" Ho spesso notato che le teorie rivoluzionarie per natura, che possono realizzarsi solo con un mutamento completo e talvolta subitaneo della proprietà e delle persone, godono infinitamente meno favore negli Stati Uniti che nelle grandi monarchie d'Europa. Anche se alcuni le professano, la massa le respinge con orrore istintivo. Non esito a dire che la maggior parte delle massime che in Francia si usano chiamare democratiche, sarebbero vietate dalla democrazia americana. Ciò si comprende chiaramente. In America vi sono idee e passioni democratiche, in Europa abbiamo ancora passioni e idee rivoluzionarie. Se l'America avrà mai grandi rivoluzioni, queste saranno provocate dalla presenza dei negri nel territorio degli Stati Uniti: vale a dire non sarà l'eguaglianza delle condizioni, ma la diseguaglianza che le farà sorgere. Quando le condizioni sono eguali, ognuno si isola volentieri in se stesso e dimentica il pubblico. Se i legislatori dei popoli democratici non cercano di correggere questa funesta tendenza o la favoriscono, con l'idea che essa allontani i cittadini dalla politica e, quindi, anche dalle rivoluzioni, può darsi che finiscano essi stessi per produrre il male che vogliono evitare e che venga un momento in cui le passioni disordinate di qualche uomo, appoggiandosi all'egoismo stupido e alla pusillanimità della maggioranza, riescano a far subire alla società strane vicissitudini. Nelle società democratiche solo piccole minoranze desiderano le rivoluzioni, ma le minoranze possono talvolta farle. "
Alexis de Tocqueville, La democrazia in America, a cura di Giorgio Candeloro, Biblioteca Universale Rizzoli (collana B.U.R. Saggi), 2005⁶ [1982], p. 671.
[ Edizione originale: De la démocratie en Amérique I-II, Librairie de Charles Gosselin, Paris; 1835, 1840 ]












