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Camilleri, Ciancimino e La Licata su "Don Vito" [Vecchi post]
Una presentazione interessante anche se un po’ lunghina. Dura una quarantina di minuti, ma vale la pena di seguirla! Il libro presentato e’: Le relazioni segrete tra Stato e mafia nel racconto di un testimone d’eccezioneMassimo Ciancimino e Francesco La LicataFeltrinelli Editore, Ed. 2010Prezzo 18,00€
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On Monday 14th Jan 2019 visited the marvellous exhibition by artist in residence, designer and good friend @george.ciancimino. #artist . . . #ciancimino #geaorgeciancimino #artist #artistinresidencechristies #christies #art #artistinresidence #christieslates #christieslondon (at Christie's) https://www.instagram.com/p/BsqCYduAELi/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=am4oyeb00t1c
L’ex pm Antonio Ingroia oggi fa l’avvocato. E due giorni fa ha indossato la toga per difendere i presunti complici di Massimo Ciancimino, imputati per il riciclaggio del tesoro del padre,...
Quando, dopo il flop in politica, lasciò la toga da PM per indossare quella di avvocato, disse: «Per coerenza con la mia storia non difenderò mai mafiosi e corrotti». Ed eccolo, oggi, difendere uno dei due presunti complici dell’occultamento del tesoro di Ciancimino (uno dei più grossi patrimoni mafiosi della storia), nel processo scaturito all’esito di quella stessa indagine che fece venire fuori le intercettazioni in cui Ciancimino affermava di avere libero accesso al computer dell’allora procuratore aggiunto di Palermo, cioè Ingroia stesso. Sono talmente tante le anomalie, in questa vicenda, che si fa fatica a trovare il bandolo della matassa.
La mafia in Italgas: per la Dna “inquinata” dai Cavallotti, vicini a Provenzano
La mafia in Italgas: per la Dna “inquinata” dai Cavallotti, vicini a Provenzano
La mafia nelle imprese della Sicilia: Italgas, Gas Natural e, soprattutto, gli imprenditori Cavallotti sono più volte citati nella Relazione 2014 della Direzione Nazionale Antimafia.
La Relazione, parlando delle misure di prevenzione per mafia, è molto netta.
“Come è noto – si legge nella Relazione 2014 della Dna -, la individuazione e la aggressione dei patrimoni criminali, mafiosi e non, sono…
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Trattativa Stato-mafia. Ecco la ricetta per creare pizzini patacca e diventare famosi come Ciancimino
Mentre sul romanzesco processo palermitano si prepara a testimoniare niente meno che Napolitano, esce un pamphlet che dimostra con ironia l’infondatezza della prova regina: il presunto papello con le richieste di Riina alle istituzioni.
Ingredienti necessari alla realizzazione di un “papello” pseudo mafioso, da far pubblicare su tutti i quotidiani e le tv, facendolo passare per qualche aula di giustizia, per diventare famosi (e magari anche ricchi): «L’aiuto di un amico scrivano e delinquente, che abbia fatto almeno la terza elementare (e che sappia quindi scrivere un dettato in stampatello), una penna, una risma di carta ed una cartuccia di toner degli anni 90». L’insolita ricetta è al centro di un ben documentato pamphlet appena pubblicato, scaricabile gratuitamente dal sito sostenitori.info: Il papello di Massimo Ciancimino. Storia di una fotocopia, edizioni Futuro. Il libro, firmato da Syque Caladejo (uno pseudonimo), è una gustosa lettura, consigliabile in questi giorni in cui il processo sulla presunta trattativa Stato-mafia si sposta al Quirinale per la deposizione del presidente Giorgio Napolitano, proprio mentre emergono sempre più chiaramente le doti da pataccaro del super teste Massimo Ciancimino. CERTEZZE GRANITICHE. Il presunto papello con le richieste avanzate da Totò Riina alle istituzioni per mettere fine alla stagione delle stragi, infatti, è la prova regina al centro del processo in corso a Palermo. Secondo Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso della città Vito, e nella tesi della procura, il documento risalirebbe al giugno 1992, all’indomani della strage di Capaci in cui fu ucciso Giovanni Falcone, e sarebbe stato, sempre secondo Ciancimino Jr., secondo i magistrati dell’accusa e secondo il gip Piergiorgio Morosini, anche la causa che accellerò l’omicidio di Paolo Borsellino in via D’Amelio (19 luglio 1992). È stato proprio il gip Morosini, rinviando a giudizio gli imputati del processo sulla trattativa, a collocare il papello al centro del quadro probatorio, ritenendolo senza dubbio autentico perché «non c’è traccia o sospetto di composizione artificiosa, cioè di Photoshop e si tratta di fotocopia verosimilmente tratta da originale». Anche diversi giornalisti vantano granitiche certezze in materia. In particolare il vicedirettore del Fatto quotidiano Marco Travaglio si è speso più volte nei suoi editoriali per ribadire che «l’autenticità del documento non è una diceria di Ingroia e Ciancimino: è la conclusione cui è giunta la polizia scientifica, che ha accertato la datazione della carta e del toner degli anni ’90 e l’assenza di ogni possibilità di manomissione (tipo collage o Photoshop)».
