Più ti identificano, quelle a cui
Quelle che quando le scrivi
Che domanda gentile e bella e fantastica e profonda, per quanto difficile sia senza dubbio. Potrei (potevo) tenerla lì a maturare per giorni, rifletterci, farla e disfarla trecento volte, la risposta, ma invece, anche come dimostrazione di stima e gratitudine, rispondo d'impulso e di istinto, così come viene, e mi limito a cinque (per adesso).
Complessità, è la prima parola che cito, e la citazione si estenda anche alle sue sorelle aggettivate (complesso e complessa): perché la complessità del mondo, del mio mondo, delle mie difficoltà, la ho dovuta affrontare da subito, da bambino, e la ho frequentata così tanto da rendermela amica, da non poterne fare più a meno; ed anche perché l'incapacità di affrontarla è il male sottile ma devastante che affligge l'umanità e che la spinge verso sanguinosi estremismi
Vino, è la seconda, perché il vino non è mai solo vino, ma è provenienza, territorio e terra, tradizione e storia, pazienza, coerenza e diversità, profumo, emozione e ragione, innocenza e cultura; e poi è buono, mi piace, mi conforta, mi spegne i pensieri brutti e ne accende di belli, mi regala argomenti ed occasioni per incontrare gli amici e (se bene ci pensate) insieme ad olio d'oliva e pane è quello che accomuna noi ad Ulisse, agli antichi greci, a Giulio Cesare, ai romani antichi, agli Etruschi, al Mediterraneo da quando, di essere il Mediterraneo, ha avuto coscienza.
Logica, è la terza, perché paradossalmente la logica mi emoziona, lei che di tutte le scienze è la più razionale ed astratta; perché quando è esatta è incontrovertibile, oggettiva ed indiscutibile, perché se le cose le dimostri logicamente potranno non piacere, potranno fare incazzare, ma bisogna accettarle, se si vuole rimanere nel giusto, oppure bisogna accettare di passare per scemi se non le si accetta; perché se ne fotte, la logica, delle parzialità e delle preferenze, e tira dritta per linee che sono chiare e ben marcate, eppure difficilissime da seguire.
Poesia, è la quarta, perché non si spiega, non la si definisce, al massimo la si ordina in forme convenute di cadenza metrica, ma poi la si disordina, perché arriva uno che la poesia ce l'ha dentro (Ungaretti, Caproni, Quasimodo, Montale, Thomas, Gibran, per citarne 6 di 100.000) e dice una cosa che tutti sanno che è poesia e nessuno sa perché.
Mare, è la quinta ed ultima (per adesso), ed il perché non lo spiego.