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Un sistema che delega alle famiglie il successo formativo tradisce il mandato costituzionale della scuola pubblica
Il tempo prolungato come chiave per l’equità
La mia risposta al ministro #Valditara
E comunque se la vita fosse stata giusta, avremmo avuto tutti lo stesso metabolismo.
-laragazzadagliocchitristi
Questa situazione dell'aborto mi mette così tanta ansia, odio che qualcuno debba obbligarmi a tenere un bambino che non sarei pronta a crescere.
Questo fatto che fare i bambini sia così facile ma che nessuno si curi di crescerli bene è molto fastidioso.
Magari se volessi abortire è perché non mi sento pronta a prendermi così tante responsabilità e non perché sia contro la vita.
Magari economicamente non potrei mantenere un bambino, dovrei mettere da parte la mia vita per una situazione che non ho saputo gestire bene per tanti motivi. Dovrei sentirmi costretta ad abortire clandestinamente solo perché non c'è qualcuno che mi tutela, è facile giudicare dall'alto ma poi concretamente non è così semplice.
Non dico che non possiate pensarla come preferiate però vi prego di non giudicare me perché voi potete tenere il vostro piccolo ammasso di cellule ma io preferirei non fare altrettanto perché quel piccolo ammasso di cellule potrei rovinarlo per tutta la vita.
Quindi io dico di sì all'aborto ma perché io dico di sì alla libera scelta di volersi prendere e non prendere delle responsabilità.
piccoloatomodiunfreddouniverso
Da bambino o da bambina?
Aurora Leone, componente dei the Jackal, viene "cacciata" dalla partita del cuore perché in quanto donna doveva cenare al tavolo a loro riservato e avrebbe dovuto indossare la divisa della squadra unicamente restando seduta nelle tribune per dare spazio al resto dei componenti maschili delle due squadre.
Questo nonostante la ragazza abbia sostenuto che fosse proprio stato lo stesso direttore che voleva escluderla ad offrirle la possibilità di scendere in campo per giocare la partita che ha come scopo quello di raccogliere fondi per la ricerca e non certo di mettere in vetrina la squadra cantanti e quella dei campioni della ricerca.
Nessuna scusa è arrivata per la ragazza da chi ha realmente sbagliato,sono arrivate le scuse del capitano della squadra cantanti e da componenti di entrambe le squadre,ma per quanto sia stato importante il sostegno maschile non erano loro a dover smacchiare l'errore.
Sì sarebbe dovuto parlare di calcio, parlare di sportività, parlare di ricerca, di nuove cure,di nuove vittorie e di impegno sociale ed invece ci si ritrova a dover parlare di un altro spiacevole episodio di misoginia, che specifico, per chi non fosse a conoscenza del termine, non perché non si interessi all'argomento, ma perché magari ignora il significato dello stesso,consiste nell'atteggiamento di avversione o repulsione per la donna.
Ben inteso, non esiste unicamente questo sentimento discriminatorio degli uomini verso le donne, così come esiste la misoginia esiste misandria ovvero un atteggiamento di avversione o repulsione per l'uomo; tuttavia spesso si riscontrano molti più episodi del primo caso anche perché più "conosciuti".
Eppure ritengo che questi sentimenti abbiano una radice comune che affiora già dall'infanzia e dall'educazione che impartiamo ai bambini: in primis nel gioco noi iniziamo già a scremare le attività attribuibili al genere maschile da quelle femminili e viceversa, facciamo qualche breve esempio.
Se abbiamo una bambina avremmo a sua disposizione sostanzialmente tre tipologie di giochi più gettonati ovvero: le bambole, le Barbie, la cucina. Se prendiamo invece in analisi i maschietti vedremo: le automobili, il pallone e "giochi di lotta".
Ciò perché tutti chi più e chi meno siamo stati abituati a vedere la bambina come una futura madre che quindi deve sapere accudire i propri bambini, una brava moglie e massaia; mente per quanto riguarda i bambini come futuri uomini che debbono essere forti per provvedere alle future esigenze famigliari e proteggere la famiglia e che devono essere atletici e lavoratori.
