“Un mondo di amore, gentilezza, rispetto, fiducia, lealtà, morte, amicizia. Alla prima melodia è come se il cuore si fosse fermato. Un pò come il loro primo sguardo: la sorpresa negli occhi azzurri più del cielo del Conte Fabrizio Ristori di Rivombrosa, unita all'imbarazzo e al desiderio; la femminilità e lo stesso imbarazzo in quelli di Elisa Scalzi di Rivombrosa: umile e generosa, e virtuosa e bellissima dama di compagnia dell'anziana Contessa Agnese Ristori. La divisa trasandata dell'esercito francese rievoca tutta la gentilezza e il coraggio di quel tempo, ormai lontano. L'umile abito della serva, invece, caratterizza il suo essere semplice. Era il 1769. Rivombrosa era ricca di fiori. Rieccheggia il rumore delle ruote del vecchio calesse sulla piccola e polverosa strada tra i boschi, come quello delle sfarzose carrozze dalle tende color panna, avorio all'interno. La gentilezza d'animo, il modo di vestirsi: raffinato, elegante, all'altezza di un sogno. Il pizzo ricamato ai polsi, i corpetti, la stoffa. I valori della vita, l'importanza della famiglia, di un semplice bacio rubato, il non abbattersi al primo ostacolo; il modo di atteggiarsi, di passeggiare, di mangiare, di rivolgersi al prossimo; il vero Amore. Il vero Fabrizio che ignora la classe sociale di Elisa. Lui che la desidera, la brama, la ama. Lui che non ha paura di urlarlo al vento, il vento del Castello. Il coraggio della donna che soffre e ama nel medesimo istante. La paura di un amore impossibile. I loro baci pieni di passione. Il sorrisino di Emilia, la benevolenza della contessa Agnese, la bontà di Amelia, il dolore di Angelo, l'odio di Bianca e la cattiveria di Lucrezia. La gelosia, la superiorità e, alla fine, la generosità di Anna, il suo amore per il dottor Ceppi. La determinazione del duca Ranieri. Il bene, il male. E sentire ancora una volta, per trecento volte ancora e ancora quelle melodie, è come ritornare a casa, al Castello. Alla Torino del ‘700. Violini, forse. Il piano, i tamburi. Strana combinazione ma perfetta. Con essa, attraverso l'udito si possono sentire al tatto le valorose mani del Conte Ristori, si immaginano i suoi occhi scrutare amorevolmente Elisa, entrare in contatto con i suoi. Il sorriso sincero, il respiro affannato e il cuore che balza, come se ballasse per la festa del paese. La cultura, il suono della lettura, la scala in biblioteca, l'odore della stalla, la cucina dell'umile servitù. I piatti in ceramica, le scale in legno, le padelle in bronzo. Il ricamo, gli ombrelli ricamati per le passeggiate al sole, il tè in giardino, la gioia di Emilia e Martino e l'innocenza della piccola Agnese Ristori. Sognare non costa nulla. Immaginare non costa nulla. Viviamo quella vita per un istante assaporando quei sapori. Annientiamo il male, difendiamo l'Amore. Chiudiamo gli occhi, ora si può. Proprio ora.”
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