La vendetta del non-romance. La mia recensione di “La vendetta delle single” di Tracy Bloom.
La vendetta del non-romance. La mia recensione di “La vendetta delle single” di Tracy Bloom.
«Puoi trovare molto di meglio», la consolò. «Dimenticati di Alex e abbi pazienza, arriverà qualcuno migliore».
«Ho trentasei anni, Drew. Non ho bisogno di pazienza, ho bisogno del Botox»
Nel mio post di “ritorno alle scene” vi ho detto di aver letto il libro più bello dell’anno, ma anche quello più brutto.
Bene, purtroppo oggi sono a parlarvi di quello più brutto. Cioè, non è proprio il più brutto perché il primato rimane ad Anna Premoli, ma è il secondo in una classifica di gradimento partendo dal basso. Ve lo dico con tutta la sincerità di questo mondo, e capirò se non vorrete leggere il resto della recensione dopo questa prima seconda, lapidaria frase.
«Cara Suzie è la prima rubrica di consigli che abbia mai letto a dire la verità, brutale sulle relazioni e su come reagire quando vanno male. Chiunque stia avendo problemi sentimentali dovrebbe leggerla perché, come ha detto a me, non dovresti farti da parte e morire, dovresti farti da parte e schiacciare lui a morte».
La vendetta delle single aveva tutte le premesse per essere un buon libro. Una trama invitante, la promessa di sane risate, il lieto fine scontato, una protagonista femminile psicolabile, una bella copertina con tanto di fascetta riportante “Best-seller!!!” a caratteri cubitali. E, invece, ha completamente deluso le mie aspettative. Mio Dio, come le ha deluse.
«Gli uomini sono tutti dei bastardi», dichiarò, rabbrividendo con violenza, quando Jackie spalancò la porta.
L’amica la fissò, poi si sfregò gli occhi e la fissò di nuovo. Alla fine urlò dietro di sé: «Dave? Che diavolo hai messo in quei cocktail?»
«Perché Biancaneve si è appena presentata alla nostra porta».
«Dev’essere Natale», fu il grido di risposta. «Falla entrare. Ho sempre sognato una cosa a tre con Biancaneve».
Di solito aspetto un po’ per scrivere una recensione: appena finito un romanzo, sono presa dalla foga del momento – buona o cattiva che sia. Appena girata l’ultima pagina, vorrei correre al computer per scrivervi di quanto sia meraviglioso un libro e di quanto siano carini gli unicorni rosa che vivono nel mondo arcobaleno, ma aspetto sempre che la razionalità ritorni in me per essere il più obiettiva possibile. Qui, invece, ho aspettato per vedere se magari un po’ di razionalità poteva migliorare il sapore, indorare la pillola. Invece mi ha fatta arrabbiare ancora di più perché, cavolo Tracy Bloom, avevi tutte le carte in regola per tirar fuori un lavoro fatto bene, e invece niet, nada, nisba!
«Hai fatto sesso con me perché la smettessi di parlare del Natale?», domandò lei. Cosa stava dicendo? Non poteva avere capito bene, giusto?
«No», protestò lui. «Ho fatto sesso perché… perché… be’, perché mi piace fare sesso».
Lei aspettò che finisse la frase.
«Con me», urlò lei nel telefono. «Dovresti dire che ti piace molto fare sesso con me, coglione».
La protagonista femminile, Suzie Miller, è una donna di mezza età che cura una rubrica di posta del cuore per una rivista, ma da un giorno all’altro la sua relazione con il bel collega Alex si conclude bruscamente con un sms di lui, ed il suo lavoro viene messo in discussione, in quanto i suoi consigli sono considerati troppo… beh, mosci. Del resto, Suzie stessa odia quella rubrica, convinta che le donne non dovrebbero perdonare fidanzati fedifraghi e mariti distratti, ed è costretta a mordersi la lingua e non rispondere come vorrebbe davvero – i suoi consigli prevedono armi da fuoco, oggetti contundenti, ferite da codice giallo al pronto soccorso.
