Oggi è un anno che ho ricevuto la lettera di scomunica dal vicariato di Roma.
Tanti auguri a me.
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Oggi è un anno che ho ricevuto la lettera di scomunica dal vicariato di Roma.
Tanti auguri a me.
Cosa c'è di più patriarcale, di più maschilista, di più misogino di una religione nella quale solo gli uomini possono celebrare l'eucaristia? O diventare Papa? Stare lontanissime, come donne, da questi luoghi marci (soprattutto richiedendo di essere sbattezzate) è un passo importante non solo per noi stesse (per togliere dalla mente convinzioni errate su ruoli maschili e ruoli femminili), ma tutela anche le altre donne nell'idea di raggiungere un Paese anche per donne e non solo per uomini.
Ho chiesto e ottenuto la cancellazione del mio nome dal registro dei battezzati nel 2009: io non sono più connivente di una setta di pedofili.
Richieste di sbattezzo a Pinzolo - Giustino - Massimeno, come mai? - Campane di Pinzolo.it
Sono passati già cinque anni dalla costituzione dell’unità pastorale di “Sopracqua”, a presenziare l’allora evento
"...Molti cattolici sono definiti tali per il semplice motivo che sono stati battezzati, ma che della stessa chiesa ignorano i principali riti e quel portone lo hanno varcato, a loro insaputa, proprio quel giorno quando sono stati battezzati, sarebbe meglio dire pedobattezzati.
Troppo spesso il clero cattolico, convinto di rivolgersi a tutta la popolazione della propria parrocchia , invade la vita altrui, benedizioni varie, inquinamento acustico delle campane, riti di passaggio della vita personale pseudo obbligatori, si crea cosi una sorta di condizionamento ambientale costringendo in modo subdolo a battezzare per non essere discriminati nel contesto della propria comunità.
Sancire ufficialmente la propria non appartenenza all’istituzione denominata «Chiesa Cattolica» è un atto politicamente rilevante in un paese come il nostro, nel quale la Chiesa amministra un enorme potere politico-economico che le permette, più o meno occultamente, di dirottare l’agenda politica italiana ogni qualvolta si tenti di legiferare su temi scomodi al Vaticano : testamento biologico, fine-vita, aborto, diritti riproduttivi, unioni civili..."
Gli increduli appaiono avere meno pregiudizi razziali, sono meno rigidi, più tolleranti, più bendisposti nei confronti di chi non la pensa come loro, hanno più spirito critico e sono meno legati al concetto di gruppo o di patria, ma più consapevoli della propria responsabilità individuale. È più facile trovarli nel mondo intellettuale, accademico e scientifico; rispetto ai credenti, sono un po' più rispettosi della legge e un po' più pronti a denunciare eventuali ingiustizie, sono più presenti tra chi si oppone alla guerra e alla pena di morte. Non sembrano meno pronti dei credenti ad aiutare e sono fors'anche più onesti, per quanto su questi aspetti sia alquanto difficile arrivare a conclusioni definitive: i credenti, infatti, sembrerebbero tendere sistematicamente a rispondere con il dichiarare come vorrebbero comportarsi, piuttosto che dar conto di come si comportano veramente. Di sicuro l'atteggiamento morale dei credenti non sembra differire sensibilmente da quello dei non credenti, e "queste osservazioni suggeriscono che il sistema che genera inconsciamente i giudizi morali sia impermeabile alle dottrine religiose" [Hauser, 2007]. Nel guardare ai comportamenti pratici, il dilemma "vita buona o vita eterna?" sembra però essere progressivamente risolto a favore della prima: meglio un uovo oggi che una gallina domani, pare rispondere la maggioranza della popolazione. Sono molti gli Stati in cui è possibile riscontrare alti livelli di incredulità non imposta coercitivamente ("ateismo organico"): una caratteristica positivamente correlata con alti livelli di aspettativa di vita, salute, benessere, educazione, parità tra i sessi e libertà di espressione e di coscienza. Al contrario, gli Stati che si collocano ai livelli più bassi di sviluppo umano, con alti tassi di omicidi, povertà e mortalità infantile, sono tutti caratterizzati da una pratica religiosa assai elevata e dall'assenza di ateismo organico: solo le statistiche sui suicidi hanno una correlazione inversa. È interessante notare come la stessa tendenza si manifesti confrontando le fasce sociali (le più religiose sono quelle più vulnerabili), oppure le stesse nazioni più secolarizzate: gli Usa, più religiosi, presentano risultati peggiori. La stessa cosa accade confrontando tra loro i diversi stati Usa — ancora una volta, sono quelli più religiosi a offrire la peggior performance, "vantando" più alti livelli di furti, rapine, omicidi, aborti, mortalità infantile. Non si traggano conclusioni affrettate da queste analisi: non è l'incredulità che diffonde benessere, è piuttosto il benessere a diffondere l'incredulità. Al contrario, l'assenza di benessere, e in più in generale l'aumento della sensazione di insicurezza, rendono più religiose le società, il fenomeno sembra peraltro fortemente correlato anche a bassi livelli di pluralismo religioso e a un forte collegamento tra potere politico e potere religioso.
Raffaele Carcano, Adele Orioli, Uscire dal gregge. Storie di conversioni, battesimi, apostasie e sbattezzi, Roma, Luca Sossella Editore, 2008; pp. 252-53.
