Ann Telnaes: Why I’m quitting the Washington Post

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@tommaso
Ann Telnaes: Why I’m quitting the Washington Post
Meraviglioso
from 1980
«Se non sei online e non condividi ogni aspetto della tua esistenza – anche il più insignificante – non esisti, il tuo progetto muore, e dunque muori anche tu. È sempre più facile, infatti, sovrapporre la propria identità personale al proprio profilo pubblico, la persona al numero dei suoi follower, ed è sempre più difficile ricordarsi che si tratta solo di un avatar, di un simulacro, di un’imitazione. Non è più l’avatar a dover somigliare alla persona, ma la persona a dover essere all’altezza del proprio avatar. È l’identità reale a essere funzionale all’identità virtuale»
Esamina l'impatto della società della performance sui social e come la mindfulness diventa uno strumento per affrontare l'ansia.
Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Mi sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante!
Charlie Chaplin
Zerocalcare sulla sua pagina facebook spiega come mai non dovete più informarvi leggendo giornali o guardando tg. Per dirne solo due.
Per me: newsletter
Alex Krokus
STAR WARS: EPISODE V - THE EMPIRE STRIKES BACK - 1980 • dir. Irvin Kershner
Le storie oggi si consumano al ritmo delle stories su Instagram, sono effimere, durano 24 ore, e i loro archi narrativi si esauriscono in pochi secondi. La bulimia di storie disponibili ci ha portato a ridurre il tempo delle singole storie, per consumarne, più distrattamente, un numero maggiore. Il tempo di attenzione disponibile è sempre lo stesso, ma le storie si sono moltiplicate, quindi è difficile seguire tante storie con la stessa attenzione.
Le storie non funzionano più, come stiamo arrivando alla fine dello storytelling
Perfection is a funny thing. We’re all looking for it. We all think we’ve caught a glimpse of it.But the truth is, it doesn’t really exist. The best we can hope to do is keep practicing. Keep talking through our problems. And allow ourselves to make mistakes. ‘Cause when we do that, occasionally, a funny thing happens. We stumble upon something that may not be perfect but it just might be even better.
Alex INC
«A Ma' hai visto come so piccolo.. però so dovuti veni 'n tanti.. co sto sorriso li sdrajavo tutti quanti…»
È una poesia bellissima di «Er poeta romantico fastidioso», che ha dedicato a Willy, letta mercoledì sera durante la fiaccolata a Colleferro e donata alla sua mamma. Una poesia come il sorriso di Willy. Perché è il suo sorriso che salverà il mondo. Eccola:
«A Ma' stasera nun torno
va a letto nun m'aspetta'
faccio 'n sarto all'artro monno...
Te chiedo scusa a Ma'
c'era n'amico 'n difficoltà
nun me la sentivo de scappa'...
Erano tutti grossi e muscolosi
c'avevo na paura
se vedeva che erano pericolosi...
M'hanno ammazzato come n'animale..
ma che ho fatto de male ?!?!?
A Ma' hai visto come so piccolo
però so dovuti veni 'n tanti
co sto sorriso li sdrajavo tutti quanti ...
Mortacci loro come menavano
io ar massimo je sorridevo...
Te chiedo scusa Ma'
ma quarcuno li doveva affronta' ...
Quarcuno je doveva fa capì che sbajaveno..
c'avevano troppo veleno...
Quello che nun capisco de sta gente..
invece de divertisse e ride
vanno in giro a cerca' e sfide...
Se sentono forti e onnipotenti
ma a strigne so na massa de deficienti...
A Ma' io volevo solo mette pace
de litiga' nun me piace...
Aho' mo non voglio passa' da eroe
l'ho affrontati
ma c'avevo na paura de sti tatuati...
Poi a Ma' a un certo punto non ho più sorriso..
Ma che se fa così
senza neppure n'avviso
Me so spento
lento lento...
Ancora adesso me sto a chiede er perché
de tutta sta cattiveria e rabbia verso de me...
Ora te saluto a Ma'
Che c'ho da fa'...
Sto a sali e scale
Me devi promette che nun starai male...
Ammazza quante so che fatica
ricorda che la vita nun è finita...
Ogni vorta che te manco pensa a sto sorriso
Che er fjo tuo te sta vicino dar paradiso»
Per non dimenticare..
Sulle prime pensavo di tenere la bocca chiusa e lasciare che fossero i neri a intervenire sulla questione", scrive Banksy nel testo che accompagna il suo post. "E' il loro problema, non il mio. Ma poi mi sono detto: le persone di colore vengono ignorate dal sistema. Il sistema bianco. Come una tubatura rotta che allaga l'appartamento di sotto. Il sistema rotto rende la loro vita miserabile, ma ripararlo non è compito loro. Non possono, perché nessuno li farà entrare nell'appartamento al piano superiore. È un problema bianco. E se i bianchi non lo riparano, qualcuno verrà al piano di sopra e sfonderà la porta.