Non mi ricordo nemmeno la prima volta che mi sono sbronzato, ma fin da piccolo c’era alcool in casa. Mio padre non l’ha mai descritto come un piacere, come un momento piacevole, ma solo come un modo per fuggire da quella merda di vita. Da piccono non volevo fare come lui, non volevo mangiare salame né bere, per non dimenticare come facevano lui e mia madre, che dimenticavano in continuazione e avevano paura del passato, del presente, del futuro e anche dell’imperfetto.
Durante le medie il sabato sera i miei amici uscivano a vedere le partite di pallavolo per vedere i culi delle tipe, mentre io restavo a casa. Avrò avuto 14 o 15 anni. Facevo finta di guardare Superquark quando cercavo di girare su All music, dove girava un programma dal titolo M2 all shock, e aspettavo ore che tra i vari video musicali ne uscisse uno su cui segarsi, anche uno a caso. Mentre che aspettavo bevevo, con una bottiglia di birra nascosta dietro il mobile del televisore. La birra la inculavo a mio padre, ma era troppo evidente così prendevo l’alcool a 90 gradi e lo allungavo in un bicchiere di succo di frutta, e poi riempivo la bottiglia di alccol con acqua che tanto erano entrambi erano di colore bianco. Ricordo che mio padre scendeva le scale di case e rideva di me . Non era quello che io volevo, io volevo stare lì con gli altri a vedere la pallavolo con gli altri, era lui che decideva per me di tenermi rinchiuso in casa, semplicemente perché riteneva che farmi soffrire mi rendesse più forte. Forse aveva ragione, avrei dovuto mandarlo a fanculo e uscire comunque. Scappai di casa qualche anno dopo per andare a sbronzarmi con gli amici.
Prima dell’ esame di tera media mi bombavo con dei bicchieroni di thé, caffè e Redbull. Valevano più o meno mezza pippata di coca. ne avevo bisogno, credevo di non essere abbastanza senza di essi. Ho sempre creduto di non essere abbastanza. Anche oggi se sono a casa non riesco a farne a meno, bevo almeno una se non due moke al giorno. Quello è un ambiente che mi offende che mi fa sentire inadeguato.
A 16 anni mi aprirono in due con la prima operazione, a settembre c’era la festa di un mio amico più grande in una casa in campagna. Dissi ai miei di accompagnarmi al punto di racconta due ore prima. Sapevo che si sarebbero scocciati e mi avrebbero lasciati lì. Sapevano chi era il festeggiato e volevano vederlo in faccia prima di lasciarmi. Non ho mai detto che i miei non mi volessero bene, ma erano un pò maldestri a gestire le cose. Dopo due ore e mezza mi passarono a prendere, i miei se n’erano andati già da un pezzo. Alla festa bevvi, quasi una cassa di birra, era settembre ma faceva caldo, erano passati circa due mesie mezzo dalla mia operazione, due settimane prima andavo ancora in giro con il bustino del post operazione e quella sera mi ero finito un’intera cassa di birra. Ero sbronzo. E felice. Non mi ero mai sbronzato così tanto in vita mia, ed ero enormemente soddisfatto della mia capacità di saper reggere l’alccol, è come avere un cazzo enorme ti garantisce di divertirti più degli altri se vai in spiaggia a sbronzarti con me bottiglie da mezzo litro a 50 cent. Infatti da grande il problema era che dopo essere andato in un ristorante di lusso, volevo sempre tornare in spiaggia col mio mezzo litro di birra.
Da quel momento sono stato sbronzo molte volte: ogni capodanno e ferragosto e quasi ogni fine settimana dai 16 anni fino ad oggi. Quando studiavo anche alcuni giorni infrasettimanali, per non prendere antidolorifici per la schiena. Mi piaceva buttarmi in un angolo buio da qualche parte, in un parco o in un porto e godermi la sbronza che saliva. E quanto cazzo ero felice quando ero sbronzo, non dovevo stare a pensare ai cazzi di casa, ad un mondo ingiusto. Capito ero solo io con i cazzi miei. Goccia dopo goccia, avevo bisogno di quella sostanza per andare avanti, e non era più la soddisfazione ma placare la mia sete a rendermi felice, raggiungere la felicità che avevo da piccolo in mezzo alle campagne era diventata una mera illusione, la normalità ora è il mio punto di arrivo. Due giorni fa una ragazzina di 16 anni mi ha detto che sono un deficiente a bere e fumare. Nelle ultime due settimane ho speso quasi 30 euro in tabacco e 10 in birra, e sto in Slovacchia dove un litro di birra costa tipo 0,50 cent. Ho 24 anni. Durante le mie due operazioni hanno usato su di me tutte le droghe\ farmaci possibili. Ho sperimentato la morfina, il valium, toradol, tavor, tachipirina, una sola volta la coca. E mi sento solo. Studio bene da solo, ma sono solo da una vita. Ho visto i tramonti più belli che si possano desiderare, ho visto città in fiamme, e gli abissi della notte di Praga, ho baciato i miei campi sperduti nella provincia, ho scalato montagne, nuotato il mare, attraversato oceani di fuoco in bici. Ma ero sempre da solo. E ora che l’alcool non mi fa più effetto, che bere wisky alle 9 di mattina non fa alcuna differenza col berlo alle 9 di sera, ora che i miei pensieri iniziano a sbiadire come foto ingiallite, mi rendo conto di aver vissuto una vita bellissima e di essere stato solo per troppo tempo. Chiudo gli occhi e immagino di ballare con scarcia sul terrazzo della mia camera a Praga al tramonto, con “Innocent when you dream “ in sottofondo. Abbiamo già ballato su quella canzone, tempo fa, in camera mia, in una brutta camera di periferia. Ma lei non potrà mai venire da me, lavora 12 ore al giorno per 600 euro al mese e non ha diritto alle ferie, aspetta che io la salvi, un giorno prima o poi, e intanto io sogno mentre il ginocchio di Francesca, con le cartilagini oramai andate, continua a tirare avanti, e a scaricare bancali.
Quando ero adolescente una parte di me era maschilista, convinto che la donna fosse uno strumento da usare, che le donne fossero da scopare, le tette da succhiare. Poi si chiedono perché è importante fare educazione sessuale nelle scuole. A volte vedevo la mia ragazza del tempo come una birra come qualcosa da consumare, da bere, così lei diventava un oggetto che doveva darmi piacere, che doveva farmi la mia sega del sabato sera. In seguito lei mi disse di essere stata terrorizzata da questo mio atteggiamento.
A volte non ci dormo la notte pensando a quello che ho fatto. Non mi do più giustificazioni oramai, vorrei solo pagare sulla mia pelle i miei peccati, vorrei che fosse stillata un conto e poterlo pagare sulla mia pelle. Ho visto la morte in faccia troppe volte, la verità è che non ho più paura della morte, la vita mi fa ancora più paura, ma per un maledetto scherzo del destino continuo a vivere, e per confondermi bevo.