cosa?»
E mia madre ha detto qualcosa del genere: «Stavo pensando alla teoria di Maslow sulla rappresentazione psicosessuale e a come si può mettere in relazione con la sindrome di Stoccolma».
Stesa sul pavimento, ho pensato: «EEEH?»
Vi ho già detto che mia madre è una docente universitaria cervellona? Ho aspettato che mio padre le rispondesse. Ho aspettato, domandandomi come sarebbe riuscito a dire gentilmente a mia madre che nessuno aveva idea di quello di cui lei stava parlando, e a chiederle per favore di mettersi a dormire.
Ma non è questo quello che è successo.
Mio padre le ha risposto: «Ci stavo pensando anch’io!!»
Esattamente così. Con due punti esclamativi nella voce. E quindi i miei genitori si sono lanciati in una lunga, entusiastica conversazione su quel tema, di qualunque cosa si tratti.
Ecco quanto sono ben assortiti.
Mia madre stava pensando a quella cosa. E anche mio padre stava pensando a quella cosa. Ed entrambi la trovavano interessante. Loro pensano sempre alle stesse cose e finiscono in continuazione le frasi l’uno dell’altra. In casa, si seguono costantemente a vicenda da una stanza all’altra. Come anatroccoli che hanno avuto l’imprinting l’uno con l’altra.
Sono partner, compagni di viaggio, migliori amici, un’associazione culturale formata da due persone, tifosi della stessa squadra, perfettamente complementari e, dopo cinquanta-e-rotti anni di matrimonio, sono ancora due piccioncini, follemente innamorati.
Shonda Rhimes, L’anno del sì.
[post vr. dove ci ritrovo, frammento 1]
Lui diceva che i veri uomini non si fanno abbracciare da dietro.
Però qualche volta, tra il buio e il sonno, me lo permetteva.
E io gli creavo un nido, il mio corpo coccolava il suo, mi esprimevo, prima di addormentarci, gli cantavo una ninna nanna senza parole, con le braccia che stringevano e le dita che accarezzavano le sue.
Quando ero più timida, gli scrivevo sulla schiena con i polpastrelli che lo amavo, che avrei percorso quei suoi tratti di pelle mille volte ancora, onorandoli sempre.
Rischiavo che lui riuscisse a decifrare i miei messaggi, ma non ero sicura che il mio corpo riuscisse a comunicare con il suo, se non così facilmente.
Invece gli abbracci da dietro avevano quel potere. Silenziosi, muti, immobili.
E se le dita si erano prese una pausa dal laborioso tratto, le mie braccia non erano mai state così eloquenti.
Chi vi ama davvero merita l’attesa del suo arrivo.
Il binomio indivisibile è eterno ma scindibile.
Ares
Svegliarsi la mattina e sbirciarlo, sentirmi sbirciata, fa ormai parte dell'ordinato cliclo che parte dal primo sbadiglio.
Mi chiedo quanto mi mancherà farlo e se anche lui sentirà disperso un pezzo della sequenza d’alba.
Vestirci, e sentire le sue mani, e rispogliarci, e arrivare per l’ennesima volta in ritardo, è come riassaggiare il nostro loop perfetto, essere gatti pigri sul divano più bello: casa nostra.
Qualcuno le aveva stretto le mani in un modo indimenticabile. Quel qualcuno aveva, per lei, mani capaci di far sorridere il cuore.
Plutarco
Lui scriveva, poesie e stille di letteratura. Squarci di sé.
Ed io amavo leggero. Mi sentivo onorata, incredibilmente fortunata.
Una volta mi disse: «tu puoi anche scegliere di non dirmi più nulla, ma dopo aver letto certe cose non potrai più essere invisibile per me». Ci conoscevamo da soli sette giorni.
Adesso… adesso non scrive più. Non è la favola del Narrami o’ Musa e della sua penna che scorre guidata dalla bellezza del nostro amore. I suoi fogli sono vuoti, i quaderni intatti, il blog inattivo. Il mio cuore striminzito.
Vorrei che si lasciasse accordare i polsi, ispirare dalle sfaccettature dei sassi lanciati dai bambini, che scambiammo per piccoli pesci felici.
Lasciati accordare i polsi, che è da un po’ che non scrivi più. Vuoi?
Eliana M.
Ci abbracciammo ed i nostri cuori si toccarono. Non esisteva più il mio o il tuo. Da quel momento eravamo solo il “nostro”.