A un certo punto, nel cuore della notte, era giunta alla conclusione che non aveva nulla da perdere. La sua vita sentimentale era un disastro e per quanto riguardava la sua carriera, be’, scrivere una rubrica di posta del cuore non realizzava proprio i suoi sogni di diventare la nuova Kate Adie. Quindi vaffanculo. Se fosse andato tutto a monte avrebbe fatto come quella di Mangia Prega Ama. Anche se, con la sua fortuna, nel suo caso si sarebbe trattato più che altro di Mangia Prega di non ingrassare Ama essere obesa e una zitella.
Infervorata da mille istinti omicidi, decide di prendersi la sua rivincita, trasformando la Posta nel Cuore nella Posta delle Fidanzate Incavolate, Ferite e Vendicative, usando la sua spassosa presentazione su come vendicarsi di un ipotetico ex per vendicarsi proprio di Alex davanti a Drew ed al suo capo. Suzie dimostra la verità assoluta: nessuna donna in difficoltà vuole essere compatita. Una donna in difficoltà è soprattutto una donna incazzata con qualcuno. E quindi, via i consigli da zuccherolandia e benvenuta Suzie Miller versione Taylor Swift circondata da modelle con bazooka in mano. Ma quanto era patetico quel video?
Cara Incorreggibile Romantica,
A lui non frega un fico secco di te.
Ti prego di leggere più volte questa frase fino a crederci, perché è così.
La mia casella di posta è piena di donne come te. Donne che mi scrivono in cerca di speranza. Speranza che ci sia qualcosa da fare per trasformare il loro incubo in una favola e vivere per sempre felici e contente. Be’, senti questa.
La Speranza non è tua amica.
La Speranza è un demonio che ti farà prendere misure inutili e disperate.
Quindi volta pagina. Ma non prima di aver mostrato a quell’uomo che non può calpestare il tuo cuore sublime. Non prima di averlo fatto soffrire nello stesso modo in cui lui ha fatto soffrire te. E se non riesci a farlo per te stessa, fallo per tutte le altre donne là fuori, insegnagli a trattare meglio la prossima.
Quindi, Incorreggibile Romantica, il tuo collega codardo deve imparare non una, non due, ma tre lezioni preziose.
PRIMA LEZIONE: NON ROVINARE MAI E POI MAI IL NATALE DI UNA DONNA
SECONDA LEZIONE: NON USARE MAI UN MESSAGGIO PER DARE CATTIVE NOTIZIE
TERZA LEZIONE: IL SESSO È UN PRIVILEGIO E NON UN DIRITTO
Ebbene, qui arriva il bello. Dopo il successo della sua vendetta contro il suo ex, Suzie decide di vendicarsi di tutti i suoi ex che le hanno spezzato il cuore. Proprio tutti. Cominciando dal suo flirt estivo da sedicenne, passando per il fidanzato storico dell’università e finire con la sua ultima fiamma. Nessuno di loro l’avrebbe passata liscia, ognuno di questi tre uomini – rappresentati da pupazzetti a forma di troll – doveva essere umiliato come lo era stata lei.
«Meno male che, dopo tutto questo tempo, non c’è proprio nessuna possibilità che succeda qualcosa del genere. Santo cielo, se non siamo sicuri adesso quando mai lo saremmo?»
«No», disse lui. «Sarebbe del tutto ridicolo che uno dei due si tirasse indietro dopo sedici anni».
«Hai ragione», convenne Emily.
«Che idioti saremmo ad aver sprecato tutto questo tempo», disse lui.
«Cosa diavolo direbbero di noi?», chiese lui.
«Saremmo lo zimbello di tutti», aggiunse Drew.
Suo complice e para-psicologo è Drew, suo collega e vicino di scrivania, che – come ben capiamo – è innamorato di lei da tempo immemore, nonostante a) né lui né lei se ne rendono conto e b) lui è fidanzato dal 15/18 e sta per sposarsi con la perfetta Emily, diversa in tutto e per tutto dalla caotica ed insicura Suzie. Se Suzie è insicura, lui lo è più di lei. È ormai talmente abituato, assuefatto a questa routine più che relazione, da non rendersi conto per tempo del grande errore che sta commettendo nello sposarsi.
