Ricurvi, innamorati e paralleli, anche i lampioni cercano di avvicinarsi, di starsi accanto quanto più gli è possibile, in una sera come questa, di tempesta e di mancanza.
Luigi Mancini (via luigimancini)
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@voglioesserepoesia
Ricurvi, innamorati e paralleli, anche i lampioni cercano di avvicinarsi, di starsi accanto quanto più gli è possibile, in una sera come questa, di tempesta e di mancanza.
Luigi Mancini (via luigimancini)
Aveva la bellezza di cui solo i vinti sono capaci. E la limpidezza delle cose deboli. E la solitudine, perfetta, di ciò che si è perduto.
Alessandro Baricco (via misterdoor)
Il tempo, giusto e inesorabile, porterà via ogni cosa: gli anni soprattutto. Primo compagno di viaggio e silenzioso nemico, tutto mi porterà via; soffierà via l'estate "del diploma", la tenerezza della mia infanzia e anche le rughe, un giorno. Mi spegnerà. Dal primo anelito, all'ultimo, abbraccerà la mia ombra, scandendo il tempo dei miei passi e dei miei baci sognanti. Tante volte ha spezzato fiato e speranze, ancora di più lo farà in futuro. Ha resistito al ghiaccio dei miei sogni infranti. Il tempo, giusto e inesorabile, porterà via ogni cosa di me: e lo lascerò fare. Eppure mi ha portato una notte, una di quelle in cui il vento canta tra gli alberi e le tapparelle sbattono tanto forte che i bambini nascondono la testa sotto il cuscino. Non so dire se incontrarti sia stato la cosa più importante, quello che è davvero importante è che ora faccio parte di te, come la schiuma per il mare. Lontani dai fulmini e dai trabocchetti dell'esistenza. A sorridergli... al tempo.
Francesco Pizzardi
A volte capita di restare da soli in macchina e pensare a quello che si è fatto e che si sarebbe potuto fare meglio o che, addirittura, sarebbe stato meglio non fare, soprattutto in amore. La radio sintonizzata su RDS, i finestrini abbassati, la leggera brezza di primavera e i palazzi rovinati di un quartiere non proprio alla moda della città, sono la cornice di molti pomeriggi. Succede quando si è troppo in anticipo per un appuntamento o semplicemente perché in quel momento, la voglia di arrivare a casa non c'è, allora meglio fermarsi qualche minuto per fumare una sigaretta. Pensare ai primi amori come a delle Frida Khalo. Donne speciali che non siamo stati in grado di completare e che abbiamo abbiamo fatto soffrire: forse avremmo dovuto dire qualcosa di più o di meno, essere meno cinici, fare quella cosa anziché quell'altra, ma, ahimè, non funziona così; quei momenti, oggi, sono solo ricordi. Si dice che quando una storia finisce la colpa è sempre di tutti e due, ma io non sono d'accordo. Quando una donna fiorisce in amore, come i glicini a marzo, ha bisogno di qualcuno che le resti vicino sempre, anche quando poi, in inverno, tutto sarà un po' più duro e difficile. È l'eterna presenza che si trasforma in eterna assenza. Restiamo soli e sperduti. La sigaretta nel frattempo finisce, pensi al suo rossetto rosso sbavato sul filtro delle tue Camel Blue, alla musica che metteva sempre su YouTube, alle dita incrociate sul cambio durante quella gita al lago. Pensi a come sarebbe la vita insieme a quella persona oggi. Sarebbe più bella? Chi lo può sapere, forse Dio, ma è finita però, ed è meglio così. Non sai dove sbattere la testa, ma sai che la sera, due birre con gli amici saranno utili. Sorriderai, poi metterai in moto. Un amore nuovo ti aspetta e aspetta lei su strade diverse. Nel tempo che verrà cambierai lavoro, perderai qualche amico, ne troverai di nuovi. Ti appassionerai a nuovi canzoni e cantanti, leggerai più libri e perderai diverse notti davanti la televisione e a qualche serie TV. Succede che diventi consapevole, più libero nel vivere e nell'amare. Arriverà un giorno che scoprirai un po' di più le tue carte e farti vedere debole non ti preoccuperà più come una volta. Poi troverai lei, bellissima nei suoi jeans di Bershka, con una coda un po' alta e le mani smaltate di granata. Coprirai le sue spalle una sera d'estate, a un concerto di Brunori Sas. Lei sorride e tu insieme a lei. I suoi occhi sempre un po' lucidi, labbra carnose che fanno volare più in alto delle nuvole. Lei che ti crederà l'uomo giusto e una notte d'autunno, mentre tutto si spoglia e si spegne, tu, insieme a lei, sboccerai per sempre.
Francesco Pizzardi
Camminare con te per mondi e spiagge, vorrei che fosse questa la mia sorte.
