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Provarci sempre arrendersi mai.
Parole.
Sono sempre rimasta affascinata dalle parole e dal loro suono quando le pronunci. Quando ho iniziato a sentire la mancanza di quel suono ho iniziato a scrivere e da lì non ho mai più smesso. Ho bisogno di dare una forma ai silenzi. Amo giocare con le rime. Le parole sono potenti possono far vibrare un cuore che fino ad un attimo fa non sapeva di battere.
Dicembre.
Dicembre è quel mese dove tutto ti porta ad un unico argomento: il Natale. A lavoro bisogna fare il piano editoriale con tanto di jingle bells e di renne varie. Ti ritrovi l'agenda piena di cene, di aperitivi per scambiarsi gli auguri natalizi e il passo per farli anche ad uno sconosciuto è breve. Devi fare i regali e ti prometti di non comprare quello che piace a te, ma quello che piace all'altro. Te lo prometti così tanto da rinunciare all'altro e alla fine compri qualcosa per te. Rimandare è il verbo più usato e poi ci si ritrova tutti alla Vigilia a comprare due candele rosse e viva il pensiero. Ti innamori di tutte le cose a forma di renna e vorresti quasi averne una a casa. Entri con la scusa dei regali nei negozi di giocattoli e un po' ti manca scrivere la letterina a Babbo Natale. Adesso non vorresti più il peluche ma chiederesti persone o sentimenti. Passeggi per il centro guardando le luci natalizie sempre con il naso all'insù e vorresti che il tempo si fermasse così inizi a fotografare ogni angolo della città. In radio passano tutte le canzoni natalizie e un giorno le ami, quello dopo hai la nausea, quello dopo ancora pensi che in fondo non è così male questo periodo dell'anno.
A me il Natale ha sempre affascinato.
#PrayForParis
Non so cosa scriveranno sui libri di storia. Non so se gli studenti dovranno imparare l’hashtag #PrayForParis e magari si domanderanno perché non sia stato fatto in francese. Non so come definiranno la nostra società. Non so se ci renderemo conto di essere in guerra leggendolo sui social network e magari Facebook inventerà anche l’immagine profilo per l’occasione.
Certe cose non dovrebbero mai succedere, invece accadono. La mia attenzione è ferma su quel numero di morti che da venerdì sera non ha smesso di salire per diverse ore. Uno, due, tre, venti, trenta, quaranta, cinquanta, centoventinove. Un venerdì sera qualunque, così almeno doveva essere. Un venerdì sera trasformato in un tappeto umano di corpi senza vita sotto un palco; una scia di sangue e di proiettili in un pub tra un boccale di birra e l’altro. Una città che tutti collegano all’amore e al romanticismo ad un tratto piena di odio e di devastazione. Il caos vero. La paura vera. La televisione ha trasmesso per un intero weekend notizie su stati di allerta e su video inediti dei massacri parigini. Come se servisse qualcosa mandare in onda venti volte lo stesso video come se dovessimo contare i pixel per renderci conto che oltre alla crisi economica ci sono problemi più grandi. Ci sono problemi che non sappiamo gestire e ci portano via persone attentato dopo attentato. Inutile fingere che questo mondo non faccia paura, ma è altrettanto inutile chiudersi in casa. Hanno voluto colpire la nostra quotidianità, le nostre abitudini.
Vogliono farci paura e sì, ho paura ma non per questo smetterò di vivere la mia vita.
