Il punto è che quando hai quindici, sedici, diciassette anni, puoi fare tutto.
Puoi permetterti di sbagliare, di credere, di sperare, e ti senti invincibile, e lo sei davvero. ed è bellissimo ma quando ci sei dentro non te ne rendi conto, te ne accorgi dopo. come accade per tutte le cose migliori, credo.
È l’età delle sigarette di nascosto, delle peggio feste, nei peggio locali, con la peggio musica, dei filoni a scuola per fare un giro in centro, oppure quando c’è il sole prendere il treno e andare a respirare il mare.
E poi ancora, le abbuffate di nutella con le migliori amiche mentre si parla di ragazzi e di vecchi film d’amore, in quei pomeriggi che, fra una risata e una sigaretta, sembrano davvero infiniti. anche se poi finiscono. Eppure, li ricorderemo per sempre.
Sono gli anni delle nottate passate a bere nei bar, a fumare in piazzetta, delle passeggiate avanti e indietro per le stesse vie, delle canzoni urlate a squarciagola in macchina.
Dei concerti.
I diari segreti.
i finti tatuaggi sulle braccia.
Le scritte nei bagni di scuola.
È l’età degli errori, l’età che non torna, l’età di qualsiasi cosa fai puoi ancora rimediare.
È l’età dei pianti per cose che non sono niente e sembrano tutto, l’età dei primi amori, i primi baci, il dolore di quando finisce, i “per sempre” che non lo saranno mai.
Soprattutto, credo, è l’età in cui puoi permetterti ancora di sognare.
Come ogni adolescente che si rispetti, anche io sai, non me ne rendevo conto. Eppure ricordo ancora quei rari, puri, momenti di lucidità, quando occhi dentro occhi, il tempo si fermava ed arrivavano quegli istanti di crudele realizzazione: stiamo vivendo, ora qui adesso, quell’età che non tornerà più, quella che a trent’anni vorremo poter rivivere.
Il fatto è che siamo una generazione dannata, bruciata, andata, spirata.
In questi istanti qui, tutti quei “voglio vivere a Londra”, “voglio vivere a New York” , sfumavano come sussurri nel vento. L’amore eravamo noi, i ricordi saremmo stati noi, li stavamo vivendo, li stavamo creando proprio in quegli attimi magici, e non c’era nessun posto, nessun altro posto in cui volevamo essere.
Oggi ho ritrovato questo quadernino dove scrivevamo le nostre cose durante le ore di scuola, e ci sono disegni,dediche,brevi poesie. c’era, soprattutto, un cuore grande fatto col pennarello rosso, infilzato da un pugnale. “IO&TE 3MSC” . Brividi di stelle sulla schiena. Mi si è incrinato un po’ il mio, di cuore.
Sono cose che non si dimenticano, quelle che vivi a quell’età li. Ti lasciano una cicatrice che non so rarginerà mai, il vero ‘per sempre’.
Poi però ho pensato: ho 24 anni e ne posso creare ancora di ricordi, sai. Posso innamorarmi ancora. Scappare a vedere il mare. Fumare su un tetto fino all’alba e provare a contare le stelle, una ad una.
E così, ritorno a respirare, gridare e vivere.
Vivere fino a consumarmi la pelle e le ossa.
Vivere fino a consumarmi l’anima.