G. D'Annunzio (via lauramalvicini)
Per questo è importante lasciare che certe cose se ne vadano. Si distacchino. Gli uomini hanno bisogno di comprendere che nessuno sta giocando con carte truccate: a volte, si vince; a volte, si perde. Non aspettarti che riconoscano i tuoi sforzi, che scoprano il tuo genio, che capiscano il tuo amore. Bisogna chiudere i cieli. Non per orgoglio, per incapacità o superbia. Semplicemente perché quella determinata cosa esula ormai dalla tua vita. Chiudi la porta, cambia musica, rimuovi la polvere. Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei.
Lo Zahir, Paulo Coelho (via bloodydiamondsandsouls)
Egli mi conquista l'intelletto e l'anima, ogni giorno più, ogni ora più, senza tregua, contro la mia volontà, contro la mia resistenza. Le sue parole, i suoi sguardi, i suoi gesti, i suoi minimi moti entrano nel mio cuore.
Gabriele D’Annunzio, Il Piacere, 1889 - Libro II, cap. IV (via somehow—here)
WOW
mi piace come un grappolo d'uva nera il tuo nome, come il fiore del croco e la pioggia di luglio.
Gabriele D'Annunzio, Il nome, ultimi versi (via somehow—here)
Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura, in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te, che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle. Ti meriti un amore che voglia ballare con te, che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi, che non si annoi mai di leggere le tue espressioni. Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti, che ti appoggi quando fai la ridicola, che rispetti il tuo essere libera, che ti accompagni nel tuo volo, che non abbia paura di cadere. Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie che ti porti il sogno, il caffè e la poesia.
Frida Kahlo. (via no-one-tells-me-who-i-love)
Credo nella ricerca spasmodica, terribile e fantastica dell’amore giusto, come quello che da bambini mi ha fatto alzare sulle punte dei piedi per vedere meglio la bambina della “5B” che alla recita di fine anno era lì, in prima fila a cantare la canzone finale e io non riuscivo a vederla bene.
Tutto quello che un uomo | "My tongue is like the pen of a ready writer" https://tuttoquellocheunuomoblog.wordpress.com/
Vorrei essere leggera come una carezza, per te. Vorrei volarti intorno senza farmi catturare mai, vorrei farmi ammirare e vorrei farmi cercare continuamente senza farmi trovare mai nello stesso posto. Vorrei essere il petalo di un fiore che ti cade sul viso all'improvviso e ti lascia addosso la piacevole sensazione di essere una persona fortunata. Vorrei assomigliare a una discesa, per te, e non a un muro. A un filo spinato. A una scala ripidissima. Vorrei assomigliare a un giorno di vacanza. A un viaggio fuori programma. Al profumo di casa tua. Del tuo shampoo. Vorrei assomigliare alle “tue” cose, quelle che ti fanno stare tranquillo. Vorrei farti bene, vorrei essere la distrazione e non il problema da cui scappare, vorrei essere quella che chiami quando sei felice. ché tanto quando uno è triste non è affidabile e ama tutti un pochino di più. Vorrei essere un gioco, un gioco che se dura tanto è meglio, un gioco di quelli che non creano dipendenza, ma quando ci si può giocare lo si fa volentieri e si torna bambini. Vorrei essere collina e mai montagna, vorrei essere un sentiero e mai un bosco, vorrei essere luminosa come il primo vero giorno d'estate e calda come l'abbraccio di una madre, vorrei esserti d'aiuto e mai di peso, ma forse chiedo troppo, forse a te piace anche il buio, forse a te piacciono anche il freddo e la fatica, perché a volte mi dici che ti “garbo” tanto (che per me è meglio di “ti amo”) e allora mi appare tutto più chiaro: ami il pericolo. E io, senza ombra di dubbio, amo te.
C'è un solo viaggio possibile: quello che facciamo nel nostro mondo interiore. Non credo che si possa viaggiare di più nel nostro pianeta. Così come non credo che si viaggi per tornare. L'uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito, perché, nel frattempo, lui stesso è cambiato. Da se stessi non si può fuggire.
Andrej Tarkovskij, Tempo di viaggio, 1983 (via toutcequirest)
Tra i campi da basket vuoti, sotto la pioggia
Ci siamo incontrati qui, tra i campi da basket vuoti, sotto la pioggia e le panchine dove le ragazze fanno il tifo per il loro “amore segreto”, quello scritto sulla Smemo e nascosto tra la biancheria in cameretta, sotto il poster di qualche band musicale del momento. vicino alla sedia che straborda di jeans e le magliette di Subdued. Senza nessun tramonto “troppo bello” da aspettare, senza le canzoni “fighe” dentro i nostri iPhone. Correvamo nello stesso parco solo per provare a buttare giù qualche chilogrammo di troppo prima delle vacanze. E correvamo per piacere agli altri, senza provare a capire se prima di tutto piacevamo a noi stessi. La ricordo ancora la tua maglietta rosa fluo dell’Adidas, le tue cuffie bianche e i leggins della Nike. E le tue smorfie di sofferenza sotto la più bella coda di cavallo che io avessi mai visto. Io che correvo con la maglietta bianca dell’Hard Rock Café di Londra e le scarpe da 16€ in offerta della Decathlon e nelle mie cuffie John Mayer con la sua Waitin’ on the day. Già. Aspettare. Ti ho corteggiata rincorrendoti e anche oggi continuo a farlo e ci provo gusto. Anche oggi che tu tieni stretto il mio braccio e cammini quasi trascinandoti e sorridi pensando al viaggio in Thailandia tra qualche settimana e a quale costume mettere in valigia, meglio quello di Calzedonia oppure quello di MC2 Saint Barth? Noi e le nostre vacanze itineranti. E un’ultima corsa prima di cena, ancora sotto la pioggia, ancor prima dell’ultima puntata di Orange is the new black su Netflix; in questa estate piena di noi dove tu sei sempre molto più veloce e atletica di me. E quando finirà la pioggia, forse saremo già a casa, dove le nostre differenze, per quanto grandi, sono la nostra unità. E prima del buio, senza che noi ce ne accorgeremo, sbucherà un arcobaleno. E saremo insieme.
