Recensione di Scegli me, il libro d'esordio della giovane scrittrice napoletana Marianna Coccorese, edito da Eden edizioni.
Recensione di Scegli me, il libro d'esordio della giovane scrittrice napoletana Marianna Coccorese, edito da Eden edizioni.
YOU ARE THE REASON
sheepfilms
DEAR READER
Aqua Utopia|海の底で記憶を紡ぐ
Keni
Jules of Nature
TVSTRANGERTHINGS
occasionally subtle

#extradirty

if i look back, i am lost
todays bird

Janaina Medeiros

shark vs the universe

Product Placement
Claire Keane
Stranger Things
cherry valley forever

Love Begins

No title available
I'd rather be in outer space 🛸
seen from Hungary
seen from Germany

seen from United States
seen from United States
seen from United States

seen from United Kingdom
seen from United States

seen from United States
seen from United States

seen from Germany
seen from Brazil

seen from Malaysia
seen from Belgium

seen from United States
seen from Germany
seen from United Kingdom
seen from China
seen from Germany
seen from United Kingdom

seen from United States
@princessmaryanne
Recensione di Scegli me, il libro d'esordio della giovane scrittrice napoletana Marianna Coccorese, edito da Eden edizioni.
Recensione di Scegli me, il libro d'esordio della giovane scrittrice napoletana Marianna Coccorese, edito da Eden edizioni.
Scegli me di Marianna Coccorese - Booktrailer
Ti manderò un bacio con il vento e so che lo sentirai, ti volterai senza vedermi ma io sarò li Siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni Vorrei essere una nuvola bianca in un cielo infinito per seguirti ovunque e amarti ogni istante Se sei un sogno non svegliarmi Vorrei vivere nel tuo respiro Mentre ti guardo muoio per te Il tuo sogno sarà di sognare me Ti amo perché ti vedo riflessa in tutto quello che c'è di bello Dimmi dove sei stanotte ancora nei miei sogni? Ho sentito una carezza sul viso arrivare fino al cuore Vorrei arrivare fino al cielo e con i raggi del sole scriverti ti amo Vorrei che il vento soffiasse ogni giorno tra i tuoi capelli, per poter sentire anche da lontano il tuo profumo! Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi.
Pablo Neruda
Ho notato una cosa in questi ultimi periodi, mi sono resa conto di avere tanta ansia, non ho mai avuto così tanta ansia in vita mia… Credo che tutta quest’ansia mi sia venuta con l’università, prima di iniziare l’università non sono mai stata così ansiosa, adesso qualsiasi cosa mi mette l’ansia, ed è strano perché non ho mai avuto l’ansia, ho sempre affrontato tutto tranquillamente. L’ansia dell’università, di fare gli esami, è soprattutto perché siamo giudicati, e forse è proprio questo che ho appreso: l’ansia di essere giudicati. All’università però è diverso, non è come la vita, all’università ti danno un voto, ti dicono: “per me vali…” 18, 28, poi dipende da come quel professore o assistente o chi che sia ha deciso di giudicarti.
Ecco questa frase…. “Per me vali” mi ha fatto sempre riflettere, e se dovessi immaginare la vita come una perenne università credo che io sarei un 25, sì sono un 25.
Il 25 per chi non lo sapesse all’università è quel voto che non fa media, il 25 non ti alza e non ti abbassa la media, è un voto così, senza senso, non fa media ma fa credito, indifferente. Nella mia vita mi sono sempre sentita così, mi sono sempre sentita un 25, una persona che c’è o non c’è è la stessa cosa, della cui presenza si accorgono in pochi, perché troppo silenziosa, troppo timida eccecc.
Sì, sono sempre stata un 25, forse però la mia media si sta alzando, forse negli ultimi periodi mi sento un 28...
Inviti Superflui
Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi.
Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava.Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. “Ti ricordi?” ci diremo l’un l’altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento.
Ma tu - ora mi ricordo - non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, né battesti mai alla porta del castello deserto, né camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, né ti addormentasti sotto le stelle d’Oriente, cullata da piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d’inverno, probabilmente noi rimarremo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei “Ti ricordi?”, ma tu non ricorderesti.
Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell’anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi, e in date ore vaga la poesia congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene.
Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care. Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre delle città, le avventure, i vagheggiati romanzi. E allora noi taceremo, sempre tenendoci per mano, poiché le anime si parleranno senza parola.
