L’unico miracolo che possiamo fare
sarà quello di continuare a vivere,
difendere la fragilità della vita giorno per giorno.
Jose' Saramago

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L’unico miracolo che possiamo fare
sarà quello di continuare a vivere,
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Jose' Saramago
L’unico miracolo che possiamo fare
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Il 9 gennaio 1972 l'orchestra del teatro comunale di Genova e il maestro Maurizio Pollini tengono un concerto in una grossa fabbrica tipografica della città ligure, la Paragon, occupata dalle maestranze. Ad assistere al concerto ci sono operai e lavoratori della fabbrica. "Non avevo mai ascoltato Beethoven", dice uno di loro a fine esibizione. Oggi Guido Barbieri racconta quella fabbrica, i motivi di quella occupazione e soprattutto l'indimenticabile giornata del 9 gennaio, realizzata in un periodo in cui spesso mondo culturale e battaglie per i diritti dialogavano
Linguaggio politico???
accade in Cisgiordania
mentre il mondo cosa succede in Iran in pochi raccontano la quotidianità dei soprusi e violenze dei coloni in Cisgiordania
[Articolo a pagina 6 de "Il Sole 24 ore" di oggi 11/3/2026]
Guerra.
La storia era giovane...
Se dovessi fare il ministro reintrodurrei la dicitura Ministero della Sanità Pubblica.
Con me non ci sarebbero convenzioni con i privati. Non un euro.
Io sono per una sanità pubblica, di alta qualità e totalmente gratuita.
Per ri-costruirla non servirebbero nemmeno altri investimenti.
Bisognerebbe smettere di rubare.
Almeno trenta miliardi l’anno finiscono in profitto.
Quando una struttura sanitaria che dovrebbe essere ospitale con chi soffre diventa un’azienda in cui si gioca con i rimborsi e il pagamento a prestazione, si mette in atto un crimine sociale.
[Gino Strada]
«LA MIGLIORE RAGIONE PER UN "NO" SECCO»!
«Dopo aver richiesto l'arresto di 16 persone, tra cui docenti universitari, ricercatori, insegnanti e alcuni manager per corruzione, la Corte dei conti europea, fa sapere che sono arrivate 48000 denunce da parte di amministratori locali e cittadini sulle ruberie del PNRR.
Indagini in corso: Tra il 2022 e il 2024, la Procura Europea (EPPO), ha ricevuto migliaia di segnalazioni su frodi legate ai fondi UE, inclusi casi di malversazione e truffa aggravata legati al PNRR in Italia.
La Corte dei Conti UE e dell'EPPO evidenziano una situazione di alto rischio frodi e criticità gestionali nel PNRR, in particolare per l'Italia, che è il maggior beneficiario dei fondi.»
Il Sole 24 ore
Assange Libero
il sole 24 ore, mica la pravda
La più grande opportunità di sviluppo del questo paese dell' ultimo decennio buttata nel cesso da ladri e incompetenti
Vita
" Il 7 marzo 1953 James Watson e Francis Crick andarono a pranzo insieme ad alcuni colleghi in un ristorante di Cambridge, e il secondo annunciò loro inaspettatamente: «Oggi abbiamo scoperto il segreto della vita». E non era una boutade, perché quella mattina i due erano riusciti a mettere a posto i pezzi del puzzle della doppia elica del DNA: una struttura che sarebbe diventata un’icona della scienza moderna. I romantici e gli esistenzialisti si offendono quando sentono dire che la vita si può spiegare in termini materiali e scientifici, e che il suo segreto è racchiuso nella struttura di una macromolecola e nei suoi meccanismi di riproduzione. Se dunque uno stupido come Blake già si lamentava che Newton avesse tolto la poesia dal mondo spiegando la luce e la gravitazione, chissà cosa avrebbe detto di Watson e Crick. Per non parlare di John Conway, che nel 1970 inventò Life, un gioco costituito da una scacchiera infinita, ciascuna casella della quale si accende se due o tre di quelle adiacenti sono accese, e altrimenti si spegne per «isolamento» o «sovraffollamento». Poiché anche in un mondo così semplice la vita si forma e si riproduce naturalmente, è stupido pensare che essa richieda un mondo complesso, per non parlare di un Dio onnipotente. "
Piergiorgio Odifreddi, Dizionario della stupidità. Fenomenologia del non-senso della vita, Rizzoli, 2016.
Votate NO.
Non era meglio un aperitivo?