Non capisco molto le ragioni degli atei che vogliono sbattezzarsi. Perchè dare così importanza ad un rito a cui non si crede? In fin dei conti non credo che il problema sia quello di essere battezzati o no, ma di dimostrare agli altri che un tempo si è stati battezzati contro il proprio volere e adesso esercitando il pieno possesso del proprio volere si decide di non volere più quel sacramento ritenute a torto o ragione coercitivo. Sta bene, ma come si fa a cancellare un rituale spirituale per mezzo di un rituale burocratico dunque temporale? Si spiritualizza la burocrazia o si burocratizza il rito?
Non si può essere contro la Chiesa a metà.
La Chiesa è sessismo, è potere, è lucro sulla stupidità e sulle paure della gente, è un insieme di dogmi e regole sul come vivere imposti da chi di vera vita non ne sa niente, è rallentamento al progresso scientifico, è la stessa organizzazione che nel passato ha commesso veri e propri crimini contro l’umanità per i quali non ha ancora pagato. Se si vuol essere contro tutto questo, non basta dire “io odio la Chiesa”, “io sono ateo”, bestemmiare, eccetera. Servono dei fatti. Fatti che non necessariamente prevedono il rogo di chiese (potrebbero essere riutilizzate per farci musei, cinema, teatri, parcheggi, strutture sanitarie o alloggi per i senzatetto, d’altra parte sono pur sempre strutture già costruite).
Un passo importante sarebbe lo sbattezzo, per cancellarsi dai registri della Chiesa: il problema non è l’acqua che finisce sulla fronte, ma l’inchiostro che finisce sulla carta. Ma ci sono fatti che sono più semplici quanto importanti, il cui fine è il totale boicottaggio della Chiesa. Basta stare lontani dalle sue funzioni religiose e mostrare qual’è la nostra posizione. Ma serve coerenza: non ci devono essere delle eccezioni, non importa se c’è il matrimonio dello zio, non importa se c’è il battesimo del cugino di tale grado, non importa se ti chiedono di fare il padrino per la cresima di tuo fratello, non importa se c’è il funerale di tale parente, il proprio pensiero viene prima di tutto, senza eccezioni. Sarebbe come dire “sono vegano ma ogni tanto quando ci troviamo in famiglia mangio la grigliata”. Non ci sono eccezioni, non ci sono “ma”, non ci sono “per una volta”. Perché per quell’eccezione, per quel “ma” e per “quella volta”, si sacrificano i propri ideali, ed è così che la Chiesa vince.
Non basta parlare, non basta scrivere, non basta rebloggare, servono dei fatti che diano un messaggio forte e chiaro, serve coerenza e serve essere fedeli ai propri ideali. Le parole da sole non portano ad un cambiamento se ad esse non si accompagnano i fatti, senza eccezioni. Il cambiamento, il processo per vedere le chiese svuotate parte da noi, quindi iniziate a prendere una posizione forte e stabile, smettendola di mettere da parte il vostro pensiero per assecondare amici, parenti e tradizioni. Non potete essere contro la Chiesa a metà.
Chi sono gli apostati? Le inchieste disponibili sono scarse e limitate al mondo anglosassone, e vanno dunque prese con cautela. Ciononostante, forniscono quantomeno qualche indicazione tendenziale. Incontriamo gli apostati più spesso in città che in provincia, e conosciamo più uomini che donne, più giovani che anziani. Gli apostati hanno un'educazione un po' più alta della media e hanno una visione del mondo più aperta, decisamente meno autoritaria, più orientata a un'etica di soddisfazione personale, e sono più propensi al cambiamento, alla mobilità e alla sperimentazione. Prestano maggior attenzione ai diritti civili: per esempio, sono decisamente più favorevoli al riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali. Sono refrattari a dar consigli: ritengono che ogni individuo, a cominciare dai loro figli, dovrebbe scegliere da solo la propria visione del mondo. Rispetto ai credenti, si sposano di meno, fanno meno figli e frequentano meno la famiglia; per contro, escono la sera molto più spesso, e dedicano più tempo alle amicizie. Politicamente sono più progressisti che conservatori, mentre non differiscono molto dai credenti per quanto riguarda il reddito e la professione, anche se tra gli apostati è più facile trovare lavoratori autonomi e professionisti. Sono anche un po' meno felici del resto della popolazione, ed è materia di discussione se questa circostanza sia una causa (il venir meno della funzione consolatoria della religione) o un effetto dell'affievolimento dei legami con la famiglia e della probabile maggior conflittualità con il mondo esterno. Le caratteristiche degli apostati sembrano dunque essere abbastanza simili a quelle di coloro che resistono alle pressioni uniformanti dei gruppi sociali: individui molto autonomi, dotati di un'intelligenza superiore alla media. Ciò, ovviamente, non significa che sia vero il contrario: che cioè la maggioranza delle persone autonome e intelligenti abbandoni la propria fede. Proprio per questo, è interessante comprendere per quale motivo si diventa apostati. E qui i dati si fanno più consistenti, rivelando che "l'apostasia è correlata in modo schiacciante a una ridotta importanza attribuita alla religione nell'ambiente domestico". La "madre di [quasi] tutte le apostasie" è dunque la famiglia.
Raffaele Carcano, Adele Orioli, Uscire dal gregge. Storie di conversioni, battesimi, apostasie e sbattezzi, Roma, Luca Sossella Editore, 2008; pp. 246-47.