Francesco Guccini
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Francesco Guccini
Nessuno sceglie di essere forte volontariamente, perché sarebbe bello sapere di poter contare su qualcuno.
Ma non c'è nessuno.
Sei troppo ambiziosa, dicono.
Io annuisco e sorrido ripensando al periodo in cui avevo perso tutta la voglia di desiderare qualcosa.
Sono sempre stata una di quelle per cui esisteva o il bianco o il nero, che stava o dentro o fuori. Le sfumature a metà non mi sono mai piaciute, eppure stavolta non riesco a uscirne fuori, non riesco ad essere indifferente quando sento il suo nome.
E sembra davvero che riinizi tutto d'accapo, come se sia stata vana la fatica fatta finora per tenerlo lontano.
Anche nei momenti peggiori della mia vita ho sempre preferito sentire tutte le emozioni scorrere nel sangue piuttosto che non sentire niente. Avrei sicuramente preferito una pelle più spessa solo per sentire un po' meno gli occhi bruciare e il buco allo stomaco crescere, ma nonostante tutto sono felice così. Perché l'amore lo sento di più e la gioia brilla nei miei occhi più che in quelli di chiunque altro. Sono felice perché anche quando credevo di essere rotta, ho raccolto gli infiniti pezzi di me e sono dinuovo impiedi.
Felice perché, oggi più di ieri, so ridere di cuore.
Con il tempo ho capito che in alcune relazioni arriva il momento in cui bisogna andare via. È il preciso istante in cui capisci che non c'è via di ritorno, e ho capito che non è così facile come dicono. Per andare via bisogna essere forti, nonostante ci manchi la parte più felice di noi che abbiamo dato. Forti, tanto da accettare che comunque non è stato abbastanza. Forti perché è la soluzione migliore, ma non quella indolore. Forti perché per ricominciare è indispensabile esserlo. Forti perché è l'unica alternativa.
Ho corso più di chi era al mio fianco. Ho cercato di donare ogni parte di me. Ho sorriso sempre, anche quando dentro facevo fatica a respirare. Ho pensato che, forse, quello che avevo era il massimo che potessi ricevere. Ho cercato di dimostrare a chi era al mio fianco che poteva fidarsi di me, e che ci credevo davvero. Alla fine ho capito che questo non è Amore. Perchè Amore significa Insieme.
Racconterò di te.
Lui ha il nome di un principe, ma di reale ha davvero poco. Tanto per iniziare non è biondo, e non ha neanche gli occhi azzurri.
Nelle favole i principi sono descritti così, no?! Eppure io, fin da bambina, non ho mai creduto al principe azzurro che salva la principessa.
Forse proprio perché lui non era neanche lontanamente paragonabile ad un principe, quando è arrivato nella mia vita ho creduto di essere al sicuro. Il castello che faticosamente avevo costruito era buio ma quando lui mi guardava i suoi occhi brillavano da morire. L'ho lasciato entrare perché ero convinta che quella luce potesse illuminare ogni cosa. E casualmente, uno dei ricordi più belli che ho di lui, è legato ad una torre. Siamo saliti fino in cima solo perché sicuramente sarei stata felice di guardare il mare e il tramonto da lassù. L'ho amato più della mia stessa vita, ma questo non è bastato perché non ero io la sua felicità.
Il destino.
Non so per quale assurdo motivo, fin da quando ne ho memoria la prima cosa che guardo in una persona sono le scarpe. Non ho mai pensato che fosse la cosa più importante, ma era comunque la prima a cui prestavo attenzione. Quella sera le sue scarpe non mi piacquero, ma non le ricordo. Ricordo solo che erano blu scuro, l'unico colore che non esiste nel mio guardaroba perché preferisco il nero. Immediatamente dopo ho notato i suoi occhi, senza far caso subito al colore che avessero. Brillavano di una luce diversa, e ho avuto paura. Ricordo che un brivido mi ha percorso tutta la schiena, e quasi come se avessi dimenticato che significava, mi sono sentita dinuovo viva. Quando rideva gli si chiudevano un po' gli occhi ma da quella fessura si continuava a vedere quella luce, era ancora più bello. Dopo abbastanza tempo li ho guardati davvero, e ho scoperto che erano verdi con delle sfumature grigie all'interno. Erano gli occhi della persona di cui mi sarei perdutamente innamorata e che avrei amato più della mia stessa vita. Gli stessi occhi che mi avrebbero fatto stare male come mai mi era successo prima.
Così, spero che Dio mi dia abbastanza giorni per poter scriver di lei quello che non è mai stato scritto per nessuna.
