Non so se il caso si sia messo contro di me, fatto sta che ogni volta che ci troviamo nello stesso posto, tu, tu sei sempre la prima persona che vedo. Non importa in che modo, ci incontriamo, scontriamo, sempre. Come sia possibile, non lo so. Scale affollate, sguardo basso, mi sistemo i capelli, alzo gli occhi ed eccoci, sullo stesso gradino, nello stesso istante. Ancora qui, finti sconosciuti, che dopotutto questo tempo non riescono a salutarsi, ad ammettere che una volta erano stati così vicini da credersi normali. Mi riconosci, almeno questo, Non capisco, sei stupito, forse. Mi prendi alla sprovvista, so che anche se m’impegno in faccia mi si legge tutto, l’impossibilità di fare l’indifferente, di nuovo. Non faccio in tempo, ad evitarti, è una frazione di secondo, è un attimo, e mi viene da ridere, perchè ormai ci son abituata, ad io che all’inizio non posso fare a meno di cercarti, io che poi ce la metto tutta per non guardarti, per ritrovarti li, più tardi, due file avanti a me, e provo a non pensarci, a quanto sei bello quando ridi, mentre balli, mentre salti, e a quel giorno li, che se avessi saputo che sarebbe stato l’ultimo avrei fatto di più, t’avrei abbracciato di più, baciato di più. E ricordo ogni singola cosa. E non capisco com’è che abbiamo smesso di parlarci. Mi chiedo ancora come sia possibile, dove ho sbagliato. Mi domando se poteva andare diversamente, se c’era un altro modo. Che poi lo so che è stato molto meglio così, che tu in realtà hai un caratteraccio, che non mi avresti mai potuto rendere felice, che sei maleducato e che ti piace litigare mentre io lo odio e che sei troppo, troppo per me. Ma il problema è che non mi hai dato il tempo di esserne sicura.