28.12.1943 - 28.12.2023: 80 anni dall'eccidio dei fratelli Cervi
Per chi non conoscesse la storia, consiglio questo breve libro scritto da Alcide Cervi, padre dei sette fratelli: Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore.

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28.12.1943 - 28.12.2023: 80 anni dall'eccidio dei fratelli Cervi
Per chi non conoscesse la storia, consiglio questo breve libro scritto da Alcide Cervi, padre dei sette fratelli: Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore.
our internet was disconnected for 5 days because of a mess-up on their end, BUT at least I accomplished... *something* during that time 8)
self-indulgent fun - I used to think this pairing would only work if Miriam underwent a villain arc, but you know what? I kinda like it as a ‘nice’ thing too. Better hope she likes android wrestling though because EcciDiO will NOT stop talking about it.
Posted @withregram • @rosanna.amanda.anargie Il #29settembre 1944 iniziava l'eccidio nazifascista nel territorio dei comuni di Grizzana, Monzuno e #Marzabotto #eccidio Un massacro compiuto da nazisti e militari fascisti travestiti da truppa tedesca, con funzione di guide, informatori, becchini. https://t.co/SaxC0DhMDT https://t.co/rBHwCajuQI https://www.instagram.com/p/CUZmaITtH9O/?utm_medium=tumblr
Pensiero sulla “Memoria” 2
IL RICORDO, LA MEMORIA E IL FAR FINTA DI NIENTE. Ho avuto un'idea. Una macabra idea, che molti di parte troveranno di sicuro sacrilegio, come un cristiano praticante giudica una bestemmia urlata durante una messa del pontefice, oppure come abbattere un tempio nell'antichità davanti ai sacerdoti di quell'antica popolazione. Io l'ho messa in pratica. Il giorno della memoria, il giorno del ricordo e le varie ricorrenze di eccidi, avete presente di cosa parlo. Sono andato a leggermi le testimonianze dei sopravvissuti di tantissime mattanze umane. Ho letto le modalità, le sensazioni e i sentimenti descritti da chi la morte, per mano di altri esseri umani, fosse loro annunciata e attesa in maniera tragica, per poi "sentirla". Con gli occhi, con il tatto, con l’olfatto, con l’udito e con il cuore in gola. Uscendone comunque vivo. Ho avuto l’irriverente idea di prendere varie parti dei racconti in cui si raccontava l’attesa della mattanza e la mattanza stessa. Li ho presi da coloro che nei lager, nei gulag, dalle foibe e campi di sterminio e concentramento hanno avuto la possibilità di sopravvivere. Io non so se questa cosa sia stata una fortuna per loro. Vivere con tale abominio nei ricordi dev’essere un’equivalente alla condanna a morte. Voci e ricordi di reduci da Breitenau, Loka, Dmiroski, Bad Sulza, Goli Otok, Buchenau, Bajkalo-Amurskij, Borovnica, Dachau, Sveti Grgur e Auschwitz; cosa vi ricordano questi infausti nomi, i lager nazisti vero? Per i più preparati in materia avranno letto in questa breve lista i nomi di campi di sterminio si nazisti, ma anche jugoslavi e russi. Perché chi è morto in quei massacri negli ultimi minuti di vita non ha ricordato il proprio colore della divisa, l’onore di chissà quale bandiera di appartenenza. A prescindere se i racconti arrivano da lager, gulag o foibe. Così unendo le descrizioni delle mattanze ne esce un unico struggente racconto, dove non ci sono confini geografici o differenze nella crudeltà degli aguzzini. Gli aguzzini hanno tutti la stessa faccia, hanno tutti la stessa anima nera e la follia che non li fa più ragionare da esseri umani. Sguardi iniettati di odio, cenni con le mani o il capo per dare il segnale della strage. Tutti uguali, stesso rituale. Poco conta che lingua abbiano parlato. Le loro azioni furono identiche. Chi stava per morire anche, sentirono le stesse sensazioni e paure. Ognuno di essi avrà ricordato la propria mamma, il papà, il coniuge, i figli, i fratelli e le sorelle. Soprattutto si saranno chiesti il perché di tutto quello che stava capitando. Capendo che era tutta una follia, che fossero semplici cittadini combattenti o soldati o semplici vittime di ideologie assurde. Leggere oggi che esistono tra il mio prossimo delle preferenze su quale mattanza sia preferibile ricordare e quale no, come se fosse una cosa giusta non abiurare mai le proprie idee, me li fa paragonare alle convinzioni mai messe in dubbio e ritratte da coloro che i massacri li compirono. Continuate così e la follia tornerà presto a farci esultare per le morti di “quella gente lì”, invece di unirci tutti in una grande pietà per tutti coloro che vissero quei momenti. Da una parte e dall’altra. Probabilmente sono io che sbaglio, a non essere schierato a favore solo di alcuni morti.