Credits Photo: pinterest
Voce del verbo cambiare
Quando i cambiamenti li scegli tu fanno un effetto diverso dagli imprevisti. Ti ritrovi a sondare il terreno, a fare il conto alla rovescia prima di voltare pagina. Dovresti essere più preparato ad abbandonare le vecchie abitudini e dovresti essere felice per quello che verrà. Sinceramente è un continuo oscillare tra l’essere terrorizzata e l’essere entusiasta. Cambio casa. Lascio questa casa. Ormai manca poco e non smetto di fissare le pareti dell’appartamento che mi ha ospitato per quattro lunghi anni. Non smetto di sospirare ogni volta che giro le chiavi e il primo pensiero è “tra poco non sarò più qui”. Non sono ancora riuscita a togliere tutte le fotografie appese alle pareti o a chiudere tutto dentro gli scatoloni. Non ci riesco. Lo farò in modo drastico a fine settimana. Taglio netto. Ragionando io non voglio separarmi dal passato. Non ne ho motivo, eppure devo cambiare casa e andare a vivere da sola mi crea quella vertigine che mi destabilizza. Sono grande e chi ha mai voluto diventarlo? Io no. Guardo ancora i cartoni animati al mattino prima di andare in ufficio. Non posso pretendere troppi salti di maturità. Eppure a fine settimana mi tocca avanzare allo stadio successivo della vita.
31 agosto non ti temo e se ti temo non te lo dico.
Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo... salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l'onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l'unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l'ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. È lì che salta tutto, non c'è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare.
Baricco
Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.
John Steinbeck
Scusa, ma che lavoro fai?
Il tempo passa, ma le domande complicate restano. Abbiamo attualmente attraversato la fase "Cosa vuoi fare da grande" e ora siamo nella fase "Scusa, ma che lavoro fai in sostanza?". In base a chi ti trovi davanti valuti se rispondere con un semplice "lavoro in ufficio" che può essere interpretato in troppi modi e quasi tutti pensano che passi tutto il giorno a fare fotocopie in uno sgabuzzino. A volte cerchi di dire qualcosa in più e ti azzardi a rispondere "lavoro nell'area della comunicazione" e solitamente la mente della gente ti vede al telefono come una call center; quasi mai osi a dire "faccio la social media manager" perché tutti ti diranno quasi scocciati e allo stesso tempo divertiti "ah ti pagano per stare su Facebook. Lo voglio fare pure io".
Certo. Mi pagano per giocare a Candy Crush, non lo sapevate? Peccato che tra una vita e l'altra analizzo anche come vi comportate sui social, leggo cosa scrivete e cosa vi piace fare, penso a come vendervi i prodotti e creo strategie di comunicazione e di marketing per soddisfare i vostri bisogni. Sì, avete ragione vivo sui social network ma se stasera al supermercato comprerete quel pacchetto di biscotti e vi sembrerà di essere più felici è anche un po' merito mio.
Stanco delle solite guide turistiche con descrizioni magari datate?
Pensa se avessi l'opportunità di girare, conoscere e visitare una città creando un itinerario personalizzato che rispecchia i tuoi gusti e fossi sempre aggiornato sugli eventi in tempo reale che accadono intorno a te.
Ti piacerebbe?
Yamgu è la risposta, è il servizio che fa a caso tuo.
Vorreste scoprire le meraviglie di Torino in modo alternativo?
Vi consiglio di seguire l'account Instagram di Yamgu: potrete trovare all'interno le mie foto della città.
I propositi durano esattamente sette giorni.
Inizi l'anno e tutto ti sembra più facile, più bello, più nuovo. Sei ad un tratto più rilassato come se dovessi seriamente vivere una vita diversa da quella che hai vissuto fino al giorno prima. Ti ritrovi a scrivere una lista di propositi e sei così preso dall'entusiasmo da esagerare. Segni pure di voler bene a tua suocera quando in realtà manco hai un fidanzato. Gennaio è il mese in cui ti senti forte, invincibile perché hai davanti 365 giorni nuovi da vivere. Li avevi anche prima, ma a gennaio è tutto migliore. Alla fine la cosa veramente nuova è il calendario che hai appeso in cucina. Il resto è uguale. Ci sei tu, i tuoi capelli che non stanno come vorresti, le tue paranoie, la scatola dei biscotti vuota che hai scordato di ricomprare, le tue occhiaie e la promessa di dormire di più. C'è anche quella pseudo relazione che fingi di avere e forse manco esiste. Ci sono i tuoi problemi grandi o piccoli, le tue ansie, le tue scadenze. Tutto è identico a com'era quando sei uscita di casa il 31 dicembre. A breve troverai nuovamente stupida anche la tua lista dei propositi. Tranquilla va sempre così.