Ma tu - adesso mi ricordo - mai mi dicesti cose insensate, stupide e care. Né puoi quindi amare quelle domeniche che dico, né l’anima tua sa parlare alla mia in silenzio, né riconosci all’ora giusta l’incantesimo delle città, né le speranze che scendono dal settentrione. Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrar la fortuna. Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient’altro.
Vorrei anche andare con te d’estate in una valle solitaria, continuamente ridendo per le cose più semplici, ad esplorare i segreti dei boschi, delle strade bianche, di certe case abbandonate. Fermarci sul ponte di legno a guardare l’acqua che passa, ascoltare nei pali del telegrafo quella lunga storia senza fine che viene da un capo del mondo e chissà dove andrà mai. E strappare i fiori dei prati e qui, distesi sull’erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo e le bianche nuvolette che passano e le cime delle montagne.
Tu diresti “Che bello!”. Niente altro diresti perché noi saremmo felici; avendo il nostro corpo perduto il peso degli anni, le anime divenute fresche, come se fossero nate allora. Ma tu - ora che ci penso - tu ti guarderesti attorno senza capire, ho paura, e ti fermeresti preoccupata a esaminare una calza, mi chiederesti un’altra sigaretta, impaziente di fare ritorno.
E non diresti “Che bello! “, ma altre povere cose che a me non importano. Perché purtroppo sei fatta così. E non saremmo neppure per un istante felici. Vorrei pure - lasciami dire - vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colme di inquietudini. Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando dietro di sé una specie di musica.
Con la candida superbia dei bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto. Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell’uomo. Ma tu - lo capisco bene - invece di guardare il cielo di cristallo e gli aerei colonnati battuti dall’estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine. E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, né dei presentimenti che passano, né ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa. Né udresti quella specie di musica, né capiresti perché la gente ci guardi con occhi buoni.
Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d’oro sulle guglie alzeranno le spade agli ultimi raggi. Ed io sarei solo. È inutile. Forse tutte queste sono sciocchezze, e tu migliore di me, non presumendo tanto dalla vita. Forse hai ragione tu e sarebbe stupido tentare. Ma almeno, questo sì almeno, vorrei rivederti. Sia quel che sia, noi staremo insieme in qualche modo, e troveremo la gioia. Non importa se di giorno o di notte, d’estate o d’autunno, in un paese sconosciuto, in una casa disadorna, in una squallida locanda.
Mi basterà averti vicina. Io non starò qui ad ascoltare - ti prometto - gli scricchiolii misteriosi del tetto, né guarderò le nubi, né darò retta alle musiche o al vento. Rinuncerò a queste cose inutili, che pure io amo. Avrò pazienza se non capirai ciò che ti dico, se parlerai di fatti a me strani, se ti lamenterai dei vestiti vecchi e dei soldi. Non ci saranno la cosiddetta poesia, le comuni speranze, le mestizie così amiche all’amore. Ma io ti avrò vicina.
E riusciremo, vedrai, a essere abbastanza felici, con molta semplicità, uomo con donna solamente, come suole accadere in ogni parte del mondo. Ma tu - adesso ci penso - sei troppo lontana, centinaia e centinaia di chilometri difficili a valicare. Tu sei dentro a una vita che ignoro, e gli altri uomini ti sono accanto, a cui probabilmente sorridi, come a me nei tempi passati. Ed è bastato poco tempo perché ti dimenticassi di me. Probabilmente non riesci più a ricordare il mio nome. Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.
Non confondere il tuo percorso con la tua destinazione. Solo perchè ora è burrascoso, non significa che tu non sia diretto verso il sole.
L'idea è quella di scattare dei selfie in cui siamo mostruosi, paurosi, dei pazzi isterici, e di pubblicarla su FB e Instagramm con #meglioistericocheomofoboContro l'omofobia e il razzismo nelle scuole!!!
Wonderland ha compiuto 1 anno oggi!
Antrigavity Yoga
Guardare il mondo da una prospettiva diversa...
"....I love you...I keep dreaming you'll be with me and you'll never go...Stop breathing if I don't see you anymore...!♥!"
NON calpestare i Palmipedoni!
World league, Italy vs Bulgaria, first set
Ti amo
Non so esprimere la felicità che provo in questo momento, non riesco a credere di aver trovato finalmente una persona che mi ama e il cui unico interesse e rendermi felice. Sono innamorata, sono innamorata davvero, e stavolta anche ricambiata, come si deve, come tutti dovrebbero meritare. Lo amo, e spero che duri a lungo.
Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo....niente sarebbe com'è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa! Ciò che è, non sarebbe e ciò che non è, sarebbe!