«Sono andato a bere qualcosa con Suzie. Te la ricordi? È venuta alla festa di fidanzamento».
«In effetti me la ricordo», rispose Toby.
«Be’, è una lunga storia, ma voleva festeggiare e siamo andati in quel nuovo locale di salsa, devo aver bevuto un po’ troppo e perso la cognizione del tempo».
«Oh mio dio, è sempre meglio», esclamò Toby, fissandolo eccitato. «Sei in ritardo perché stavi bevendo qualcosa con un’altra donna. Porca miseria, Drew, è fantastico. Potrebbe essere la serata più bella della mia vita».
La storia di Drew corre di pari passo con quella di Suzie, lei impegnata a vendicarsi, lui impegnato a reprimere i sentimenti sempre più forti che prova per lei. Drew non è il tipico protagonista maschile da romance, il finto ragazzo della porta accanto onnisciente, onnipotente ed onnipresente. È più il collega nerd intelligente, un po’ sarcastico, ma su cui puoi sempre contare.
«No, no, no, no, no, non posso accettarlo», protestò Dave. Attraversò la stanza, trascinò una lavagna per bambini su un cavalletto e prese un pezzo di gessetto rosa.
«Allora, signore», disse. «Adesso faremo un elenco di tutti gli uomini che non sono bastardi».
«Perché?», chiesero in coro Suzie e Jackie.
«Per dimostrare alla qui presente Cara Suzie che gli uomini non sono tutti dei bastardi, d’accordo?», rispose lui. Jackie e Suzie guardarono dubbiose mentre scriveva UOMINI CHE NON SONO BASTARDI in cima alla lavagna.
«Allora, sono certo che ci sia almeno un nome che vi viene in mente all’istante», disse, voltandosi a guardarle.
Loro lo fissarono inespressive.
«Io», strillò lui. «Dài, amore, ti ho comprato quell’originale dei Deep Purple».
Jackie lanciò un’occhiata a Suzie, che si limitò a scrollare le spalle.
«D’accordo allora, puoi andare sulla lista», disse.
«Troppo gentile, davvero», disse Dave, voltandosi ad appuntare il suo nome.
Se Drew fa da bilanciere, cercando di placare la follia di Suzie, dall’altro lato ci sono Jackie e suo marito Dave a darle manforte. Beh, più Jackie, perché Dave, dapprima disinteressato, sul finale cerca di far ragionare Suzie in tutti i modi. Jackie e Dave sono stati i miei personaggi preferiti in assoluto – vi dico solo che si rivolgono ai loro tre figli come “bimbo prevasectomia”, il “bimbo nato per sbaglio da una gravidanza adolescenziale”, la “bimba con cui abbiamo finto che Jamie non fosse stato un errore” ed infine il “bimbo che abbiamo fatto perché dobbiamo essere pazzi”.
«Perché?», urlò Jackie, colpendo il foglio contenente la lettera di Suzie con il dorso della mano. «Perché non c’eri quando ero adolescente io? È proprio quello che avevo bisogno di sentire. Se ci fossi stata magari non mi sarei fatta mettere incinta a diciott’anni e non avrei sposato quel pezzo di merda di Carl».
«Io c’ero, Jackie», fece notare Suzie. «Siamo migliori amiche da quando abbiamo cinque anni».
Insomma, come può un libro con dei personaggi ed un tema del genere non essermi piaciuto? Le parti esilaranti del libro, quelle dedicate alle vendette, hanno occupato tipo quattro capitoli in totale. Il libro ha cominciato ad essere carino al quarto-quinto capitolo, per poi ripiombare nella pesantezza, per poi donarci un nuovo capitolo esilarante, il tutto in un loop infinito.
«In realtà non abbiamo ballato, ma c’era la canzone di Rick Astley».
«Intendi Never Gonna Give You Up?», chiese Jackie.
