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“Non sempre la via più dritta
e più breve è la migliore.
Sono le deviazioni
che ti preparano alla meta.
Ed è lì che ti portano.”
— N.C. Vosseler, La baronessa del ghiaccio
“Il tempo non è che l'eterno perpetuarsi di un bivio; unite gli attimi di cui è composta la vita di una persona e avrete la forma del suo destino, una specie di filo che varierà da individuo a individuo, secondo le infinite possibilità dell'esistere, ma che manterrà l'aspetto di un filo spinato, là dove per spine devono intendersi le deviazioni non prese, le possibilità abortite, ciò che poteva essere e non è stato. [...]
«E cos'è che più conta in un filo spinato: che è un filo o che è spinato?»
Tommaso Pincio, Il dono di saper vivere
Stella
“Ti va se facciamo una piccola deviazione?” “Certo”. Mi guardo attorno, cercando di capire dove siamo, è buio pesto, l’unica illuminazione proviene dai fanali dell’auto e dalla luce della luna. Apre la portiera e mi aiuta a scendere dalla macchina.. non ci sono edifici, sembra la fine di una strada asfaltata. Davanti a noi c’è soltanto un sentiero di ghiaia. “Mi hai portata nei boschi?” chiedo, confusa. Mi offre la sua giacca, accetto nonostante la mia perplessità mentre prende qualcosa dal cofano. Accende una torcia. Ripeto, accende una torcia! “Pronta?” Abbasso lo sguardo sui miei tacchi “Cosa stiamo facendo? Devo camminare nei boschi con queste scarpe?” Max ride “Dobbiamo fare solo due passi, e non attraverso i boschi. C’è un sentiero”. Indosso la giacca, non fa esattamente freddo, c’è un po' di vento, però ho i brividi. Ci incamminiamo lungo il sentiero con la torcia che lo illumina. Ho un po' paura. Vorrei fargli qualche domanda, ma non sembra disposto a fornirmi alcuna risposta, perciò mi limito a tenere il passo e ad ascoltare i grilli che friniscono intorno a noi.
Come ha detto ci fermiamo dopo pochi minuti, alla fine del sentiero. Davanti a noi si estende una collinetta erbosa e priva di alberi che scende verso un laghetto lucente e deserto. Prima che possa aprire bocca, mi da un bacio tenero e mi fa cenno di avvicinarmi verso la collina. Poi srotola il fagotto che teneva in mano. E’ una coperta, che spalanca davanti a me.
Tolgo i tacchi, e mi siedo sulla coperta. Sono davvero confusa e curiosa di sapere cosa farà. “Hai intenzione di fornirmi una spiegazione?” chiedo, dato che è rimasto in silenzio. “Una volta ho portato una ragazza a vedere l’oceano” dice “Ha avuto qualche incertezza in più su di sé rispetto a quante ne abbia avute su di me. Siamo stati lontano per parecchio tempo, e volevo dimostrarle che i miei sentimenti sono sinceri, come quella sera” sorrido “Io? Sono quella ragazza?” “Sei tu. La portai via dai ai suoi amici. Volevo che mi vedessero in sua compagnia. Volevo rivendicarla. Volevo rivendicare te”. “Avevi reso l’idea” gli dico sorridendo “Quella sera dicesti che così tante stelle non le avevi mai viste. Erano belle…” indica intorno a noi “Ti offro le stelle. Io la mia ce l’ho già”. Mette una mano sul ciondolo che porto al collo. Una stella. Il regalo di San Valentino di mio padre, di quando ero solo il suo amore.
