Quel che ci manca davvero, a livello culturale e dunque politico – la forza del comunismo è stata il suo partire da basi filosofiche (Groys) e poiché la politica è linguaggio è diventato una forza politica, non a caso poi il suo declino l'ha visto ricadere nel silenzio più assoluto: nessuno ha saputo riprendere una filosofia così pregna per riadattarla ai termini attuali – è un pensiero non solo lungimirante ma illuminante a livello individuale. Lo diceva anche Spengler, senza arroganza (?), nella prefazione della prima edizione del primo volume de Il Tramonto dell'Occidente: "Un pensiero ascritto alla necessità storica, un pensiero, dunque, che non cade in un'epoca ma che determina un'epoca, è solo in un senso limitato proprietà di colui al quale se ne attribuisce la paternità. Esso appartiene all'intera epoca; agisce inconsciamente nel pensiero di ognuno e soltanto la sua accidentale formulazione privata, senza la quale non si dà filosofia, con le sue debolezze e i suoi pregi, è il destino – e la felicità – del singolo." (O. Spengler "Il tramonto dell'occidente", edizione Argagno)
La filosofia, il pensiero ed il pensare filosofico, non hanno più presa a livello individuale e sono dunque del tutto assenti a livello sociale e politico. È questo, probabilmente, il motivo che ha visto il fiorire della destra anche a sinistra e di aver perso dunque di vista la società mettendo come epicentro il Capitalismo. Dopo la morte di Dio (Nietzsche), il Tramonto dell'Occidente (Spengler), si dovrebbe annunciare dunque la morte della filosofia?
Insomma prima ancora che i politici hanno fallito i filosofi.
