Né Travaglio né Morosini ricordano di menzionare infatti che la perizia della polizia scientifica ha escluso categoricamente che gli autori del presunto papello siano Totò Riina, Bernardo Provenzano o un membro qualsiasi del gotha mafioso. Qualunque altro “pataccaro”, sottolinea Caladejo, potrebbe essere stato ingaggiato, in epoca successiva. Ciò che è certo è solo che per la polizia scientifica «l’autore attualmente non è identificato», e a riprova di questo nel libro è pubblicata la conclusione della perizia. «Il nostro innocente giochino dedicato a Travaglio – si legge nel pamphlet – nasce perché si è voluto provare a fargli percepire i sentimenti di una persona innocente processata sulla base di una prova-principe che altro non è che una fotocopia realizzata con vecchi materiali».
MA QUALE 41 BIS. In dieci punti l’autore sviscera poi altre consistenti obiezioni all’autenticità del documento, citando la sentenza di assoluzione dell’ex generale del Ros Mario Mori a Palermo (in cui i giudici esplicitamente denunciano la «buona predisposizione del Ciancimino Massimo alla fabbricazione di documenti falsi» e ritengono che «siano state eseguite dal Ciancimino fotocopie anche in tempi più recenti») così come i dubbi espressi in vari atti dai pubblici ministeri di Caltanissetta. Tra l’altro sono sottolineate anche le assurdità del contenuto del papello e in particolare l’anacronismo della più discussa presunta richiesta avanzata dal pseudo Riina allo Stato, ovvero l’«annullamento decreto legge 41 bis» riportato al punto numero due. Spiega Caladejo: se davvero l’asserito papello fosse stato compilato da Riina nel giugno del ’92, come sostiene Ciancimino Jr., «difficilmente avrebbe potuto contenere tale richiesta. Infatti sino al giugno ’92 il “41 bis” non era un decreto legge, ma soltanto un articolo della legge 354/75 (l’ordinamento penitenziario allora vigente, ndr) riguardante le rivolte carcerarie. Il decreto legge di cui all’epoca si discuteva e che avrebbe introdotto modifiche alla detenzione dei mafiosi era invece l’articolo 19 della legge 306/92 e di quello scrivevano tutti i giornali. Il “41 bis” è un’errata dicitura che verrà applicata solo dopo l’approvazione di quell’articolo 19, che avvenne però soltanto dopo la strage di via D’Amelio, e quindi un mese dopo i natali che Ciancimino jr. vorrebbe attribuire al suo papello».