Massacro di Granada (Spagna)
Oggi, 30 dicembre, è l’anniversario del massacro di Granada, avvenuto nel 1066.
da Wikipedia:
«Il massacro di Granada avvenne il 30 dicembre 1066 (9 Tevet 4827) quando una folla di musulmani assaltò il palazzo reale di Granada, allora governata dai musulmani di al-Andalus, assassinando Joseph ibn Naghrela, il visir ebreo del sultano ziride Badis ibn Habus, e massacrando gran parte della popolazione ebraica della città.
Il 30 dicembre 1066 (9 Tevet 4827), una folla di musulmani inferociti, diede l'assalto al palazzo reale dove si era rifugiato Joseph e lo uccise mediante crocifissione. Nel conseguente massacro della popolazione ebraica, molti degli ebrei di Granada vennero assassinati.
Nel 1906 la Jewish Encyclopedia affermava che "Più di 1500 famiglie ebree, e oltre 4000 persone, caddero in un solo giorno".L'edizione del 1971 non precisa invece il numero dei morti.
Secondo lo storico Bernard Lewis, il massacro viene "di solito attribuito ad una reazione della popolazione musulmana contro un potente visir che ostentava la sua appartenenza ebraica." Lewis scrisse: «Particolarmente istruttivo a questo riguardo è un antico poema antisemita di Abu Ishaq, scritto a Granada nel 1066. Questa poesia, che si dice sia stata uno strumento che provocò la rivolta antiebraica dello stesso anno, contiene le seguenti riflessioni:
Ucciderli non è considerata una violazione della fede, violazione sarebbe lasciarli andare avanti.
Hanno violato la nostra alleanza con loro, come si può essere condannati per andare contro i trasgressori?
Come può esistere un qualsiasi patto quando noi siamo insignificanti e loro primeggiano?
Ora siamo umili, nei loro confronti, come se fossimo dalla parte del torto e loro avessero ragione!
Lewis continua: "Diatribe come quelle narrate da Abu Ishaq e massacri come quello di Granada del 1066, sono rari nella storia dell'Islam".
L'episodio fu caratterizzato da un pogrom. Walter Laqueur scrisse: "Gli ebrei non potevano di regola ottenere una carica pubblica (come al solito ci sono le eccezioni), e ci sono stati pogrom occasionali, come ad esempio quello di Granada del 1066.»
Un episodio che dovrebbero leggere @soldan56, @gazzellanera, @803muliache, rispettivamente autore e commentatori del post qui linkato e, soprattutto, @porchiddiodellamadonna (al quale, con l’occasione, rinnovo i complimenti per il nickname), quello che commentava: “Prima dell'istituzione dello stato israeliano , si viveva in pace”, ma, forse, si riferiva a qualche stato israeliano occulto e dissimulato, come nella migliore tradizione del popolo perfido e maledetto, creato dal complotto giudaico già prima dell’anno 1.000, in previsione della futura conquista del mondo.
Già il mio commento portava alcuni fatti a smentita di questa affermazione, ma non ho, sinora, avuto il piacere di vedere alcun appunto o critica documentata in proposito.
P.s.: va precisato che il 1066 è precedente di trent’anni alla prima crociata (1096-99) nella quale è assodato, ma meglio ribadirlo, gli ebrei non ebbero nessuna parte, se non come vittime (”I crociati fecero il loro arrivo a Gerusalemme e la misero sotto assedio conquistandola nel luglio del 1099 compiendo una strage tra gli assediati musulmani ed ebrei”).
Ri-p.s.: non riesco a linkare @803muliache e @porchiddiodellamadonna: se i primi due facessero la cortesia di avvisarli, li ringrazio in anticipo.
Ri-ri-p.s.: come dicevo, accetto sempre con piacere critiche e commenti, ma solo se seri e corredati da fatti; insulti e simili non verranno minimamente presi in considerazione.