Tra i rumori della folla ce ne stiamo noi due, felici di essere insieme, parlando poco, forse nemmeno una parola
Walt Whitman (via bored-dandy)
👏🏼👏🏼👏🏼
L'ultimo primo bacio
L'ultima notte che siamo stati insieme ci siamo baciati sotto il portone di casa tua: ricordo ancora quel vecchio stabile un po' lontano dal mare che i tuoi avevano preso in affitto per l'estate. E ci siamo baciati lì, per la prima volta, in quell'ultima, senza paura di essere scoperti, di essere ripresi: liberi di fare quello che volevamo. Tu, ragazza dai capelli intensi come le castagne e profumati come il gelsomino, tra le braccia di un milanese distratto. Io con le mie birre al lido e tu leggera come le pagine del libro di Jo Nesbo che quell'estate non ti ha mai lasciato sola. La tua estate per rinascere, la mia per pensare. Ci siamo conosciuti al "Lido Fantastico", ma di fantastico non aveva nulla, era solo il meno caro; tu non avevi le monete per le docce e te ne ho regalata una delle mie, rinunciandoci io e sopportando il tirare della salsedine sulle spalle. "Grazie!", mi hai detto a bassa voce, poi sei "scomparsa" nel tuo silenzio, sotto la pioggia di quella doccia rumorosa. Ti ho cercato ogni momento da quel nostro primo, casuale, incontro; ricordo che il mio sdraio era sempre rivolto verso di te, mentre tutti cercavano il sole, assurdo vero? Ti ho baciato il 19 di agosto, la prima volta, davanti il portone di casa tua, l'ultima volta che ti ho vista. "Non ti dimenticherò!", mi hai detto a bassa voce, poi sei andata via, dietro quel legno marcio, di quella casa lontana dal mare. "Mi hai già dimenticato...", ti ho detto quando eri già andata via. Ed è finita l'estate, i tormentoni musicali. Tutto. E' rimasto solo uno sdraio che il sole aveva trovato, ma non in cielo.
Il dolore è ancora più dolore se tace.
G. Pascoli (via avevounamico)
Ricordo un cinema parrocchiale, un martedì pomeriggio, la sala praticamente vuota. Solo. Davanti a me qualche anziano in un silenzio surreale, nessuna pubblicità e una voglia di pop corn e Pepsi, non la Coca Cola, la Pepsi. Molto più dissetante e frizzante. La poltrona vuota a fianco a me, in attesa di te. Dei tuoi sorrisi. Delle tue parole colorate su di me. Il tuo sguardo fisso che parte dal taglio dei tuoi occhi a forma di mezzaluna, come le piazze di Edimburgo e che m'incantano proprio come la Venere del Botticelli agli Uffizi. E passeranno i giorni. Passerà anche questo inverno e le tue dita saranno meno fredde. L'umidità avrà tregua delle nostre ossa e i mal di testa si attenueranno, ma tu continuerai a parlare durante i film. Un bicchiere d'acqua prima di andare a dormire sarà un abitudine che ti lascerò conquistare mentre cominceremo a prendere coscienza del fatto che il sogno sta diventando realtà, mentre la tua mano si stringe alla mia poco prima di addormentarti. L'amore si espanderà da un letto matrimoniale al cielo e si coprirà di silenzi, di respiri scoordinati, di luci ottomane che non daranno fastidio. E la colazione sarà il nostro rito segreto: i miei Tarallucci e il tuo pan tostato con la Nutella che regalerà ogni mattina il più bel buongiorno al cioccolato di sempre. Dal tuo sorriso al mio. E i tuoi balsami nella mia doccia, le tue scarpe sparse per casa e le cartelle di lavoro sul Mac: sul tuo le verifiche, sul mio un libro perennemente in cantiere. Le sveglie da odiare e da posporre. Due vite che non vogliono diventare una, ma che insieme vogliono crearne una. Almeno provarci. Le aspettative, le paure, il destino. Il mare. Un cinema vuoto un martedì pomeriggio. Tu, vicino a me. Pop Corn e Pepsi.
Francesco Pizzardi