di Chiara Rizzo
Fonte Tempi.it
Roma, 28 ottobre 2014
DE
Sostenitori delle Forze dell’Ordine » Sostenitori delle Forze dell’Ordine
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Volevano far sparire il tesoro di Ciancimino. Quattro arresti
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Il Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente sta eseguendo in queste ore gli arresti In Italia e in Romania di quattro persone ritenute responsabili del tentativo di riciclaggio del Tesoro di Ciancimino. Si tratta di Sergio Pileri, imprenditore originario di Rieti e residente in Romania, Victor Dombrovschi, di cittadinanza rumena, Raffaele Valente, imprenditore originario di Termoli residente in Montenegro, Romano Tronci, ingegnere pistoiese residente a Milano. Per tutti l’accusa mossa dalla direzione distrettuale antimafia di Roma è di aver tentato di riciclare capitali riconducibili al Tesoro accumulato in vita da Vito Ciancimino tramite la vendita della società rumena Ecorec. Le custodie cautelari (per i primi tre in carcere, ai domiciliari per Tronci in considerazione dell’età) sono state disposte dal gip del tribunale di Roma Massimo Battistini.
Le indagini portate a compimento oggi dai carabinieri guidati dal colonnello Sergio De Caprio (il famoso Capitano Ultimo) sono state avviate dalla direzione distrettuale antimafia dell’Aquila nel 2010 quando erano emersi alcuni dei nomi degli imprenditori arrestati oggi tra i soggetti che, in vario modo, erano risultati come interessati all’esecuzione di lavori edili durante la prima fase del post-sisma del 2009 in Abruzzo.
In particolare, investigatori del Noe di Pescara che stavano indagando sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nella ricostruzione di L’Aquila ed altri comuni colpiti dal terremoto avevano individuato alcuni imprenditori che erano stati avvicinati da Pileri per effettuare investimenti in Romania.
La Procura aquilana, poco prima del sisma, aveva già sequestrato alcuni beni immobiliari che erano stati acquistati in Abruzzo con capitali provenienti dal Tesoro di Ciancimino. Le indagini portavano i carabinieri a scoprire l’avvio di una compravendita della società di diritto rumeno Ecorec (gestore della discarica di Glina, la più grande d’Europa in attività) ad una holding lussemburghese.
Nel complesso, è stato accertato che gli indagati arrestati in questa occasione, con la regia di Massimo Ciancimino (non indagato in quanto già condannato per reato presupposto), erede del patrimonio dell’ex sindaco di Palermo condannato per mafia, stavano organizzando la vendita della società Ecorec per un importo ampiamente sottostimato di 60 milioni di euro, con l’intento di evitare eventuali confische disposte dall’autorità giudiziaria italiana che, alla ricerca dei capitali riferibili a Cosa Nostra, da circa 10 anni ha trovato tracce inequivocabili del reimpiego di una parte consistente del famoso Tesoro in Romania, investiti nel lucroso settore dei rifiuti.
Questo è stato possibile grazie a Romano Tronci, ingegnere amico di antica data della famiglia Ciancimino, agli imprenditori Sergio Pileri e Victor Dombrovschi (ex generale dei servizi segreti) attivi in Romania, a Raffaele Valente, imprenditore edile prestanome - secondo l’accusa – di altri indagati.
Gli arresti seguono il sequestro preventivo della società, disposto dallo stesso G. I. P. di Roma ed eseguito nell’agosto 2013 dalle autorità rumene su rogatoria proposta dalla procura della capitale, e si sono resi necessari dal momento che gli indagati, sfruttando alcune incongruenze tra la normativa italiana e quella rumena, erano riusciti a far dichiarare lo stato d’insolvenza della società da parte del Tribunale di Ilfov (Romania) per vanificare il congelamento dei beni promosso dalle autorità italiane.
Fonte: Repubblica
Quello che è difficile dire sulla trattativa Stato-mafia. In un e-book di Sebastiano Gulisano
Quello che è difficile dire sulla trattativa Stato-mafia. In un e-book di Sebastiano Gulisano
Prefazione a La Confusione – ebook di Sebastiano Gulisano
di Pietro Orsatti
In questa storia ci sono tutti gli ingredienti di un grande romanzo noir: i pattiinconfessabili fra criminali e uomini dello Stato, il vecchio politico mafioso e grande manovratore sullo sfondo, uno dei protagonisti è suo figlio, pallida ombra del padre, poi i magistrati di una delle procure più colpite, accerchiate e…
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