Dante Alighieri, Vita Nuova (via frugiperda)
Io e Lei funzioniamo come il gioco “Un, due, tre stella!” Avete presente? Una persona con il corpo rivolto verso un muro o un albero che sia, conta ad alta voce fino al numero tre, poi si gira e urla “stella”. Dalla parte opposta troviamo l'altra persona che deve cercare di arrivare a toccare l'avversario; ma, perchè in ogni gioco, come in amore, c'è sempre un “ma”, nel momento in cui l'altro si gira, noi, non ci dobbiamo muovere. Semplice, almeno, il gioco. Io e Lei siamo più complessi. Chiunque dei due conti, nel momento in cui bisogna girarsi, l'altro sbaglia e se non sbaglia, riusciamo a trovare un errore. Così iniziamo: “un, due, tre.. Stella!” dice Lei, nella relazione. Siamo ancora agli inizi, quindi sono ancora distante enon ha visto che ho mosso le dita delle mani. Sono stato fortunato, lei si rigira e mi riprometto di non fare più quell'errore. “Un, due, tre.. Stella!” ripete nella relazione e io sono immobile, questa volta non muovo affatto le dita della mano. Lei mi guarda attentamente, mettendoci un secondo in più di prima, giusto perchè ora può vederci un tantino meglio. Salvo. Comincio a correre verso di Lei, corro forte, la voglio mia. “Un, due, tre, stella!” riprende lei nella relazione. “Merda!” pensai mentre cercavo di fermarmi da quella corsa. Capitemi, io la volevo, ma lei preferisce andare con calma, nella relazione intendo. “Fai tre passi indietro” dice lei. Regole sono regole e indietreggia di tre passi. Capii che non voleva correre, che rischiare di lasciarsi andare, arrivando da Lei, poteva significare stare male dopo. “Un, due, tre..Stella” disse nella relazione, con quella paura che io potessi essere dietro di lei, che avessi corso di nuovo. Si sbagliava, avevo avanzato di forse un passo e mezzo ed ero fermo. “Calma e pazienza” mi ripetevo. Mi guardava sempre con quel secondo in più e ogni volta che si girava, aumentavano, ma non m'interessava. Sarei potuto rimanere fermo anche un minuto, magari anche senza respirare, pur di averla. “Calma e pazienza” mi ripetevo, passo dopo passo. “Un, due, tre.. Stella” disse e si spaventò. Ero dietro di Lei, molto vicino. Ci guardammo. Era bellissima, occhi castani. Sbattei le palpebre e lei sospirò. “Due passi indietro” mi sgridò. “Ma.. Cosa ho fatto?” chiesi io. “Hai sbattuto le palpebre” borbottò Lei. Aveva solo paura, ma la capivo e indietreggiai. “Un.. Due.. Tre.. Stella” ripetè un'ultima volta nella relazione. Si girò. Non avevo corso, le dita delle mani non si muovevano affatto, gli occhi fissavano dritto a me, ma ignorando il suo sguardo. Ero fermo, sembravo una statua. Lei indietreggiò. Fece un respiro prolungato, come di paura e si rese conto che ero lì. Ero arrivato al mio traguardo e non mi sarei fatto sfuggire questa opportunità. La volevo. Mi voleva, ma aveva paura. S'avvicinò e i secondi che prima usava per cercare gli errori, questa volta li usò per studiarmi. Dopotutto le ero così vicino che avrei potuto abbracciarla e scaldarla col mio stesso petto, ma non lo feci. Non dopo tutta la fatica che avevo fatto, ancora una volta mi dissi: “Calma e pazienza” Poi si avvicinò con le sue, alle mie labbra; le sfiorò e dovevo godermi quel momento. Respirai. I suoi capelli sapevano di tutto ciò che avevo sempre sognato, le guance erano rosse e calde, i suoi occhi in contatto con i miei. Respirai ciò che c'era di più bello in Lei e lo notò. Quel respiro, forse pieno d'amore, da cui lei è terrorizzata, lo notò e le uniche cose che ricordo sono: “Non mi fido di te, hai fatto troppi errori” disse al termine della nostra relazione. M'allontanai, regole sono regole, ma il bacio, quello che era a davanti alle mie labbra, me lo presi. M'allontanai lasciandole un pezzo di me e io portandomene via uno suo. L'amore è come un gioco, un errore e devi pagarne le conseguenze.
ricordounbacio (via ricordounbacio)
(Foto mia)
I paranoici attribuiscono un'importanza enorme ai particolari più insignificanti del comportamento altrui, quelli che generalmente sfuggono alle persone normali.
S. Freud. (via bruciare-al-suolo)