" «Sa, Johann,» disse Hemingway «accusano cotinuamente anche me. Invece di leggere i miei libri, ora scrivono libri su di me. Sul fatto che non amavo le mie mogli. Che non mi sono dedicato abbastanza a mio figlio. Che ho preso a schiaffi un critico. Che mentivo. Che non ero sincero. Che ero orgoglioso. Che ero macho. Che ho dichiarato di aver ricevuto duecentotrenta ferite, mentre erano solo duecentodieci. Che mi masturbavo. Che facevo arrabbiare la mamma». «Questa è l'immortalità» disse Goethe. «L'immortalità è un eterno processo». «Se è un eterno processo, allora ci vuole un giudice come si deve. E non un'ottusa maestrucola con la bacchetta in mano». «Una bacchetta in mano a una maestra ottusa, ecco cos'è l'eterno processo. Che altro immaginava, Ernest?». "
Milan Kundera, L'immortalità, traduzione di Alessandra Mura, Adelphi (collana gli Adelphi, n° 47), 2023²¹; p. 95.
[Testo originale: Nesmrtelnost, 1988]















