L'eredità dei dormienti. La trasmissione "contenitiva" di generazione in generazione.
Quella per cui oggi la società si trova al suo massimo degrado e sta lavorando bene per andare ancora più sotto.
Nessuna persona dovrebbe procreare se non é in grado di riconoscere l'altro diverso da sé. Nessuno dovrebbe nemmeno avere l'idea che un figlio sia un involucro da riempire, ignorando la sua personalità. Nessuno dovrebbe scambiare il concetto di regola con quello di repressione.
Tuttavia la maggioranza delle famiglie funzionano così. Anche per questi motivi si è arrivati all'assoluta irresponsabilità personale, all'intolleranza del pensiero divergente, alle sole relazioni di potere e all'indifferenza distruttiva degli ambienti comuni.
La gran parte dei genitori, di qualsiasi generazione, danno sempre "la colpa" a quelli venuti dopo di loro. Sono totalmente incapaci di osservare sé stessi e di conseguenza la realtà; nondimeno rifiutano di ascoltare quali sono e saranno le conseguenze delle loro ottusità e perculano quei ragazzi che vogliono ricostruire la loro identità.
Ora sì, continuate a parlare di guerre, "perché ci sono cose più importanti", mentre costruite sotto il naso le vostre bombe.
" La soluzione a due stati si basa sull’idea che uno stato ebraico sia la soluzione migliore per il problema ebraico; cioè, gli ebrei dovrebbero vivere in Palestina piuttosto che altrove. Questa idea è proprio quella degli antisemiti. La soluzione a due stati, indirettamente, si basa sul presupposto che Israele e l’ebraismo siano la stessa cosa. Così Israele insiste sul fatto che tutto ciò che fa è in nome dell’ebraismo, e quando le sue azioni vengono condannate in tutto il mondo la critica non è rivolta solo a Israele ma anche all’ebraismo. Il leader laburista britannico Jeremy Corbyn è stato oggetto di molte accuse quando ha spiegato, secondo me correttamente, che incolpare l’ebraismo per le politiche di Netanyahu è come incolpare l’islam per le azioni dello Stato Islamico. Questo è un parallelismo valido, anche se ha profondamente turbato la sensibilità di una parte dell’opinione pubblica.
La soluzione a due stati è come un cadavere tirato fuori di tanto in tanto dall’obitorio, ben vestito e presentato come un essere vivente. Quando viene dimostrato ancora una volta che si tratta di un morto, viene riportato all’obitorio. In futuro, l’unica cosa che potrebbe cambiare è che le Nazioni Unite ammettano la Palestina come membro a pieno titolo. Allo stesso tempo potremmo anche assistere al completamento dell’acquisizione israeliana dell’area C (più del cinquanta percento della Cisgiordania). La tensione tra le due cose – l’atto simbolico nel consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la realtà sul campo – potrebbe rappresentare un punto di non ritorno per la comunità internazionale. Il migliore degli scenari è che tali circostanze costringano tutti a tornare al tavolo dei negoziati e a ripensare una soluzione al conflitto dalle sue origini. "
Ilan Pappé, Dieci miti su Israele, traduzione di Federica Stagni, postfazione di Chiara Cruciati, Tamu editore, 2022. [Libro elettronico]
[Edizione originale: Ten Myths About Israel, New York: Verso, 2017]
So cosa state pensando. Tutte le lotte sono importanti. Nessuno può venire da te e dirti che la sua causa è più importante della tua e che ora bisogna accantonare la tua battaglia, magari col solito trucchetto benaltrista ("sono ben altri i problemi, magari ne riparliamo un'altra volta, ok?").
A furia di benaltrismo la discussione su tante questioni è rimandata alla prossima era geologica.
Nessuno può sminuire il tuo impegno su un problema sociale che ti tocca da vicino.
Avete ragione.
Ma se vi dicessi che all'orizzonte c'è una tempesta pronta ad abbattersi su tutte le lotte?
