bhavacakra
Ogni volere scaturisce dal bisogno, dunque dalla mancanza, dunque dalla sofferenza. L’appagamento mette fine ad essi; tuttavia, per un desiderio che viene soddisfatto, almeno dieci non lo sono; inoltre il desiderio dura a lungo e le richieste tendono all’infinito, mentre la soddisfazione è di breve durata e concessa con parsimonia. Anzi, la stessa soddisfazione finale è solo apparente: il desiderio appagato lascia subito il posto a un desiderio nuovo; il primo è un errore che è stato riconosciuto, il secondo un errore che ci è ancora sconosciuto [...] Andare a caccia o darsi alla fuga, temere una sciagura o tendere al godimento sono essenzialmente la stessa cosa: la cura di una volontà che esige sempre di nuovo e che, in qualsiasi forma si presenti, riempie e agita incessantemente la coscienza; senza quiete, però, non è possibile alcun vero benessere. Così il soggetto del volere rimane sempre legato alla ruota di Issione, attinge sempre con il setaccio delle Danaidi, è Tantalo che eternamente si strugge"
Il Mondo, Libro III, paragrafo 38