Questo perché siamo a nostra volta stati educati dai nostri genitori, che sono stati educati dai nostri nonni che loro volta sono stati educati dai loro genitori e così via, le scene che noi vediamo ora, l' ostinato etichettamento e i conseguenti atteggiamenti di pregiudizi e stereotipi non sono null'altro che lo specchio di queste ideologie che ancora vengono assorbite da noi e dai bambini come fossimo tutti delle enormi spugne imbevute di conoscenza.
Portiamo avanti questi preconcetti per anni e quindi: le bambine non possono giocare a calcio, non possono fare la lotta con i maschi, non possono saltare dai muretti; i bambini non possono giocare con la cucina,non possono portare a spasso un bambolotto nel passeggino, non possono danzare e potrei continuare.
Questo diventa poi un no alle ragazze che vogliono studiare medicina o giurisprudenza, diventa un no ai ragazzi che vogliono diventare dei grandi ballerini,diventa un no al diritto di voto per le donne, diventa un no per gli uomini di essere casalinghi e crescere i propri figli, diventa un no per una donna a partecipare ad una partita di pallone.
Torniamo sempre qui a dei no a dei no che né il bambino o la bambina di allora e di oggi capisce e diventa un no che nemmeno i grandi comprendono fino in fondo.
Perché un bambino non può essere libero di vestire di rosa, se gli piace quel colore, senza sentirsi dire che è gay o che è da femmine, perché una ragazza non può indossare un paio di pantaloni o una felpa senza sentirsi dire che è un maschiaccio o sicuramente deve essere autolesionista, perché un bambino o una bambina non possono entrare in un negozio di giocattoli e scegliere liberamente il gioco che più gli piace senza essere divisi in scaffali tutti rosa e scaffali tutti blu bombardati da figure che fanno vedere unicamente la femmina con in braccio il Cicciobello e unicamente il maschio con in mano il supereroe? Sono solo colori, solo vestiti, solo giocattoli dopotutto… ed invece no, no perché abbiamo permesso a delle idee di comandare sulle nostre menti e sui nostri cuori offuscando la vista ed il nostro raziocinio.
Non sono una nonna, una zia o una madre, ma sono certa che non impedirò mai a mio figlio di giocare con una bambola, né a mia figlia di rotolarsi nel fango dopo una partita a pallone, educherò entrambi al rispetto degli altri,ma prima di tutto di sé stessi, gli ricorderò ogni giorno di non discriminare qualcun'altra solo perché diverso da loro, di accettare che un amichetto possa voler giocare a cucinare invece che alle figurine oppure che un compagno di classe voglia fare danza classica.
Il primo passo per cambiare è educare e per educare in modo corretto ci devono essere persone di mente aperta,persone disposte anche ad ammettere i propri errori di giudizio.
Dobbiamo allontanare e estinguere misoginia e misandria con la cosa più forte che abbiamo, la gentilezza ed il rispetto.
Philip Mosley,per chi non lo conoscesse è il ballerino che ha ispirato il film di Billy Elliot,scopre la sua passione (e talento) per la danza classica e nonostante le ostilità del padre e del fratello non abbandona la sua passione diventando un ballerino eccezionale nonché étoile.
Mulan è una delle poche fanciulle Disney a non avere un uomo a non cercare il principe azzurro e a non sposarsi nel pur lieto finale. Il suo obiettivo è piuttosto quello di combattere per il suo paese. Ci riuscirà salvando così la Cina dall’invasione degli Unni.
Tootsie è attore di teatro, che non riesce ad ottenere una parte e si trova costretto, per poter lavorare, a travestirsi da donna e facendo enorme successo.
Sono solo tre esempi, uno reale e due di fantasia, di cosa significhi combattere per i propri sogni, essere etichettati perché uomini perché donne e non poter uscire dagli abiti che avevano voluto cucirgli addosso, ma io credo che la vera "moda", metaforicamente parlando, la detta proprio chi si distingue dalla massa per avere un abito diverso e chi ricorre a misandria e misoginia alla fine è uguale a milioni di altri.
Perciò scegliere quello che vi fa stare bene.
-umi-no-onnanoko (@umi-no-onnanoko )
Noi abbiamo le tette, voi le vene in rilievo su mani e braccia,
1 a 1 palla al centro.