Ho superato il DCA da anni, quasi un decennio ormai. Continuo a considerarmi una grande mangiatrice di cibo, dato che arrivo facilmente alle 3-4000kcal se mangiassi a sazietà le cose che preferisco.
Eppure ancora rimango stupefatta nel momento in cui vedo persone che hanno poca coscienza alimentare e non hanno alcun problema a raggiungere una quota calorica stratosferica quasi tutti i giorni. L'altra volta la mia coinquilina mangiò a pranzo un Saikebon per antipasto. Dopo 250gr di mozzarella di bufala. A cena, tagliatelle all'uovo con salsa ai funghi, tutto comprato al supermercato quindi supergrasso. Il conteggio calorico dalla testa, una volta entrato, non se ne esce più per cui sono certa che fossero anche più di 3000kcal.
Sebbene sia vero che avere un po' di coscienza alimentare sia utile e faccia bene a mente e corpo, rimango ancora stupefatta e mi chiedo come si faccia a mangiare così tanto, tutti i giorni, senza sensi di colpa, senza farsi due domande. E mi chiedo se sia la mia parte "salutista" a parlare o sia quella "malata", quella che ha ancora un minimo timore delle calorie, di "mangiare troppo". Probabilmente sono entrambe. Ma la cosa brutta è il dover provare anche una leggera invidia difronte queste persone: io non posso, non me lo posso permettere.
Il confine tra normalità, anoressia, ortoressia si fa labile e "guarire" in verità è tutta una questione di tenere l'asticella a un limite accettabile tale da non farlo sfociare in psicopatologia.
Forse è vero che, in fondo, non si guarisce mai.













