Mentre l'Italia insegue un'utopia a base di idrogeno e fonti di energia alternative (finiamola di chiamarle rinnovabili...), dalla Germania arriva un avviso assai importante che dovrebbe far tornare tutti con i piedi ben in terra e far spegnere le "fiamme" della falsa innovazione.
Esattamente Bielefeld, rappresenta un avvertimento sobrio a chi preferisce il fumo della speculazione alla realtà dei fatti e della Fisica.
La città è stata costretta a mettere in pausa l'intera sua flotta di 7 camion della spazzatura alimentati a idrogeno.
Per ricaricare i mezzi ad idrogeno occorrono sistemi complessi e dispendiosi per la produzione del gas e stazioni di rifornimento ramificate sul territorio.
Per anni i camion all'idrogeno di Bielefeld si sono basati su un'unica stazione di rifornimento a Rheda-Wiedenbrück. La logistica è sempre stata sotto pressione; gli autisti dovevano compiere un viaggio di andata e ritorno di 80 chilometri solo per fare rifornimento.
Dato che questi camion hanno un'autonomia giornaliera di circa 300 chilometri, quasi un terzo della loro energia veniva speso solo per raggiungere e tornare dalla stazione di ricarica del gas.
Quando la stazione di Rheda-Wiedenbrück chiuse, la situazione è diventata ben presto impossibile.
La stazione di rifornimento disponibile, infatti, era a Münster, a circa 180 chilometri di distanza per un viaggio di andata e ritorno. A quella distanza, i camion consumerebbero la maggior parte del carburante solo viaggiando da e verso la stazione, lasciando praticamente una risibile autonomia per raccogliere effettivamente i rifiuti.
Ciascuno dei camion alimentati a idrogeno è costato alla comunità circa 1 milione di euro, almeno 4 volte il prezzo di un camion convenzionale diesel per la spazzatura (circa 250.000 euro).
Per colmare il divario di costi, il governo federale tedesco ha fornito enormi sussidi, coprendo il 90% dei costi aggiuntivi.
In totale, quasi 8 milioni di euro di soldi pubblici furono investiti in questa flotta. Oggi, quei veicoli high-tech sono fermi, senza fare nulla, rappresentando uno spreco enorme di risorse sovvenzionate.
La parte più frustrante della storia è che Bielefeld ha effettivamente una stazione di rifornimento di idrogeno all'interno della città. Si potrebbe pensare che la soluzione sia semplice: basta rifornire i camion alla stazione locale! Tuttavia, a causa delle rigide condizioni dei sussidi governativi utilizzati per costruire quella stazione, il suo utilizzo è contrattualmente limitato solo agli autobus a idrogeno. Nonostante sia gli autobus che i camion della spazzatura appartengano alla flotta municipale, le regole formali di finanziamento impediscono ai camion di utilizzare la pompa locale.
Bielefeld non è un caso isolato. Problemi simili sono stati segnalati a Duisburg e Lubecca, dove i veicoli municipali alimentati a idrogeno sono stati messi da parte a causa di carenze di carburante o lacune infrastrutturali. Mette in evidenza un tema ricorrente nell'"Energiewende" (transizione energetica): la tecnologia viene spesso implementata molto prima dell'infrastruttura pratica necessaria a sostenerla, e soprattutto davanti a laute sovvenzioni che alterano la reale percezione dell'utilità e fruibilità della tecnologia.
Il caso della flotta di camion della spazzatura inattiva di Bielefeld è un esempio della palese incapacità della burocrazia di gestire una società, fungendo da promemoria che la tecnologia "verde" è una follia costosa ed esistente solo per drenare fondi pubblici attraverso le sovvenzioni.
Fernando Arnò.










