A volte sento il bisogno di essere triste, senza fornire spiegazioni al prossimo: metto su l’ultima puntata della quarta stagione di Dr House e anticipo le battute dei protagonisti.
Eppure, ogni volta, spero sempre che Amber non muoia, che il finale sia diverso: non salire su quell’autobus, accidenti!
Eppure, ogni volta, spero sempre che Wilson non guardi House in quel modo, mentre lui è disteso sul letto, inerme, con la coscienza pesante, la mano della Cuddy stretta alla sua ed evidenti difficoltà articolatorie.
No, ti prego, non andare via così, non piangere, ti prego.
E allora io piango con Wilson.
E con House, mentre il suo ipotalamo viene stimolato, per colorare lo sciagurato ricordo della sua sbronza e della sua chiamata ad un Wilson assente.
Oramai è routine: vedo questa puntata solo quando sono particolarmente triste e ho voglia di piangere.
Perché a volte sento proprio l’urgenza di crogiolarmi nel mio malessere, senza fornire argomentazioni valide al prossimo: eppure spero sempre che le cose cambino.
Non è buffo?
Conosco il finale, ma non mi arrendo mai.
E allora ci penso: assomiglia un po’ a tutte quelle cose, che ho faticato a lasciare andare, a quelle persone, che ho amato, ma che non hanno ricambiato, che sono state accanto alla mia vita, per un periodo di tempo estremamente lungo, un periodo così lungo, che, alla fine, non hanno capito assolutamente nulla, della mia figura.
Ma io sono strana, me lo dicono tutti: a volte sento il bisogno di non parlare, di chiudermi in me stessa, quando le cose non vanno come dico io cambio umore, divento silenziosa, cammino, con la mia calma apparente e il peso sullo stomaco, che non vuol saperne di convertirsi in parole.
Conosco il finale, ma non accetto l’evidenza e spero sempre che Amber non muoia e lascio andare le persone con pezzi di me stessa in mano: tanto sono pezzi usati, io non so più cosa farmene.
Io sono fatta così, ho bisogno di essere triste e non so darti una motivazione: non vi è mai capitato?
Conoscete la verità, eppure vi aggrappate alla speranza, tutto è chiaro, eppure ancora non mollate la presa: scendi dall’autobus!
Il coraggio sta nel lasciarsi andare: la tristezza dura un momento.
Ho messo il DVD a posto e sono al termine di un post senza meta: è morta anche questa volta.
Forse ho perso molto tempo, dietro a cose che non andavano considerate: potessi tornare indietro, sbaglierei nuovamente.
Lo so.
Mi guarderei, da lontano, urlando: “Fidati, che ne vale la pena”.
Eppure non rinnego nulla: io sono ancora in piedi.
Continuerei a fidarmi, perché sono una grandissima nostalgica: forse serve anche a me una scossa all’ipotalamo.
Allora sapete che dico?
Riprendo il DVD e lo sistemo sulla scrivania: domani rivedrò nuovamente la puntata.
Magari, questa volta, Amber si salva.