Lettera ad Alessandra Mussolini
Alessandra,
mi scusi se mi rivolgo a lei così, ma sia il “carissima” che l’”egregia”, manifesterebbero una sorta di rispetto che non provo nei suoi confronti.
Per lei le parole non hanno valore, deduco, ma per me sono molto importanti. Da cosa lo deduco? Lo deduco dal suo continuo muovere la bocca emettendo fonemi di cui poi si pente, contraddicendosi, cancellando post, affermando una cosa e poi comportandosi diversamente, che di norma è l’esatto opposto di quello che aveva detto.
La bipolarità con cui sta affrontando la vita non è affar mio, di sicuro, ma il fatto che lei si ostini ad essere un personaggio pubblico e che le sue affermazioni siano quindi soggette alla diffusione su larga scala, rendono tutti noi (noi poveri non famosi, inutili opinionisti della vita) soggetti in grado di avere un’opinione sulla sua persona.
Un’opinione molto piccola, Alessandra. Perché se non bastasse la sua bipolarità a farci capire quanto lei sia una banderuola al vento e a farci sospettare sulla sua scelta di fare politica o il suo credere in qualcosa, si aggiunge la sua completa ignoranza in fatto di storia Italiana.
Lei spesso è soggetto di scherni e insulti perché si mette nella condizione di farsi deridere e insultare dal popolo italiano. E comprendo che il popolo italiano non è stato buono con la sua famiglia, ma la sua famiglia ha condannato a morte migliaia di persone. Persone che, per quanto lei si ostini a non capirlo, erano italiani. Non erano comunisti, non erano ebrei, non erano omosessuali, non erano anarchici. Erano italiani. E la scelta di mandarli a morte non è stata una scelta spinta da Hitler, ma da Benito Mussolini. E questi sono quelli mandati a morire nelle camere a gas o se preferisce nei campi di lavoro. Posti in cui, spero lei lo sappia, venivano ammassati in edifici (non riesco a definirli in altro modo) senza riscaldamento, senza cibo, senza vestiario adeguato. Lavoravano e morivano. Morivano di stenti. Non so se lei è in grado di comprendere la miseria e la sofferenza a cui suo nonno ha condannato tutte queste persone. E quelli che ha fatto fucilare? Quelli che sono morti perché non volevano tesserarsi? Quelli che davano semplicemente fastidio e sono spariti?
Alessandra, tutta questa gente ha dei nipoti, devoti quanto lei, che non possono ignorare che la scusante sotto cui i proprio progenitori sono morti è che suo nonno era al potere. Doveva difendere il popolo italiano, ma non l’ha fatto.
Aggiungo che nemmeno lei è così devota, ai miei occhi. Mi sembra, il più delle volte, che il suo tirar fuori questo argomento coincida con il suo passare in ombra. Mi spiego meglio: nel momento in cui il Mondo smette di considerarla cerca un modo per scandalizzarlo. E quale modo migliore se non quello di cercare di riabilitare una figura che storicamente non è possibile riabilitare? Un modo per tornare sotto i riflettore, farsi qualche comparsata (ha già deciso se dopo questa sua sparata sia meglio la d’Urso o la Venier?), racimolare quattro spicci e continuare la sua vita. E se questo suo metodo di mantenimento di norma non mi infastidisce, oggi provo molto fastidio.
Provo fastidio perché dovremmo parlare d’altro e non di come 60 anni fa suo nonno ha condannato l’Italia, ma di come ora la nostra situazione economica, politica e sociale sia pessima. Dovremmo trovare soluzioni ai problemi di oggi e lei, Alessandra, invece ci ruba tempo, parola, spazio per la sua inutile voglia di fare quattro spicci senza lavorare.
Non le consiglio di cercarsi un lavoro vero, sarebbe da cafoni. Se ha così tante belle cose da dire sul Duce, scriva un libro: un libro serio, con fatti storici, sociali, politici, che portino alla riabilitazione della figura di suo nonno, se riesce a trovare dei fatti. Un documentario. Se davvero ha cose nuove e straordinarie da dire riguardo Benito Mussolini esistono molti canali, più autorevoli di Facebook, dove può dare sfogo alla sua voglia di riscatto.
Se invece la sua voglia di riscatto è tutta qui, le chiedo, con estrema cortesia, di smetterla. Si è già sparso abbastanza letame sulla famiglia Mussolini e il suoi interventi portano solo altro lerciume. Le consiglio, in aggiunta, di riconsiderare la bontà del popolo italiano: io, se potessi, esilierei tutta la famiglia Mussolini, come avevamo fatto coi Savoia. Non per cancellare dalla memoria un ventennio di schifo, ma perché la paura che sia possibile riabilitarsi dopo quello che ha fatto suo nonno non mi fa ben sperare: mi fa tanta paura. Mi fa paura la sua sfacciataggine, Alessandra, ma davvero non prova vergogna quando parla? Io fossi in lei, o un membro della sua famiglia, mi sentirei uno schifo ogni volta che qualcuno nomina la seconda guerra mondiale. Anche se non c’ero, anche se non ho reali colpe, mi sentirei uno schifo perché questa terra meravigliosa e questo popolo (non sempre meraviglioso) non meritavano vent'anni di fascismo.
E non ci meritiamo neanche lei, Alessandra.
Quindi faccia un piacere al popolo italiano: si ritiri, via dalla politica, via dalle televisioni, via dai giornali. Rimanga una fedelissima silenziosa e rispettosa o se ne vada in un altro paese. Uno in cui suo nonno non è visto per il mostro che è stato.
Spero che queste mie parole le siano chiare e monito per il futuro e che le facciano capire che qui nessuno ce l’ha con lei senza una motivazione valida: l’odio che proviamo non è per il suo cognome, ma per tutte le cavolate che dice.