Monumento di Sant'Anna di Stazzema (LU) da Salvatore Vitale
Oggi, 24 marzo, ricorre l’anniversario dell’eccidio di Braccano, strage nazifascista avvenuta alle pendici del monte San Vicino. Persero la vita: Don Enrico Pocognoni, Demade Lucernoni, Ivano Marinucci, Raghè Mohamed, Temistocle Sabbatini e Nur Thur. Qualche anno fa, per un ebook intitolato Schegge di liberazione, scrissi questo breve racconto, un dialogo immaginario ispirato a quei tragici fatti. Vale la pena riproporlo. Pessima memoria Una panchina del parco. Nella penombra di fine aprile. – Te lo ricordi il somalo? – … – Ivano! – Cos’hai da gridare? Ti prende il matto? – T’eri addormentato. – E allora lasciami dormire. – Te lo ricordi il somalo? – Di che parli? – Il somalo, com’è che si chiamava? – Mai conosciuto somali. – Era con noi, su a Roti. – Roti. Roti me la ricordo, c’ero anch’io? – Certo che c’eri anche tu. – E cosa ci facevamo a Roti? – Nur Thur! – Cosa? – Si chiamava Nur Thur, il somalo. – Non ricordo somali. – Un tipo piacevole. – Ed era a Roti. – Sì, era insieme a noi. – E cosa ci facevamo a Roti io, tu e Nurtù? – Nur Thur, non Nurtù. – Io, questi somali, perché non usano nomi normali? Ivano, Umberto, o che ne so. Me lo dici che ci facevamo tutti allegri a Roti? – Allegri mica tanto, c’era la guerra. – La guerra, addirittura. Non mi ricordo. – Nur Thur morì lo stesso giorno di Don Enrico. – Ecco, il prete me lo ricordo. – I tedeschi lo fucilarono che non era ancora l’ora di pranzo. – Che lo ammazzarono però non me lo ricordo mica. – Aveva suonato le campane per avvertirci dell’arrivo della colonna. – Sì, suonavano le campane, quel giorno. Sicuro che c’ero anch’io? – C’eri, c’eri, porco diavolo! – E non t’arrabbiare, ci credo. Solo è tutto un po’ una nebbia. – Son passati più di sessant’anni, è normale. – Poi cos’è successo? – Siamo scesi in paese con altri due del gruppo, a vedere cos’è che andava storto. – C’era anche il somalo? – No, lui era sceso giù la mattina presto: lo avevano trovato durante il rastrellamento. – E chi altro c’era con noi? – Non mi ricordo. – Ah, lo vedi? – Cosa? – Anche tu c’hai dei buchi. – Io però non mi ricordo i dettagli, tu pare che neanche c’eri a fare il partigiano. – C’ero, c’ero. E’ la testa che… Dai, va’ avanti. – Eravamo alle porte del paese quando ci accorgemmo che avevano iniziato l’accerchiamento. – Nel mezzo della tenaglia: eravamo nient’altro che un branco di ragazzini idioti. – Potevamo solo arretrare. – Tornammo indietro, verso Roti. – Prima di buon passo, poi una corsa indiavolata. – Loro erano tanti, bene armati, e con un piano e ordini da eseguire. – Rimanemmo in due ancor prima di arrivare alla fonte. – Raggiungemmo il fienile. – Era quasi fatta. Da lì poi verso l’eremo, o verso il costone, mille vie di fuga. Quasi fatta. – Non mi ricordo mica com’è finita… – Di spari ne sento tanti, e di pallottole passarci sopra anche. I suoni si confondono, tra il fiatone, il calpestare degli scarponi, il pulsare del sangue nella testa. Poi, come isolato, arriva un colpo più nitido, definito, nemmeno uscisse da un altoparlante. La pallottola non ci sorpassa, si ferma accanto a me, a destra, nemmeno un metro. Tutto rallenta. Se mi fossi voltato un istante prima avrei visto il proiettile scostare i capelli dalla tua nuca, bruciarli, bucare la pelle e affondarvi, frantumare le ossa del cranio e finire dentro, nella testa, a fare confusione, a mischiare i ricordi e a cancellarli, a trasformarti in un’ombra. – E poi? – Poi ho solo corso, che mi pare ancora di avere il fiatone. – Dici che è andata così? Non mi ricordo mica. – Lo so. Ciao Ivano. – Ciao Umberto, a domani. Umberto s’alza e se ne va lento, lasciando vuota la panchina.
24 marzo
ANSA, 02 marzo 2024, 13:17
Il direttore ad interim dell'ospedale al-Awda di Jabalia, Mohammed Salha, afferma che circa l'80% dei feriti nella strage durante la fila pe
Il direttore ad interim dell'ospedale al-Awda di Jabalia, Mohammed Salha, afferma che circa l'80% dei feriti nella strage durante la fila per gli aiuti umanitari a Gaza portati nella sua struttura sanitaria presentavano lesioni d'arma da fuoco.
[...] Dei 176 feriti portati all'ospedale al-Awda 142 avevano lesioni d'arma da fuoco [...].
Precedentemente anche il portavoce del segretario generale delle Nazioni unite Stephane Dujarric aveva detto che durante una visita all'ospedale al-Shifa un team dell'Onu "ha potuto confermare che molte delle persone in cura lì", vittime dell'attacco di giovedì vicino Gaza, "avevano ferite da arma da fuoco".
Hamas afferma che almeno 112 palestinesi sono morti e altri 760 rimasti feriti quando l'esercito israeliano ha aperto il fuoco contro una folla di persone accalcata intorno a un convoglio di aiuti umanitari.
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Eppure Israele continua a sostenere che decine di persone "sono state uccise e ferite" nella calca o "travolte dai camion".
Gente che aveva fame perché era stata affamata dall'esercito israeliano, in ogni caso.
Esseri umani che cercavano cibo per sé o per i propri figli.
Ma di cosa vogliamo parlare?
112 persone sono già più degli ostaggi attualmente in mano ad Hamas.
Ma di cosa vogliamo parlare?
Ormai si contano già 30mila morti. 30mila famiglie che piangono i loro morti e cercano vendetta.
Occhio per occhio. Dente perdente.