"È difficile che qualcuno ti spezzi il cuore. Generalmente sei tu, che lo rompi, mentre cerchi di metterlo a forza in un posto, dove sai che non può stare".
— Alejandro Jodorowsky
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"È difficile che qualcuno ti spezzi il cuore. Generalmente sei tu, che lo rompi, mentre cerchi di metterlo a forza in un posto, dove sai che non può stare".
— Alejandro Jodorowsky
non serve forzare le cose, tempo al tempo e quello che deve succedere succederà
Una delle poche cose che ho imparato nella vita è che è sbagliato forzare qualsiasi tipo di relazione.
Non forzare niente
perché una cosa forzata
non porta da nessuna parte.
Quando qualcosa deve
scorrere nel verso giusto,
lo fa e basta.
Dietro una persona colma di insicurezze, prima ancora del suo dubbio, c’è una pacca sulla spalla non ricevuta. Non ce stato un “stai andando bene, mi fido di te”. Manca la forza degli altri come regalo, c’è un isolamento forzato o una solitudine esile. Prima di giudicare, potremmo abbracciarla più forte.
Non forzare niente, conversazioni, relazioni, amicizie, attenzioni e amori. Perché una cosa forzata non porta da nessuna parte. Quando qualcosa deve scorrere nel verso giusto lo fa e basta.
Se smetto di mostrarti interesse non è perché non mi piaci più, è perché non voglio più forzare qualcosa che tu sembri non volere
[Di obblighi presunti, di forzature studiate e di fughe.]
Imposizioni
«Quindi se non parlo dei cazzi miei, è inutile parlare…ho capito.»
Ricordo bene l’inquietudine di quella sera. La mia faccia triste, sconvolta. Dopo il film, tutto era precipitato in poco tempo.
«Ti arrabbi quando non c’è motivo», avevi replicato.
«Tu mi dici ok, ti volti e te ne vai, senza neanche salutare. Io devo venirti incontro e fermarti. E poi io mi arrabbio? Dai i numeri oggi.»
«Sei nervosa. Ho preferito lasciarti con i tuoi problemi. È semplice.»
«Giustamente, uno prende e se ne va senza dire niente. È semplice.»
«Si lo è.»
«Lo è per te. Per me no. Mi hai chiesto tu di potermi parlare stasera. Tu mi hai fatto venire qui. Pensavo avessi qualcosa da dirmi, non che volessi solo vedere un film, sperando che dopo la visione ti rendessi partecipe di tutto il mio passato. Siamo di nuovo alla posizione di partenza.»
Cominciavo ad essere più infastidita ed inquieta di quanto non mostrassi in realtà. Ti guardavo con aria stoica. Tu te ne stavi là senza proferire una parola, sfidandomi con gli occhi. Poi, la tua voce:
«Perché dovrei essere un peso?»
«Tu dici spesso cose per farti dire il contrario. Questo si sa, ma stasera non funziona proprio.»
«Non è mia intenzione.»
«Lo fai sempre. Per carità, è anche una cosa simpatica, ma non adesso. Io non riesco proprio a capire il senso di questo incontro, credimi. Te ne stavi andando senza darmi spiegazioni solo perché il mio rifiuto non era nei tuoi piani. Dovrei dirti che non sei un peso, anzi farlo trattenendoti e dimostrartelo aprendomi, come avevi programmato tu. Capisci che non puoi decidere tu per me? Capisci che non otterrai mai nulla così? Una mia apertura in queste condizioni non sarà mai possibile. Non torno mai volentieri a parlare del mio passato, figuriamoci se mi sento obbligata a farlo.»
«È come se fossi confinato.»
«E tu hai pensato bene di oltrepassare tutti i miei confini con uno stupido stratagemma, credendo che non lo avrei scoperto.»
«Hai una storia da raccontare. Voglio che mi parli delle tue emozioni più intime. Voglio sapere cos'hai provato.»
«Io non voglio farlo. Non ne ho alcuna voglia, soprattutto stasera. Non sono pronta e non so se voglio aprirmi con te. Sono stufa di continuare a dirtelo. Diamine, possibile che non ti è chiaro?»
«Potrei aiutarti.»
«Non funziona così, non potrebbe mai funzionare. Tu vuoi varcare la soglia per forza, ficcare il naso nel mio passato, gironzolare liberamente tra la cupa e densa foschia del mio dolore - senza pensare a quanto potrei stare male io - perché pensi di poter curare la mia mente. Lo pensi da sempre, da quando ci siamo conosciuti. Non puoi. Di certo, non mi aiuti in questo modo.»
Avevo gli occhi sbarrati. Ero arrabbiata,sbuffavo e non volevo continuare la conversazione. Ho alzato i miei occhi tremolanti e ho incrociato i tuoi, poi ho girato precipitosamente la testa.
Ci siamo salutati senza dire una parola. Abbiamo preso due direzioni opposte. Ad accomunarci rimaneva solo il silenzio dell’incomprensione.