Il decreto sicurezza approvato alla Camera è la cosa più grave degli ultimi anni perché si ripercuote su tutto.
E quando dico tutto, intendo proprio tutto.
Tutto.
Ostacola le lotte contro il precariato, lo sfruttamento, l'imperialismo, la devastazione ambientale, ogni forma di discriminazione e qualsiasi altra ingiustizia.
L'opposizione contro il decreto in questo momento è LA battaglia più importante perché siamo di fronte a una misura repressiva che ostacolerà la lotta su qualsiasi tema in futuro.
Sui fatti di Pisa di ieri, ho chiesto all'intelligenza artificiale generativa di ChatGPt come potesse essere considerato "uno Stato in cui le forze di polizia prendono a manganellate degli studenti minorenni che manifestano in un corteo contro la guerra in Palestina".
E il bot di OpenAi, con il suo consueto acume freddo e razionale, ha risposto che "uno Stato in cui le forze di polizia prendono a manganellate degli studenti minorenni che manifestano pacificamente è spesso considerato autoritario o repressivo. Questo tipo di azione può essere vista come una violazione dei diritti umani e delle libertà civili, sollevando preoccupazioni riguardo alla libertà di espressione e al diritto di protesta pacifica".
Ci risiamo. Il Comune fa chiudere per 10 giorni un altro locale in centro perché “ritrovo abituale di persone già note alle forze dell’ordine”, come se il compito del gestore fosse quello di conoscere la fedina penale degli avventori. Un’altra saracinesca che si abbassa e un’altra esultanza per il vicesindaco Mezzacapo (ma non aveva promesso di rilanciare il centro? Ah già, solo per le attività gestite da italiani). A Forlì siamo già nel futuro, tra cani-robot che disattivano bombe, app che segnalano scritte sui muri, telecamere e droni contro chi si siede in piazza con una lattina di Premium-Cola, in centro c’è più “intelligenza” artificiale che negozi aperti. Intanto, un’altra persona resta senza lavoro. Sarà fortunata come i soldati di stanza in città? Me lo chiedo perché 6 alloggi delle case popolari sono stati appena assegnati all’esercito “per la promozione dei valori di legalità e il radicamento militare.” Il vicesindaco si esalta: “avere un vicino di casa nell’esercito dà sicurezza”, confermando con le sue parole non una sicurezza reale ma solo una percezione della stessa.
Francesco Lasaponara, il consigliere comunale che invocò pubblicamente la morte per Covid ai reduci partigiani forlivesi, dice che i poveri militari sono “giovani provenienti da altre parti d’Italia, che si trovano in situazioni di difficoltà abitativa per il basso reddito e per la necessità di integrarsi in un territorio diverso da quello originario”. È la condizione di tutti gli stranieri, ma gli altri hanno un fucile e la toppa tricolore, perciò saltano la fila.
Ah, per essere precisi, lo stipendio di un militare, nel 2021, era di 1300 euro al mese (più del mio), al quale vanno aggiunti sconti e agevolazioni per ogni cosa: mutuo, acquisto dell’auto, assicurazioni, trasporto pubblico (in alcune regioni è gratis, io sono pendolare e pago tutto), e poi l’ingresso a cinema, teatri, musei... senza contare buoni pasto e caffè offerti. Funziona così perché è più facile rubare ai poveri per dare tutto agli altri, e alla fine non si da più la casa a chi non ce l’ha, ma la si regala a chi sceglie, volontariamente, di essere addestrato e pagato per uccidere altre persone.
Saluti.
Dall’alba di stamattina è in corso un’operazione di polizia, su ordine della Procura di Piacenza. Arresti domiciliari a dirigenti sindacali
Pesantissima operazione repressiva all’alba di martedì 19 luglio contro il sindacalismo di base, impegnato da anni in vertenze durissime soprattutto nel settore logistica.