Location: Parco del Valentino - Cast: Io & runners vari
Per fare un minimo di attività fisica, ho deciso di andare a correre al parco. Nonostante sia mattina presto, tutt’intorno a me corridori over 40/50 in tute avanguardistiche, pantaloni lucenti in spandex, scarpe con intersuola in poliuretano, bracciali per controllare il battito cardiaco. Io sembro uscito dai ciak sbagliati in cui Rocky si allena cercando di acchiappare le galline.
Sono già tutti lì che stanno a fare stretching guardando il cielo tipo "grazie universo per questo tempio che è il mio corpo". Il corpo in questione, però, è un trilocale anni ’90 con qualche infiltrazione al soffitto e i termosifoni che fanno rumore.
Partono a correre a gruppetti da 2-3, frontalini in testa, sudore già attivo dopo 14 metri netti, e l’andatura è quella tipica del bradipo zoppo. Ogni 40 secondi si fermano, ma non per fiatone no: "Streccing, ragà, importantissimo lo streccing sennò poi ci si fa male". Poi ripartono per altri 11 metri netti e nuovamente "streccing".
Quello più competitivo del branco c’ha il classico gadget tecnologico: smartwatch che gli misura battito, passi, chilometri e soprattutto quante volte ha nominato la parola 'metabolismo basale' nelle ultime 24 ore.
Il momento più bello però è quando passano davanti a una ragazza di 20 anni che corre davvero, silenziosa, leggera, postura perfetta. Lì si guardano tra loro con lo sguardo da branco di lupi alfa (alfa... romeo station wagon aziendale), si raddrizzano, tirano dentro la pancia, alzano il mento e aumentano l’andatura per 6 secondi netti per far vedere che ancora c’è materiale competitivo sul mercato. Poi appena lei svolta e sparisce, collasso tecnico e mani sulle ginocchia tipo maratona di New York appena finita.
E comunque, rispetto. Perché il cinquantacinquenne al Valentino non sta solo correndo. Sta lottando contro la gravità, il colesterolo, il commercialista, la schiena bloccata dal ’19, i figli adolescenti che lo chiamano "bro" per umiliarlo e il metabolismo che ormai è in smart working part-time dal Qatar. Sta cercando di convincere il mondo, e soprattutto sé stesso, di essere "ancora un ragazzo dentro".
Che poi è pure vero.
È solo che quel ragazzo dentro adesso beve le tisane per addormentarsi e poi deve fare pipì tre volte durante la notte per smaltire la tisana.
Ciao Bro', vi capisco!
" Tre elicotteri da combattimento volano verso sud come una punta di freccia che pian piano si frammenta. La pelletteria è chiusa e il negozio di frutta e verdura ha le serrande abbassate, qualcuno ci ha scritto su con vernice azzurra LA STOriA è LA LEGGE DELLA FOrZA, con un pugno disegnato accanto. Prosegue alla ricerca di un altro bancomat e le torna in mente quello che la sorella, con voce compiaciuta, le aveva detto al telefono, la storia è una cronaca muta di gente che non ha colto il momento giusto per partire, una proposizione chiaramente falsa, spiega a Larry, guardandolo mentre è seduto dall’altra parte del tavolo e cerca di nascondere la sua espressione da non-ti-sto-a-sentire mentre si gingilla con il telefono. La storia è una cronaca muta di gente che non è riuscita a partire, è la cronaca di chi non ha avuto scelta, non si può mica partire se non si ha dove andare e non si hanno i mezzi per andarci, non si può partire se i tuoi figli non possono avere il passaporto, non si può andare se si hanno i piedi radicati nella terra e partire significa doverseli strappare. Sullo schermo del bancomat alla fine della strada appare una fessura di luce spezzata, attaccato alla vetrina del negozio all’angolo, un foglio scritto a pennarello, annuncia, Niente Latticini, Niente Pane, con una faccetta triste disegnata accanto. "
Paul Lynch, Il canto del profeta, traduzione di Riccardo Duranti, 66thand2nd (collana Bookclub n° 75), 2024¹; pp. 169-170.
[Edizione originale: Prophet Song, Oneworld Publications, London, UK, 2023]
[OT] Ah, l'insonnia...
Immagine: creata in collaborazione con Copilot di Microsoft
L'ape elettrica fa il miele che dà la scossa?
Un nuovo rider in città..
Ieri sera due pipistrelli svolazzavano tranquilli davanti alle mie finestre, oggi ho trovato un vaso pieno di violette (quelle vere, profumate..) e infine le prime api, precedute da un bel bombo che si ficcava dentro ai fiori pieni di polline... dalla città più inquinata ma più simpatica i miei sorrisi della primavera inaspettata e precoce..
