Il Piacere è essenza della nostra esistenza.
La nostra esistenza è effimera, peritura: nasciamo, viviamo, moriamo, senza alcuna specifica ragione; tale condizione è un motivo sufficiente per rendere un diritto inalienabile la ricerca individuale del Piacere - indispensabile per raggiungere la Felicità.
La Società Ideale è quella che non discrimini alcuno per le sue propensioni: che punti alla Qualità della Vita di ognuno. Per raggiungere tale punto alto di Civiltà è necessario debellare ogni forma di moralità, di illogica repressione che porti a vedere, in modo infondato, 'perversione' in ciò che in realtà è comportamento sano, che non lede l'incolumità di alcuno.
La morale è superstizione (religione, credulità, fanatismo, idolatria, credenza popolare vana, Ignoranza); l'Etica è, invece, l'insieme di corretti Valori da applicare, poiché derivanti dalla cognizione di causa, dallo spirito critico. La moralità è tipica di chi non abbia Cultura; di coloro che credono, cioè hanno fede in dogmi, non ponendosi il problema di ricercare prove, evidenze di ciò in cui ripongono cieca fiducia.
Esiste una distorsione del piacere nelle superstizioni come il cristianesimo, che fondano la loro propaganda su simboli di morte, di dolore, come il crocifisso - un uomo straziato, trucidato, che nulla ha a che vedere con la gioia di vivere: con la serenità con la quale anche un bambino deve affrontare i suoi primi passi nel mondo.
Autodeterminarsi è un diritto inalienabile di ogni individuo: un credente ha diritto a vivere la propria 'fede', anche come martire di una iniqua sofferenza, ma non di imporre a terzi il suo 'credo'.