Chi ti vieta di fare una dieta? Raggiungi la tua meta.
Su sette giorni della settimana almeno cinque mi alzo dal letto ed evito di guardarmi allo specchio. A dire la verità mi osservo il giusto per non uscire con i capelli sparati in alto. Se fino allo scorso anno praticavo una vera e propria deviazione, ora ho iniziato a soffermarmi e cercare almeno un punto positivo di quello che vedo riflesso. Ho imparato ad indossare vestiti che possano stare bene a me e non ad ostinarmi di entrare magari in un jeans super skinny o un vestito a tubino se poi mi tocca trattenere il respiro e fare apnea per tutto il tempo. Ho imparato a scegliere gli abiti che possano star bene a me e non al manichino, alla modella o chiunque sia. Una fatica ad amarsi un po' di più, ma si impara. Mi sono trovata a rivoluzionare le mie abitudini alimentari senza sbandierare in giro stati sui social network e foto stile "ho iniziato una dieta fantastica", "ho perso mezzo chilo, ma ora vado al Mc Donald's a festeggiare "sto facendo step, ma tranquilli riesco a twettare e dirvelo", "vi faccio vedere un paio di scarpe da running così sapete che faccio e poi magari vado a correre". A me non è mai fregato di far sapere a nessuno che ho perso dieci chili in meno di sei mesi, che ho faticato come una disgraziata (perché non potete raccontarmi che sia bello fare una dieta proteica e dirmi che siete felici sempre. Si è felici a tratti, questo sì), che ho fatto e sto facendo progressi, che quando sentivo il mio stomaco brontolare avrei voluto mangiarmi anche un comodino dalla disperazione, che i primi chili scendono ma gli ultimi sono i più difficili da perdere e ti scoraggi ogni volta che sali sulla bilancia. Però una cosa posso e voglio dirla: ho imparato a mangiare in modo giusto e ora sto decisamente meglio. Tutti possono farcela, ma solamente se ne sono convinti. Imporsi di dimagrire, seguire la corrente "perché tutti lo fanno", andare in palestra e poi mangiare piatti di carbonara sono scelte. Io, per esempio, ho deciso di non più prendermi in giro e di volermi bene. Ho pianto, ho faticato, ho pensato di non farcela, ho lottato, ho archiviato con un po' di tristezza ma tanta soddisfazione i miei jeans preferiti. Mi è toccato andare fare shopping, per trovarne un paio della taglia giusta. Ho urlato di gioia nel camerino quando sono entrata in una 42, quando ho potuto chiudere tutti i bottoni di una camicia e così via. Certo, sono ancora quella che fotografa cibo e ama il divano perché è giusto così, ma ho imparato un po' di cose nel mentre. Se fuori c'è il sole si esce a fare una bella camminata, correre al parco con la giusta playlist possono farlo tutti, le tute al giorno d'oggi sono fighissime mica più come quelle degli anni '90, esistono un sacco di ricette allegre per fare le verdure e non esiste solo l'insalata scondita.
I traguardi si raggiungono se si è motivati. Sempre e comunque.
...
Scriviamo tutto quello che facciamo sui social network e poi non sappiamo nemmeno guardarci negli occhi prendendo un caffè al bar. Vogliamo l’amore e siamo terrorizzati ad amare. Parliamo di sogni, ma continuiamo a tenerli chiusi nei cassetti.
Mi dicono che Tiziano sia tornato alla grande.
Brividi.
Sempre.
I sogni vanno coltivati, vanno protetti e anche se qualcuno ti dirà che sognare non porta a nulla non demoralizzarti. Non mollare, anche se avrai tanti motivi per lasciare stare. Non accontentarti perché le vie di mezzo nei sogni sono solo una presa in giro. Lotta, credici, stringi i denti e continua il tuo cammino. Non è facile portare avanti i propri sogni. Quelli veri, quelli che spaventano la gente che ha smesso di crederci. Tu puoi fare la differenza e non si tratta di essere ottimista. Si tratta di crederci sempre e arrendersi mai.