Rimango a bocca aperta. Le stelle. Mi sta offrendo le stelle. Alzò gli occhi al cielo e capisco cosa sta succedendo. Ci siamo allontanati per raggiungere la parte isolata del parco, senza luci che ci distraessero, solo per contemplare il cielo notturno, come gli avevo detto mesi prima, per capriccio, quando eravamo usciti a cena insieme. Una volta lo facevamo più spesso, ovunque fossimo ci prendevamo del tempo e guardavamo le stelle, non importava dove pure sul terrazzo di casa. Chissà perché abbiamo smesso. “Ti amo” sussurro “Tu.. sembri capirmi come nessun altro” “Provo la stessa cosa. Siamo fatti l’uno per l’altra” la sua voce è un po' rimprovero. “Max, mi hai regalato le stelle” non so cosa dire “Mi piacerebbe regalarti molto di più”. Poi mentre lo fisso, si china davanti a me, mette un dito sulle mie labbra prima che possa dire altro. “Vivevo in quello stato di negazione. Non c’era niente di definito. Non mi fermavo mai a prestare attenzione ai dettagli. Era più facile vivere una vita nel caos piuttosto che fermarsi, perché se lo facevo potevo avere l’occasione di provare davvero dei sentimenti, di dovermi aprire alle emozioni da cui stavo alla larga. Ho sempre voluto essere il padrone di me stesso, non dipendere da nessuno… ero pronto a mettere dei paletti quando le cose iniziavano a farsi troppo… E poi ho conosciuto te. Quando ti ho vista non sono riuscito a distogliere lo sguardo. Mi hai attratto subito con il tuo atteggiamento, il tuo rifiuto nei miei confronti, la tua vivacità... tutto di te. Quella sera eri la pace nel caos che era la mia vita. Quella prima notte… mi mancano le parole… e fin da allora ogni giorno mi hai concesso la forza di rallentare abbastanza. Anche quando non volevo farlo, la tua forza pacifica, il fatto di sapere che ci sei, mi spingono ad essere un uomo migliore. Dal giorno in cui sei entrata nella mia vita… Non so in che altro modo spiegartelo, sapevo che non potevo più tornare a come tiravo avanti prima. Avevo bisogno di averti nella mia vita, e che mi aiutassi a continuare a rallentare, a permettermi di sentire.. Per quanto mi sia opposto era da tantissimo tempo che una cosa non mi sembrava così giusta. Forse non riuscivo a farti andare via dalla mia testa perché era lì che dovevi stare. Ed è qui che devi stare”
Sul viso di Max sboccia un sorriso, mi bacia. Non mi aspettavo niente del genere. Stiamo insieme da così tanto tempo, non credevo di aver ancora bisogno delle sue spiegazioni, lo prendo in giro per questo suo modo che ha di parlarmi. Sbagliavo. Ne ho bisogno. E’ importante ascoltarlo raccontare le sue emozioni, mi servono per non dare mai per scontato quello che c’è tra noi, mi serve per tornargli indietro se non tutto almeno parte di tutto quello che ha dato a me perché potessimo arrivare ad oggi insieme. Provando ancora rispetto, amore e devozione verso noi come persone e poi come coppia, perché in un rapporto non si deve smettere mai di costruire, non è permesso fermarsi quando si crede di essere arrivati, dobbiamo andare avanti, innamorarci ancora e sempre, anche se a volte ci siamo fermati chiedendoci se valeva la pena continuare. E’ come ho detto a Max, lui mi capisce. Sa di cosa ho bisogno, di mettermi in discussione, chiedermi se sto facendo abbastanza per lui, continuare a scoprire cose di lui. E sa anche che deve placare la mia mente macchinosa prima che mi porti a pensare di aver sbagliato tutto con lui.
Affonda le mani nei miei capelli. Cerca di fermare i miei pensieri, riportandomi al nostro bacio. Continuo a baciarlo, poi ci stacchiamo per prendere aria, mi accarezza la guancia per asciugare le lacrime. Dopo un momento, mi fa sdraiare con sé sopra la coperta e mi fa accoccolare contro il suo corpo, cullandomi.
Siamo rimasti a fissare le stelle..
Quella di ieri è stata una giornata assai movimentata. Ogni mio programma, per le più varie circostanze, è andato all'aria… Ma la strada “deviata” mi ha permesso di trovare, scontatissime, a 5€ (!), queste scarpe che adoro e che mi ricorderanno sempre che non tutti i mali vengono per nuocere e che la vita può risevarci dei bei premi di consolazione!
Camminerò su “strade deviate” sempre con scarpe nuove.
il pubblico della poesia / poesia per il pubblico : insistenze & resistenze
“poesia per il pubblico”: generazioni e differenze (in poesia, scrittura, politica), a-khttps://slowforward.net/2022/02/21/poesia-per-il-pubblico-a-k/el’italia sommersa e la francia emersa: tre interrogativi e una constatazionehttps://slowforward.net/2022/10/12/italia-sommersa-francia-emersa/
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