#DIOGENE: alla ricerca di Mostre, Arte e Cultura. Rubrica a cura di Lorena Luccioni, foto da archivio C. Toraldo di Francia/ Superstudio©
Si è inaugurata lo scorso 11 ottobre al PAC di Milano la mostra SUPER SUPERSTUDIO, che resterà aperta fino al prossimo 6 gennaio 2016.
L'opera del Superstudio, con la sua esplorazione dei linguaggi visivi nelle sue più ampie ibridazioni, tra arte, linguaggio creativo, sperimentazione e avanguardia, attraversa venti anni di storia del Novecento, esattamente tra il 1966 e il 1986.
Si tratta di un lavoro soprattutto di ricerca che spazia dalla scala del singolo oggetto d'uso, nella prima fase, fino alla scala territoriale e planetaria del Monumento continuo e della Supersuperficie, capace in ogni caso di spostare la visuale tradizionale e scontata della realtà verso una concezione più ambigua e talvolta profetica dello spazio, fisico e virtuale, tra audaci salti di scala e visionarie premonizioni.
I primi anni di lavoro, gli anni della Superarchitettura, vedono la produzione di una quantità di oggetti supercolorati, supercontaminati, superallusivi. Il manifesto della mostra fondante di Pistoia nel 1966 descrive l'idea iniziale che nasce da una società neoconsumistica: “La superarchitettura è l'architettura della superproduzione, del superconsumo, della superinduzione al superconsumo, del supermarket, del superman e della benzina super”.
L'opera di Superstudio è oggi testimoniata da una copiosa produzione di disegni, fotomontaggi, tavole di lettura e catalogazione di elementi e temi dell'architettura, film (restaurati recentemente da Cinecittà), oggetti, allestimenti, interni e costruzioni.
Impossibile tracciare una unica identità della poliedrica attività intellettuale, contaminata di volta in volta da altre arti e discipline che costituiscono parte delle esperienze individuali dei componenti del gruppo, messe in campo da ciascuno di loro: la passione per la pittura di Adolfo Natalini, per la fotografia di Cristiano Toraldo di Francia, per l'antropologia di Piero Frassinelli, il buon professionismo e il pragmatismo di Roberto e Alessandro Magris, e l'interesse per la cultura materiale di Alessandro Poli che si unirà al gruppo solo più tardi e per pochi anni.
Tra le storie con figure (il lavoro di ricerca) e l'architettura con figure (i progetti per gli edifici) si colloca una grande fetta di lavoro dedicato al disegno degli interni e dei sistemi per interni.
Molti di questi progetti, che riguardano solo apparentemente oggetti di arredo, sono capaci di generare e costruire veri e propri “spazi” appartenenti ad una nuova visione teatrale e spettacolare dei territori abitati, tutt'altro che familiare o “domestica”.
Se dovessi sintetizzare con due progetti estremamente simbolici il lungo percorso di avanguardia del Superstudio, sceglierei senza dubbio il Bazaar e gli Istogrammi.
Nel 1968 l'azienda Giovannetti lancia sul mercato il Bazaar, una “costruzione” in plastica rinforzata con fibra di vetro il cui prototipo viene realizzato a Livorno in un cantiere navale.
E' un sistema trasformabile, può comporsi “aperto” o può richiudersi come un riccio a seconda di quanti elementi si assemblano, può accogliere un gruppo di persone, può semplicemente essere utilizzato come divano, può “strutturare” un ambiente. All'interno il suono è ovattato, ci si sente “dentro”, non “sopra” come in una normale seduta da salotto. Sedercisi diventa un'esperienza sensoriale. E' un oggetto che diventa spazio e al tempo stesso architettura, con un guscio esterno che protegge e un morbido interno di pelliccia che accoglie.
La superficie, esageratamente soffice e morbida e stucchevolmente rosa carne, evoca intimi corpi avvolgenti, l'idea del femminile, mentre la scocca rigida che la racchiude è la antitetica o complementare componente maschile. Oggetto e architettura, arredo e costruzione, interno ed esterno, morbido e duro, sono solo alcune delle ambiguità e delle metafore che si possono elencare per descrivere le caratteristiche di questo sistema di seduta collettiva.
