I fantasmi dell'anima
14/06/2014... uno dei tanti esperimenti creativi
... "L'hai filtrata non è vero?"
Klok accennò un'aria quasi derisoria:
"Direi che arrivato al secondo cucchiaio, puoi risponderti da solo."
"Già, perché al contrario sarei stramazzato al suolo maledicendoti, vecchio pazzo!"
La brodaglia di sicuro non aveva un aspetto invitante. Aveva un colorito non dissimile dal brullo deserto che il pover'uomo aveva poc'anzi attraversato: grigio, arido e privo di qualsivoglia accenno di vita, ma soprattutto saturo di una sabbia grigiastra quasi quanto il cielo.
"Poche persone ho conosciuto arroganti come te Gottfried... di questi tempi s'intende. L'umiltà è una gran cosa amico mio, ma per una persona come te forse questa caratteristica rappresenta un ostacolo per ciò che andrai a fare."
"E' una caratteristica che devo comunque tener presente", disse Gottfried. "In caso contrario potrebbe essere una falla che m'impedirebbe il confronto con l'Uno."
Klok sorrise:
"Adesso riposati e non affaticare il tuo corpo, e soprattutto la tua mente, più del dovuto."
Gottfried annuì, si alzò dallo sgabello e si distese sul letto di paia preparato dal vecchio saggio. Nonostante la stanchezza, il sonno faticava ad arrivare.
Anche se rimase sdraiato a lungo il viandante restò vigile a fissare il soffitto. Il vecchio Klok intento a osservare il fuoco che ardeva nel rudimentale focolare si accorse dell’insonne Gottfried.
"Devo dirtelo, non approvo minimamente l'impresa che stai per compiere, forse perché la veneranda età che mi ritrovo fa sorgere in me un sentimento quasi paterno nei tuoi confronti, ma aldilà di questo, francamente trovo inutile e stupido questo tuo viaggio."
Gottfried sdraiato sulla paglia, distese la nuca sui palmi delle mani incrociate.
"Codardia: il tuo nome è Klok... ecco perché sei sempre riuscito a sfuggire ai cacciatori..."
"Mi definirei una persona saggia invece, che ancora tiene alle sue membra più della promessa di chissà quale paradiso."
" Tu lo reputi tale?"
"L'Uno nacque per questo come ben saprai, ma la mia natura diffidente mi ha impedito di verificare quanto ciò sia vero."
"Io direi invece che senza esserci passato, ovviamente, potrei comunque affermare che vivere in lui, ammesso che ciò si possa reputare vita, sarebbe il peggior inferno che una mente umana potrebbe mai vivere."
"Per quale ragione?" disse Klok.
"Non esistere più... ed esserne consapevole. Quale peggior incubo per coloro che si sono uniti a lui?"
"Ma è garantita l'eliminazione del dolore e di tutto quello che ne consegue."
"E se così non fosse?"
"Ti pongo un altro quesito amico mio: e se ciò che vive al suo interno non fossero anime, ma soltanto pallide ombre di ciò che un tempo furono? Che quei processi sinaptici non siano altro che il ricordo di coloro che si donarono all'Uno? Se così fosse, non sarebbe la più inutile delle battaglie quella che stai per compiere?"
Klok fece una pausa. Poco dopo riprese i suoi discorsi:
" …vedi alla fine altro non è che un discorso di sensibilità quello che stiamo affrontando. Voglio dire, prima che l'Uno diventasse tale, il mondo è progredito, nonostante tutto. Sei troppo giovane per ricordare quei tempi. Hai presente le formiche Gottfried?"
"Si... ed esistono ancora, seppur in misura minore rispetto al passato descritto nei testi antichi"
"Già... beh prima che il mondo cambiasse, le formiche hanno proliferato senza grossi problemi mi dirai; miliardi di formiche avranno vissuto nel sottosuolo e di conseguenza non si può dire che non sia stata una specie florida, ma se contiamo quanti miliardi ne esistevano contemporaneamente dobbiamo considerare anche quanti miliardi ne sono morte, e non solo per motivi legati alla loro longevità. Probabilmente è anche un ciclo naturale necessario, affinché la specie possa continuare a prosperare... lasciare spazio alle nuove generazioni intendo..."
"Che stai cercando di dirmi Klok?"
"A suo tempo anche noi eravamo miliardi Gottfried, non come le formiche naturalmente, ma eravamo tanti comunque. Se prendiamo in considerazione il fatto che la nostra popolazione nel corso delle varie epoche si sia moltiplicata sempre di più nonostante guerre, malattie e stermini, alla fine se si guarda il tutto da un punto di vista più... distaccato, direi che all'umanità non è andata poi così male, anzi, più il tempo passava e più uomini e donne hanno popolato il pianeta. Non ci si sofferma mai a pensare, che so, ad un formicaio inondato da un'incessante pioggia che di colpo mette fine alla vita di migliaia, se non milioni, di formiche nel giro di pochi minuti, ma una guerra o una pestilenza tra noi simili invece sì. I cicli vitali delle formiche sono una statistica per noi, non una tragedia, e alla fine se per mille che ne morivano altrettante se non più ne nascevano, alla fine la nostra sensibilità ci porta a pensare che alle formiche non andava poi così male. E' il ciclo della vita pensiamo e se prima di formiche ce ne erano miliardi e col passare del tempo il doppio o più è un dato comunque confortante. Perché la specie continua nonostante la sofferenza di coloro che incontrarono la morte."
