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“... eccola la parola assassina: ormai. Lei non passa mai di moda, e ora come allora serve a non partire, non fare, non provare mai a cambiare le cose intorno a noi. E’ una parola corta, ma basta a riempire una vita di scontento, giorno dopo giorno fino all’ultimo, raccontandoci che per essere felici è troppo tardi, ormai. Quante volte ci lamentiamo del lavoro, delle scelte, di mariti e mogli, fidanzati o compagni e insomma della vita tutta intorno e addosso a noi. E diciamo scemenze tipo che l’infanzia era l’età più bella, la più libera e spensierata. Ma non è mica vero: come può essere libera, un’età in cui per fare qualsiasi cosa devi chiedere il permesso a genitori, familiari, maestri, catechisti e adulti in generale? E’ quando diventi grande che sei libero davvero, non devi obbedire a nessuno, e disegnare la tua vita spetta a te. Solo che ce la disegniamo da schifo. Da bambini abbiamo un sacco di sogni, ma ce li teniamo dentro perchè è troppo presto, in attesa di diventare adulti e realizzarli. Poi però cresciamo, e decidiamo che i sogni sono roba da bambini, e al posto di quelli ci riempiamo i giorni di obblighi e doveri e altra roba che non ci piace e non ci fa felici, e vorremmo cambiare ma non cambiamo nulla di nulla, perchè è troppo tardi, ormai. La fregatura è proprio questa, che tra il troppo presto e il troppo tardi dovrebbe esserci un lungo tempo giusto, libero e luminoso per fare quello che vogliamo, però nessuno lo trova mai. Troviamo invece un sacco di scuse: siamo troppo giovani, o troppo vecchi, oppure siamo sfortunati, diversi, siamo nati nel posto sbagliato. O magari sono gli altri che sono cattivi, sono invidiosi, sono raccomandati, sono... sono tutte scuse, che ci raccontiamo per non fare nulla. E io non ho niente contro le scuse, anzi le amo. Sono preziose quando le usi con gli altri, per evitare cene noiose, ritrovi di parenti, riunioni di condominio e altri inaccettabili furti di vita. Ma che senso hanno le scuse, se le raccontiamo a noi stessi per non essere felici?”
— Fabio Genovesi, “Il calamaro gigante”.
Tenerli sotto controllo non era difficile. Perfino quando in mezzo a loro serpeggiava il malcontento (il che, talvolta, pure accadeva), questo scontento non aveva sbocchi perché privi com’erano di una visione generale dei fatti, finivano per convogliarlo su rivendicazioni assolutamente secondarie. Non riuscivano mai ad avere consapevolezza dei problemi più grandi.
George Orwell
fonte: Fanculo il sistema
After two years of the pandemic, at Christmas, the question “What if it never ends?”
L'#Inverno del nostro scontento / The #Winter of Our Discontent
Fallire di più, fallire meglio. #trentanni #trenta #fallire #fallimento #latte #bustadellatte #disegno #illustrazione #pensiero #discorso #parole #nonpoesia #parlami #io #me #noi #aprire #amore #finito #disagio #disagiati #scontento #nonparliamo #ig_italia #igersitalia #ig_napoli #igsalerno
L’inverno del nostro scontento è un presepe di congelati
Erano cinque. Quasi sei, con una donna incinta. Li hanno ritrovati sul colle della Scala, il passaggio che congiunge la Val di Susa in Piemonte con la Val della Clarée. Per loro cinque (e per molti altri) è semplicemente l’unica via per passare dal Piemonte alla Francia e poi sperare di poter proseguire sempre più a nord. Quando li hanno individuati nel buio e nel freddo delle cinque e venti del…
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La legge che scontenta l'Ordine dei giornalisti
La legge che scontenta l’Ordine dei giornalisti
Elia Fiorillo, socio fondatore dell’Assostampa Campania Valle del Sarno, ha preso spunto dalle riflessioni fatte nel corso della Sesta Edizione del Premio giornalistico “Mimmo Castellano” e ha scritto un interessante articolo, pubblicato su “Conquiste del lavoro”, che vi riproponiamo di seguito di Elia Fiorillo Secondo Giuseppe Mazzini: ”La legge deve esprimere l’aspirazione generale, promuovere…
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