“[...] C’è sempre qualcuno
che vuole banalizzarti perché
non regge la tua complessità.
Qualcuno che ha bisogno
di un nemico per esistere.”
— Paolo Rumiz
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“[...] C’è sempre qualcuno
che vuole banalizzarti perché
non regge la tua complessità.
Qualcuno che ha bisogno
di un nemico per esistere.”
— Paolo Rumiz
“ L’istituzione del Registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical Chic fu la prima notizia per l’intera mattina, ma non entrò neppure in #trendtopic. Il fatto che il provvedimento fosse stato presentato in difesa e non contro le suddette minoranze ne ridusse sensibilmente la viralità. Per spiegare il senso politico della legge, fu diffuso un documento in cui riassumeva per punti le ragioni in base alle quali gli intellettuali costituiscono, sempre, un pericolo per la democrazia tale da minarne l’esercizio. La lettera, firmata dal ministro in persona e redatta in forma di decalogo, era intitolata: “La questione intellettuale. La verità è semplice, l’errore complicato”. Diceva: La complessità impedisce la verità. La complessità umilia il popolo. La complessità frena l’azione. La complessità è noiosa, quindi inutile. La complessità è superba, quindi odiosa. La complessità è confusa, quindi dannosa. La complessità è elitaria, ergo antidemocratica La semplicità è popolare, ergo democratica. La complessità è un’arma delle élite per ingannare il popolo. Bisogna semplificare quello che è complicato, non bisogna complicare quello che è semplice. Olivia ripose il giornale sul sedile di fianco. Era l’unica a essersi portata un quotidiano in tutto lo scompartimento, ma la verità era che anche lei ormai riusciva a leggere i giornali soltanto in treno. Qualche posto più in là una signora chiacchierava al telefono seduta di fronte a un uomo che tentava di leggere. Fuori dal finestrino passava l’Italia – case sparse, prati e colline verdi, improvvise accensioni di cespugli colorati – e sembrava che niente fosse accaduto, e che il Paese fosse quello di sempre. Era impossibile dire se fosse stata la cultura a plasmare quel paesaggio o quel paesaggio a modellare la cultura. “
Giacomo Papi, Il censimento dei radical chic, Feltrinelli (collana I Narratori), 2019¹; pp. 40-41.
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“C’è sempre qualcuno che vuole banalizzarti perché non regge
la tua complessità.
Qualcuno che ha bisogno
di un nemico per esistere.”
— Paolo Rumiz
SIETE ESATTAMENTE COME Mi rivolgo a te, persona che dice spesso "siete esattamente come". Non voglio fare troppi giri di parole e vado dritto al punto: sei uno dei mali della nostra epoca. Dici cose come "voi che criticate Salvini siete esattamente come Salvini", "voi che criticate i razzisti siete esattamente come i razzisti", "voi che manifestate contro l'inquinamento siete esattamente come chi riversa idrocarburi nei fiumi". Ti piace scombinare le carte con le tue goffe equiparazioni, vero? Tra un po' dirai: "Voi che urlate insulti contro i serial killer impegnati a squartarvi siete esattamente come loro". Non dirò che sei esattamente come un imbecille per due motivi. Primo: per colpa tua l'espressione "esattamente come" ormai mi provoca attacchi di convulsioni. Secondo: perché sei decisamente peggio di un imbecille. Voglio anche darti un'informazione che forse rovinerà la tua giornata (o addirittura la tua vita). Come hanno accuratamente mostrato i Wu Ming, sbaglia chi attribuisce a Flaiano la seguente frase: "I fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti". L'infondatezza dell'attribuzione è menzionata persino su Wikiquote. Sei sconvolto? Quanto hai goduto in questi anni nel citare quella frase per mascherare la tua assenza di argomentazioni? Pensavi che Flaiano, uno degli uomini più citati a livello interplanetario per chiudere le discussioni con la convinzione di aver dato la stoccata finale ("l'ha detto Flaiano, non ho nient'altro da aggiungere"), fosse dalla tua parte. E ora sono arrivato io per rovinarti questo collaudato giocattolino che hai sempre usato per dire che gli antifascisti sono esattamente come i fascisti. Spiace.
— L’Ideota
Ci sono persone che ti onorano, perché vengono da te, prendono ispirazione dalle tue idee e ne fanno una cosa migliore e persone che, copiando, ti banalizzano e ti fanno vergognare di essere la loro fonte di ispirazione; al punto che ti viene da rinnegare anche il percorso originale che avevi fatto tu e ti viene fatto di dichiarare che è tutta farina del loro sacco pure la macinazione del grano che hanno rubato al tuo mulino e che stenti a riconoscere perfino tu stesso, ora che è finita nel loro scipito pane.
Non so se mi sono capito.
Forse avrei fatto meglio a copiare questo concetto da codesto mio vecchio post di un paio d'anni fa:
Dove vaneggio, vacillo e vagolo da Picasso a Sanremo
Sperare serve a poco, impegnarsi è meglio
Sperare serve a poco, impegnarsi è meglio
«Spero di diventare sicura di me un giorno…» «Speri?» Si spera che le situazioni si risolvano; si spera che le persone cambino; si spera di ritrovarsi migliori. Ma la forza che attiverebbe tutto questo, dov’è? Quale sarebbe? «Sei credente?» «No, no!» Come sospettavo. Fra l’altro, anche se fosse stata credente, c’è la parabola dei talenti che dice chiaramente che deve impegnarsi. Perfino il…
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