"Vuoi paragonare le formiche a noi Klok?"
"E perchè no! Alla fine è facile riempirsi la bocca di pensieri altruistici verso i nostri simili, ma pensarla alla stessa identica maniera per degli esserini che ci sembrano tanto insignificanti, è già più difficile...e anche poco pratico a dirla tutta. Non è così facile piangere sulla tomba di ogni singola formica quando essa passa a miglior vita, sarebbe poco pratico, se non addirittura impossibile. Sai una cosa invece? Trovare la carcassa di una balena arenata su una spiaggia è diverso Gottfried, si... la singola carogna di una balena è più facile da compiangere. Più l'essere cui prestiamo attenzione è grande e grosso, più è in grado di gridare per una qualche sofferenza inflittagli dalla natura o dall'uomo, e più ci sentiamo in dovere di difenderlo o compatirlo. Questione di sensibilità Gottfried, solo questo. Pensa se una formica urlasse tanto da poterla noi sentire, di sicuro avremmo più riguardo per lei se la trovassimo ad affogare in una minuscola pozzanghera. L'uomo buono salva solo se la sofferenza passa attraverso i suoi occhi o le sue orecchie e di conseguenza anche attraverso il suo cuore. Questione di sensibilità, non di etica. La morale è un punto di vista, nulla di più. La verità Gottfried è che l'uomo è dotato di una grande ipocrisia di fondo. Un'ipocrisia benigna e necessaria forse, ma sempre d'ipocrisia si tratta. In molti dicono, o meglio dicevano, che se l'uomo fosse sparito dalla faccia della terra, avrebbe fatto solo un gran favore alla natura, eppure se si realizzavano le condizioni necessarie affinché la razza umana si potesse davvero estinguere del tutto, l'uomo a comunque sempre cercato di fermare tali avvenimenti. Alcuni si sono mossi per salvare la propria specie altri solo per se stessi, in ogni caso l'stinto di conservazione e sopravvivenza a prevalso in qualche modo. Sembra scontato, ma se il mondo ora è così è perché l'uomo è andato oltre questa concezione. Per questo ora esiste l'Uno. E dal momento che da esso non fuoriesce alcun lamento, o anche solo un accenno di sofferenza, per quel che puoi saperne tu, mio caro essere umano, quell'entità potrebbe essere il miglior paradiso che la tua mente potrà mai sognare. La tua sensibilità è dettata dall'immaginazione, non da una palese e sofferta richiesta d'aiuto". Se il tuo scopo è preservare ciò che è umano, allora non cercare di aiutare chi umano non è più, ma soprattutto chi ormai non vuole più il tuo aiuto."
Gottfried continuò a fissare il vecchio, prestando massima attenzione alle sue parole:
" E se ti sbagliassi Klok?"
" Non mi sbaglio Gottfried, quelli che cerchi di salvare sono solo fantasmi. Riflessi di anime che ormai non esistono più... perlomeno non in questo mondo".
"Comprendo il tuo punto di vista, vecchio amico, ma dopo questo mio lungo viaggio e dopo le conoscenze che ho acquisito, non sono più in grado di trovare una ragione per tornare da dove sono venuto. Anche se potrebbe essere vano, il mio sacrificio va comunque fatto. Proprio perché credo nell'uomo e confido nella speranza. Se non lo faccio per coloro che tu consideri ormai delle ombre, dei fantasmi, almeno lo farò per coloro che verranno dopo di loro. Se vogliamo vedere la cosa da un punto di vista più distaccato, come dici te Klok, anche se molti hanno lasciato questa terra per venire a far parte dell'Uno, volenti o nolenti, se il mio sacrificio non fosse vano, darei comunque la possibilità alla nostra specie di proliferare come un tempo nonostante la morte della carne e dello spirito di coloro che un tempo furono miliardi di vite. E questo sarebbe un bene. Non per l'Uno, ovviamente, ma per noi. Come dici te, è un punto di vista. Tu consideri l'Uno come una salvezza, una gigantesca entità che ti assimila e ti rende conscio della realtà che ti circonda, ma allo stesso tempo ti depura da tutto ciò che è classificabile come sensazione: ti toglie paura, dolore, noia, solitudine, odio, rabbia, ma anche amore, passione, gioia e tutto ciò che ci rende umani. Un grande globo di razionalità in cui albergano i più disparati pensieri, purificati da qualsiasi forma d'emozione". Si pensa di esistere ma non c'è più niente a dimostrare che ciò sia ancora vero. Una non-vita che scorre attraverso quei processi cognitivi privi d'anima, pulita, ordinata come un libro stampato senza nemmeno un refuso. Quale altro essere vorrà mai leggerlo se non noi? Come potremmo noi che diveniamo privi d'interesse permeando al suo interno avere l'intenzione di consultarlo? …o consultarci che dir si voglia. Che senso avrebbe a quel punto? Diventiamo un'enorme biblioteca per chi e per cosa? E' questo lo scopo ultimo dell'Uno?"