I SOGNI DEL POMERIGGIO
Se vogliamo distinguere un lato puramente formale e tecnico nel sogno, subito dobbiamo convenire che negli ultimi anni sotto quest’aspetto il sogno ha trovato modo di perfezionarsi, di scoprire le sue leggi prospettiche ed armoniche, di inaugurare il suo piccolo Rinascimento. A questo progresso (benché trattandosi di arte sia inesatto parlare di progresso) è fin troppo chiaro che molto ha contribuito il cinematografo; anzi si può affermare che, prima della comparsa del «kinetoscopio» di Edison e della macchina dei fratelli Lumière, l’umanità non sognava con quella abbondanza di particolari, con quel rispetto della sintassi, insomma con quell’eleganza alla quale oggi è abituato chiunque frequenti i cinema con una certa regolarità.
Voglio qui di proposito escludere ogni riferimento alla psicanalisi, che ci porterebbe troppo lontano. Non è quel «che si sogna», ma «come lo si sogna».
Calderón dice: «I sogni sono un sogno». D’accordo; ma perfettibili se han trovato il loro Paolo Uccello e il loro Piero della Francesca. Io non mi meraviglierei affatto se un lettore mi assicurasse di sognare a tre dimensioni.
Sono anche convinto che i registi, i tecnici, gli operatori, gli sceneggiatori sognano meglio di noi altri semplici spettatori. Sognano, almeno, con più accurata precisione; tagliano, inquadrano, illuminano, dialogano le loro scene con quel senso artistico che in noi, purtroppo, difetta.
La stessa indigestione che a me fa sognare confusi viaggi in autobus, al regista De Mille fa sognare qualcosa di molto più preciso. Tanto per cominciare, De Mille sognerà il titolo. I crociati (ricordate questo film?) non è forse un sogno spettacoloso, che un bicchiere di bicarbonato preso a tempo avrebbe ridotto a più modeste proporzioni?
Ora confesso vorrei che il mio apparato onirico migliorasse i suoi sforzi. Ah, poter sognare con i mezzi di cui dispone una grande casa americana! (Anche i mezzi della Lux sarebbero sufficienti).
C’è chi mi assicura di esser giunto abitualmente al sogno a colori. Senza voler dare troppo credito ad affermazioni lusinghiere per la mia teoria ma assai poco controllabili, io qui affermo che i piccoli effetti della scrittura cinematografica (e quindi le cosiddette carrellate, panoramiche e sovraimpressioni) sono ormai comuni alla tecnica onirica dei più, allo stesso modo che nel ’500 il meno dotato dei pittori sapeva tracciare una prospettiva qualsiasi, per imitazione inconscia, mentre il grande Giotto, due secoli prima, non avrebbe potuto cavarsela.
Che ne dobbiamo concludere, visto che una conclusione è necessaria? Che il cinema oggi modella
la nostra fantasia. Il suo naturali “naturalismo perfezionato può dare l’illusione della vita stessa, specie a chi nella vita non vuole cercare niente di meglio.
Perciò ogni sera, nelle sale cinematografiche, si assiste alla vendetta del desiderio sulla rinuncia e alla vittoria dell’ottimismo sull’esperienza.
Vi prego di meditare quest’ultima frase: vittoria dell’ottimismo sull’esperienza. Il più infelice degli spettatori, fra l’enorme assorbimento di vite vissute, di personaggi simpatici e positivi che il cinema gli offre, non ha che da fare la sua scelta e scaricare poi nell’indagine di una migliore esperienza i disappunti quotidiani, l’apatia della vita nei suoi confronti, le sconfitte più cocenti. Il film vuole appunto assumere questa funzione stimolante del cervello stanco, e lassativa delle sensibilità offese, anticipare il sogno perfetto.
Un mio amico, impiegato di concetto in un ministero qualsiasi, e vittima del suo capufficio, sogna da anni (invariabilmente) la celebre scena del film Se avessi un milione. Sogna cioè di fare un solenne sberleffo al suo capufficio. Orbene, questo semplice sogno gli ha impedito di suicidarsi.
Lo scrittore russo Erenburg scrisse anni fa un libro su Hollywood e, senza conoscere affatto la mia teoria, lo intitolò: La fabbrica dei sogni.
7-14 aprile 1946
Ennio Flaiano, Chiuso per noia
Lo sto proprio leggendo, con grande diletto