«La canzone della tua prima pomiciata con Patrick?»
«Sì. Dev’essere stato Drew a chiedere che la mettessero. Dopodiché mi ha offerto un Cinzano allungato con la gassosa».
Ormai sia Jackie sia Dave la stavano fissando pieni di incredulità.
«Dimmi che tu non bevevi Cinzano», esclamò Dave rivolto a Jackie. «Questo è un motivo di divorzio. Se mai ti sorprendessi a…»
«Chiudi il becco, Dave», urlò Jackie. «Sto cercando di pensare. Quindi che altro ha fatto?»
«Continuava a blaterare di questa storia della speranza. Qualcosa riguardo al credere nell’amore. Non penso di ricordare davvero», disse Suzie, accasciandosi sul divano.
Jackie e Dave la fissarono in silenzio.
«Ha inflitto Rick Astley a persone che pensavano di avere messo qualche decennio tra loro e quella merda insulsa?», chiese Jackie, allibita.
«È andato al bancone e ha ordinato un Cinzano», disse Dave del tutto orripilato.
«Wow», fu l’unica cosa che riuscì a dire Jackie, appoggiandosi allo schienale senza parole.
Confusissimo, Dave spostò lo sguardo dall’una all’altra. «E perché diavolo l’ha fatto?», domandò infine, quando nessuna delle due offrì una spiegazione.
«Tu che pensi?», chiese Jackie.
«Come diavolo faccio a saperlo? Vuole formare una
tribute band di Rick Astley con Suzie? Il Cinzano è il nuovo amaro? È completamente pazzo?»
«No, idiota. È perché la ama, santo cielo», disse Jackie.
Suzie è troppo concentrata su sé stessa e sui suoi problemi per essere un personaggio godibile e per rendere il romanzo leggero. Non dico che doveva essere un capolavoro di umorismo, ma non presentatecelo come tale se poi non fa nemmeno sorridere. Non mi è piaciuta per niente quando, con la scusa della vendetta, si è presa gioco di una rivale in amore. Non mi è piaciuta quando si è nascosta dietro il “lo faccio per aiutare lei” quando, in realtà, la sua doveva essere solo una vendetta.
Suzie fece un respiro profondo e decise che c’era una sola possibilità. Avrebbe dovuto rivolgersi all’unica persona che, con le sue parole, poteva essere in grado di raggiungere Charlie in quel momento. Le parole di qualcuno che l’aveva ossessionata negli anni Novanta quando ancora erano amiche. Le parole dell’unico e inimitabile… Gary Barlow.
E, soprattutto, non mi è piaciuta quando si sono scoperti gli altarini, quando lei stessa si è scoperta colpevole pur ergendosi a paladina della giustizia. Certo, il plot twist è stato buono, ma ha reso il personaggio ancora più detestabile di quello che non era già stato nei venti capitoli precedenti. Secondo il mio parere, i momenti di sconforto e quelli introspettivi, anziché farmi avvicinare al personaggio mi hanno fatta solo allontanare.
«Guardati», le ringhiò contro. «Sei così presa da questa storia della Cara Suzie che non riesci a guardare un uomo senza disprezzo e senza pensare il peggio di lui, eppure… Eppure…». Esitò, spostando lo sguardo da Toby a Suzie, con le lacrime che ormai scorrevano lungo il viso. «Eppure proprio tu, Suzie Miller, non sei certo Biancaneve».
Ed è un peccato, perché gli ingredienti per un buon romance c’erano tutti, è stata l’esecuzione ad essere leggermente discutibile.
Piccola parentesi: esempi di editoria che fa un buon lavoro.
«Ho pianto dalle risate! Impossibile non immedesimarsi subito nella protagonista, è un libro che si divora.»
«Dolce e divertente. Questo libro sa essere ironico e d’ispirazione in egual misura.»
«Sicuramente tutti quelli che sono stati lasciati proveranno un certo gusto nel leggere La vendetta delle single. L’autrice è geniale, uno spasso assicurato!»