Klok prontamente rispose:
"L'Uno voleva eliminare la sofferenza... e ci è riuscito, ma se il gioco è valso la candela, questo resta un punto di vista. In realtà ho rispetto per le tue idee Gottfried, ma non credo di poterle condividere. Il tuo senso del dovere e la tua sensibilità sono mossi soltanto dalle innumerevoli vite che furono, ma non prendi in considerazione se ciò che è avvenuto sia un bene o un male."
"Se è così che la pensi veramente Klok, allora perché non ti unisci all'Uno?"
Klok abbassò lo sguardo sorridendo:
"Perché l'Uno non ha interesse per me e perché sono troppo vecchio per andare da lui."
Ci fu una breve pausa, prima che Gottfried riprese a parlare. Un pensiero funesto passò per la sua mente.
"Pensi che l'Uno possa leggere i nostri pensieri? O anche solo ascoltare le parole che pronunciamo?"
"Chi può dirlo Gottfried, forse... anzi sai che ti dico? Direi che può eccome! Altrimenti i cacciatori d'anime non sarebbero sulle tue tracce."
L'uomo annuì alle parole del saggio:
"E' curiosa questa caccia nei miei confronti."
"Spiegati meglio..." disse Klok.
"Se sono proprio io ad andare da lui, perché mi sta cercando? Per eliminarmi? Perché crede che costituisca una minaccia e vuole uccidermi prima che abbia il tempo di ritrovarmi al suo cospetto? Lui mi teme in realtà?"
"Ehehe!! Sai che ti dico Gottfried? E' un pensiero piuttosto ingenuo il tuo. Non credo che un'entità come L'Uno che racchiude in sé il pensiero razionale di miliardi di uomini possa temere un cervelletto come il tuo. Per me la risposta è un'altra. Manda i cacciatori non per eliminarti, ma per assicurarsi che tu non possa incappare in qualche ostacolo durante il viaggio".
"Forse Klok... forse... comunque avremo presto una conferma di quanto tu dici. Se verranno per prendersi cura di me durante il viaggio o per eliminarmi, lo capirai da una semplice cosa."
Klok corrugò la fronte:
"E cioè?"
"Poiché non sono armato altro che delle mie conoscenze, se udirai colpi d'arma da fuoco provenire da dove sono diretto, allora anche te potrai risponderti da solo, mio buon amico."
"Già... ma non credo che l'Uno ti tema così tanto da aprire il fuoco su di te."
"La risposta non tarderà ad arrivare. Addio Klok... e grazie per quella brodaglia. Mi mancheranno le tue deliranti analogie."
"Dovresti riposare Gottfried! Che ti dice la testa?"
"E' ormai quasi l'alba Klok. Devo andare. Sono rimasto qui più del dovuto. Lo sai bene. I cacciatori non riposano mai ed io non vorrei averti sulla coscienza se dovessero venire qua a cercarmi."
Prese le sue cose e in breve tempo il viandante era pronto nuovamente a partire. Klok con aria avvilita decise di rivolgere un ultimo pensiero al suo ospite.
"Se sono qui e mi ritrovo a dire quanto sia vano affrontarlo è proprio perché ho ancora a cuore la mia umanità... questa è la verità Gottfried."
Fissò il saggio per l'ultima volta e subito dopo si voltò verso la porta come se fosse pronto ad andarsene. Klok domandò:
"Conosci per caso il significato del tuo nome?"
Gottfried senza voltarsi disse:
"Sì... che vivo sotto la protezione divina."
"Bene, allora fai buon viaggio… e che Iddio, quello vero, vegli su di te mio buon amico"
"Non ti facevo credente Klok."
"Io sono e non sono un mucchio di cose Gottfried. Sono l'ipocrisia di tutta questa storia che sicuramente ti sarà d'aiuto di fronte a quell'enorme abominio avvolto nel silenzio più profondo. Forse nego l'uomo, ma essendolo ancora non posso fare a meno di vivere e pensare come tale... e come abbiamo detto in principio: è tutta una questione di sensibilità. La verità va al di là di essa ed essendo l'Uno frutto dell'umanità probabilmente neanche lui può conoscerla e di questo ne è consapevole. Ti auguro di essere tu il portatore della verità, anche se non ti è dato saperlo."
"Grazie Klok, prendo per buono il tuo augurio di quei tempi ormai decaduti."
Varcò la soglia della capanna e ancora una volta Gottfried si preparò ad affrontare quell'arida distesa di terra che si confondeva così bene con il cielo, privo oramai di quell'anima azzurra che da molto tempo non era più dato scorgere ...
Tratto da "I fantasmi dell'anima" di Diego Flamini




