La sperimentazione a tutto tondo e gli eccessi formali e sovraccarichi di sovrapposizioni semantiche che caratterizzano la prima fase, declina a partire dal 1970 in una nuova visione del tutto opposta che riduce all'essenziale la forma e i colori. Si tratta di “un momento di distacco, di riduzione formale che doveva riportare a un suo grado originale e neutro lo strumento compositivo, senza relazione di scala”... “il desiderio di produrre oggetti senza forma, o con una forma minima, senza colori e senza messaggi”(1).
Nascono gli Istogrammi, una mappa mentale priva di scala, ma che può funzionare a tutte le scale generando successivamente una molteplicità di progetti visionari e talvolta profetici. Sono inizialmente tracciati da una griglia di 3cm. x 3cm. realizzata con gli strumenti di precisione dell'Istituto Geografico Militare di Firenze, usati per quadrettare le carte geografiche. La superficie quadrettata diventa la Supersuperficie che farà da sfondo e ispirerà diversi progetti, fino a diventare un laminato prodotto dalla Print con il quale dare vita ad una serie di oggetti e piccole architetture, e ad enigmatici ambienti domestici in spazi aperti della campagna toscana. Qui non è più l'architettura a delineare lo spazio interno, ma è l'interno con i suoi elementi misuratori a disegnare e addomesticare lo spazio esterno.
Il laminato stampato creerà un nuovo immaginario domestico negli spazi degli interni italiani, diffondendosi in contesti residenziali e commerciali fino a sopravvivere straordinariamente ancora oggi in alcuni pezzi prodotti in esclusiva da Zanotta.
Il prossimo appuntamento con Superstudio si prepara al MAXXI di Roma (aprile 2016) con la più importante mostra italiana che celebra i 50 anni di nascita del mitico e intramontabile gruppo fiorentino.
Superstudio è fondato nel 1966 da Adolfo Natalini (Firenze, 1941) e Cristiano Toraldo di Francia (Firenze, 1941). Si uniscono poi Piero Frassinelli (Porto San Giorgio, 1939), Roberto Magris (Firenze 1935-2003), Alessandro Magris (Firenze 1941-2010), e dal 1970 al 1972 Alessandro Poli (Firenze 1941) .
Il gruppo fiorentino è considerato tra i maggiori protagonisti dell'avanguardia degli anni '60 e '70. La mostra “Italy: the New Domestic Landscape” al MoMA di New York nel 1972 lo proietterà sulla scena internazionale. Sempre nel 1972, il numero 367 di Casabella diretto da Alessandro Mendini etichetterà il movimento, che aveva visto tra i principali attori, con il Superstudio, gli Archizoom, gli Ufo, Ettore Sottsass, Riccardo Dalisi, ed altri, con il nome di “Radical Design”, storicizzando così l'esperienza della sperimentazione architettonica radicale. Il lavoro di Superstudio costituirà materia di studio e di ispirazione in quegli anni del pensiero di molti della generazione nascente di architetti, tra cui un giovane Rem Koolhaas che ricorderà spesso, anche nei suoi scritti, il tributo giovanile. Tra le altre principali mostre: “Sottsass e Superstudio: Mindscapes” (USA 1973-1975); Superstudio, Inarch Roma (1978); XXXVIII Biennale d'Arte di Venezia.
Tra le opere principali: la Superarchitettura (1966-1968), l'Architettura tecnomorfa; il Design di evasione; gli Istogrammi di architettura (1969-1971), il Monumento continuo, le 12 città ideali, la Supersuperficie, gli Atti fondamentali (1971-1973), La moglie di Lot (Biennale di Venezia, 1978), La coscienza di Zeno (Biennale di Venezia, 1978).
Le opere di Superstudio fanno parte oggi delle collezioni permanenti del MoMA di New York, del Centre Pompidou di Parigi, del MAXXI di Roma, dell'Israel Museum di Gerusalemme, del Deutsches Architekturmuseum di Frankfurt am Main.
Alcuni pezzi (tra cui il Bazaar e i prototipi a quadretti) fanno parte di collezioni private e compaiono, battuti a prezzi importanti, nelle maggiori aste d'arte.
(1) in: La vita segreta del Monumento Continuo, Quodlibet, Macerata 2015.
Le foto del presente articolo, alcune inedite (i), sono protette da Copyright. Archivio C. Toraldo di Francia/Superstudio©, in esclusiva per Interni Italiani.
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