“Da questa mattina all’alba – spiega Usb – è in corso un’operazione di polizia su input della Procura di Piacenza nei confronti di dirigenti sindacali dell’USB e del Si Cobas della logistica. Con ben 350 pagine di ordinanza si costruisce un vero e proprio “teorema giudiziario” sulla scorta di un elenco interminabile di “fatti criminosi” quali picchetti, scioperi, occupazioni dei magazzini, assemblee ecc”
Le accuse sono quelle di aver fatto i picchetti. Per la Procura di Piacenza, grazie alle normative dei pacchetti sicurezza approvati nei governi Conte 1 e 2, questa pratica di lotta sindacale è trasformata in un associazione a delinquere.
Otto le persone sottoposte a misure cautelari: quattro compagni del Si Cobas ai domiciliari (il coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani e tre dirigenti piacentini, Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli) e altrettanti di Usb, con misure al momento non ancora rese note.
“Le accuse – spiegano i Si Cobas – sono di associazione a delinquere per violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Tale castello accusatorio sarebbe scaturito dagli scioperi condotti nei magazzini della logistica di Piacenza dal 2014 al 2021: secondo la procura tali scioperi sarebbero stati attuati con motivazioni pretestuose e con intenti “estorsivi”, al fine di ottenere per i lavoratori condizioni di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale”.
Usb ha già proclamato “lo sciopero generale della logistica a partire dal turno di notte odierno e per 24 ore”. Anche il Si Cobas (che ha convocato una conferenza stampa a Piacenza per mezzogiorno) sarà in sciopero generale a partire da mezzanotte.
Sabato 23 luglio annunciata anche una manifestazione nazionale a Piacenza.
La corrispondenzadi Radio Onda D’Urto con con Tiziano, compagno dei Si Cobas Emilia – Romagna. Ascolta o scarica e Il commento di Pierpaolo Leonardi, dell’esecutivo nazionale USB. Ascolta o scarica
Sappiamo che i lavoratori della logistica ricoprono un settore strategico non solo per i profitti delle aziende e multinazionali che li impiegano ma anche perché rappresentano un’avanguardia di lotta sindacale e politica, di conflitto e autonomia che proprio non va a genio a padroni e classi dirigenti.
Prove tecniche di regime…
Questo succede nel paese in cui c’è chi si piega a Draghi e chi sceglie di lottare!
Dopo le condanne arrivate solo una settimana fa per le proteste contro l’omicidio di Abd Elsalam operaio della logistica, ora la magistratura prova a criminalizzare chi lotta nell’intero settore.
il comunicato del Si.Cobas nazionale:
ARRESTATI DIRIGENTI NAZIONALI DEL SI COBAS: UN NUOVO, PESANTISSIMO ATTACCO REPRESSIVO CONTRO IL SINDACATO DI CLASSE E LE LOTTE DEI LAVORATORI.
All’alba di stamattina, su mandato della procura di Piacenza, la polizia ha messo agli arresti domiciliari il coordinatore nazionale del SI Cobas Aldo Milani e tre dirigenti del sindacato piacentino: Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli.
Le accuse sono di associazione a delinquere per violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Tale castello accusatorio sarebbe scaturito dagli scioperi condotti nei magazzini della logistica di Piacenza dal 2014 al 2021: secondo la procura tali scioperi sarebbero stati attuati con motivazioni pretestuose e con intenti “estorsivi”, al fine di ottenere per i lavoratori condizioni di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale…
Sul banco degli imputati figurano tutte le principali lotte e mobilitazioni condotte in questi anni: GLS, Amazon, FedEx-TNT, ecc.
È evidente che ci troviamo di fronte all’offensiva finale da parte di stato e padroni contro lo straordinario ciclo di lotte che ha visto protagonisti decine di migliaia di lavoratori che in tutta Italia si sono ribellati al caporalato e condizioni di sfruttamento brutale.
