Noi esseri umani ci deludiamo a vicenda. Non posso evitare di sentire che non ti proteggo abastanza, o che non sono all’altezza delle tue necessità. Cerco di fare in modo che non non si avverta la mia insicurezza. E se un giorno camminassimo per la terra senza più colpa? Se, cadute le necessità, caduti i rimproveri, camminassimo in pace e in pienezza. A questo pensavo mentre prendevo il sole nuda su uno scoglio. A questo pensavo mentre trascinavo il mio trolley da Piazza Giovanni Bovio alla stazione di Napoli centrale. è il trolley che ha comprato mia madre prima di morire, me lo ricordo perfettamente, voleva comprare un trolley per le vacanze. A noi esseri umani piace l’idea di andare in vacanza. Le estati al mare. Le estati che si faranno mettendo le proprie cose in un trolley capiente. Mia madre forse aveva intutito che quel trolley non le sarebbe servito, ma in quel momento le serviva l’idea di una valigia nuova. Io ho ereditato quella valigia e me ne vado in giro con quel desiderio di sole che è anche il desiderio di trovare mia m. in ogni luogo. Lei è il mio sole. Intuisco il mio futuro attraverso quel trolley. Credo che sapesse di aver comprato quella valigia per me. Credo che fosse lì il fondo della questione, credo di aver dato a quel trolley la responsabilità del viaggio verso il mare. Come tante volte nella vita, gli oggetti materiali servono a farci parlare di ciò che è stato e non c’è più. Quel trolley ed io, due statue di solitudine che vanno per il mondo, infinitamente sperduti, chiedendo gioia. Camminando per le stazioni, di citttà in città, ambulanti, perchè il movimento è prova di vita, e io cammino tutto il santo giorno.