È altrettanto evidente il legame tra questo teorema repressivo e il colpo di mano parlamentare messo in atto pochi giorni fa dal governo Draghi su mandato di Assologistica, con la modifica dell’articolo 1677 del codice civile tesa a ad eliminare la responsabilità in solido delle committenze per i furti di salario operati dalle cooperative e dalle ditte fornitrici.
Ci troviamo di fronte a un attacco politico su larga scala contro il diritto di sciopero e soprattutto teso a mettere nei fatti fuori legge la contrattazione di secondo livello, quindi ad eliminare definitivamente il sindacato di classe e conflittuale dai luoghi di lavoro.
Come da noi sostenuto in più occasione, l’avanzare della crisi e i venti di guerra si traducono in un’offensiva sempre più stringente contro i proletari e in particolare contro le avanguardie di lotta.
Contro questa ennesima provocazione poliziesca, governativa e padronale il SI Cobas e i lavoratori combattivi, al di là delle sigle di appartenenza, sapranno ancora una volta rispondere in maniera compatta, decisa e tempestiva.
Invitiamo sin da ora i lavoratori e tutti i solidali a contattare i rispettivi coordinamenti provinciali per concordare le iniziative da intraprendere.
Seguiranno aggiornamenti.
Le lotte contro lo sfruttamento non si processano
La vera associazione a delinquere sono stato e padroni.
ALDO, ARAFAT, CARLO E BRUNO: LIBERI SUBITO!
SI cobas nazionale
Il comunicato di USB Nazionale
Arresti e perquisizioni contro l’Unione Sindacale di Base e le lotte di classe: USB proclama lo sciopero generale della logistica. Giù le mani da USB!
Da questa mattina all’alba è in corso un’operazione di polizia su input della Procura di Piacenza nei confronti di dirigenti sindacali dell’USB e del Si Cobas della logistica. Con ben 350 pagine di ordinanza si costruisce un vero e proprio “teorema giudiziario” sulla scorta di un elenco interminabile di “fatti criminosi” quali picchetti, scioperi, occupazioni dei magazzini, assemblee ecc. Numerosi i dirigenti sindacali posti agli arresti domiciliari e le perquisizioni.
La logistica è uno degli snodi centrali dell’economia capitalista di nuova generazione, la circolazione delle merci è un ganglio determinante della catena del valore ed è lì che la contraddizione si esprime a livello più alto: sfruttamento della manodopera, per lo più straniera e ricattabile, utilizzo senza freni degli appalti e subappalti a cooperative anche con infiltrazioni, nemmeno troppo sotterranee, della malavita organizzata, diritti sindacali inesistenti e sistematicamente violati e quindi è lì che le lotte, il conflitto sono più dure e determinate e lì colpisce la repressione.
La USB è nel mirino del Ministero degli Interni e delle Procure di mezz’Italia ormai da troppo tempo, dalle denunce a raffica nei confronti di chi si oppone alla guerra e all’invio di armi, alle condanne per chi manifestava contro l’assassinio del nostro delegato proprio della logistica Abd El Salam durante un picchetto proprio a Piacenza per cui nessuno ha pagato, al “ritrovamento” di una pistola in un bagno della Federazione nazionale USB che si prova ad accollare ad un dirigente sindacale proprio della logistica.
È quindi evidente il tentativo, questo sì criminale, di cercare di impedire che nei magazzini della logistica, nei luoghi della produzione e della commercializzazione delle merci cresca e si rafforzi il sindacato di classe, conflittuale, che non cede di un millimetro sui diritti dei lavoratori.
La USB proclama lo sciopero generale della logistica a partire dal turno di notte odierno e per 24 ore, lancia un appello a tutte le proprie federazioni perché attivino presidi di protesta in ogni città e sta valutando con i propri legali la controffensiva giudiziaria per smontare questo vero e proprio teorema antisindacale e le ulteriori iniziative di lotta.