Un anno di intervistato, i primi risultati in un keynote
Un anno di intervistato, i primi risultati in un keynote: Intervistato.com - Dal social journalism alla social tv | @intervistato
Cosimo Galluzzi

titsay

oozey mess
Misplaced Lens Cap
YOU ARE THE REASON

JBB: An Artblog!

No title available
i don't do bad sauce passes

Discoholic 🪩

No title available
Show & Tell
I'd rather be in outer space 🛸
hello vonnie
Sweet Seals For You, Always

⁂

pixel skylines
Cosmic Funnies

#extradirty
RMH
Alisa U Zemlji Chuda
seen from Netherlands
seen from Brazil

seen from Malaysia

seen from Italy

seen from United States

seen from Netherlands
seen from United States
seen from United Kingdom

seen from Türkiye

seen from United States

seen from Georgia

seen from Malaysia
seen from Switzerland
seen from Australia

seen from Malaysia

seen from Malaysia

seen from United States
seen from United States

seen from United States
seen from Greece
@jacopopaoletti
Un anno di intervistato, i primi risultati in un keynote
Un anno di intervistato, i primi risultati in un keynote: Intervistato.com - Dal social journalism alla social tv | @intervistato
Luca Dordolo, l’ex capogruppo della Lega a Udine (è stato espulso), aveva dichiarato su Facebook che la donna indiana uccisa «Ha inquinato il Po», e a «La Zanzara» su Radio24 con Giuseppe Cruciani aveva rincarato: «Non mi vergogno, mestolate sul grugno ai musulmani». Vogliamo ricordarlo così. Sperando che decida finalmente di dimettersi.
Non dormo più. E se mi addormento mi sveglio in preda agli attacchi di panico. Ho paura.
Quel viaggio verso casa tua. Quella corsa, le scale, le gambe pesanti, la porta che si apre. Enzo che senza voce mi dice ‘Non c’è più’.
L’urlo di mamma: No. Maledetto. No.
Ancora tremo.
Il tuo viso, che Gianluca ha accarezzato. Il tuo viso sporco di sangue, che Gianluca ha pulito.
Mi alzo ogni mattina e inizio a cercarti. Tutto il giorno. La sera sono stanca, sfinita. Dove sei, Bigols, dove sei?
Ridatemela, vi supplico. Solo un po’, il tempo di abbracciarla ancora una volta, il tempo di dirle addio.
Con questo post Intervistato.com sbarca qui su Tumblr. Cosa è Intervistato.com? E’ un sito che propone interviste (ma non solo) realizzate in crowdsourcing, dove l’intervistato e le domande sono proposti dagli utenti. Diffondere la conoscenza partendo dal basso significa permettere una libera informazione. Questo per noi è social journalism, ed è quello che cerchiamo di fare. Su Tumblr, oltre a proporre i nuovi e i vecchi contribuiti dal blog, interviste, storify etc, cercheremo di postare o rebloggare quei contenuti che consentano uno sguardo sui fatti di casa nostra e del mondo, ma senza privarci dell’ironia di qualche uscita satirica o della profondità di una citazione d’autore e non. Se vorrete seguirci ne saremo felici.
"C'è solo un modo di dimenticare il tempo: impiegarlo." (Charles Baudelaire)
Quando è agosto.
Quando è agosto, le finestre sono chiuse, nel paese. Il ventre stanco del fiume è un respiro caldo, senza fame e sete. La verità che non si può scrivere si nasconde ladra nei vicoli del posto qualunque. C'è una strada, di notte, che vomita parole. Dove tu sei di passaggio, come il giorno che va nel suo letto. Il rumore dei passi che fumano sigarette, nella voce incomprensibile di nessuno, che non legge, non parla. Quando è agosto.
Jacopo Paoletti.
Mi chiedo come sarà tutto questo tra neanche 10 anni. Se tutto quello che abbiamo scritto, detto qui dentro, sarà passato almeno come ciò che abbiamo taciuto.
Se sarà rimasto qualcosa, dietro le lettere vuote o le immagini stanche. Se questi byte sono stati davvero noi, o se è solo un riflesso, come tutte le cose, senza possibilità di reale memoria.
Lo penso mentre scrivo speranze di sogni sconosciuti. Mentre scrivo di me dentro la scatola senza contenitore. Mentre scrivo di noi, prima di dormire, come fanno i giorni.
Jacopo Paoletti.
figlidiorwell:
La Resistenza
“C’è una campagna di denigrazione della Resistenza: diretta dall’alto, coltivata dal cortigiano. Il loro gioco preferito è quello dei morti, l’uso dei morti: abolire la festa del 25 aprile e sostituirla con una che metta sullo stesso piano partigiani e combattenti di Salò, celebrare insieme come eroi della patria comune Giacomo Matteotti, ucciso dai fascisti e il filosofo Gentile, presidente dell’accademia fascista, giustiziato dai partigiani, onorare insieme le vittime antifasciste della risiera di San Sabba e quelle delle foibe titine. Proposte da comitati di reduci che evidentemente non hanno mai sentito parlare dei lager in cui i fascisti, prima e dopo l’armistizio, hanno chiuso migliaia di cittadini colpevoli unicamente di essere di etnia slovena.” (Giorgio Bocca)
Jacopo Paoletti
foto: Marco Galardini
È aumentata la produzione lorda e netta, il reddito nazionale cumulativo e pro capite, l'occupazione assoluta e relativa, il numero dello auto in circolazione e degli elettrodomestici in funzione, la tariffa delle ragazze squillo, la paga oraria, il biglietto del tram e il totale dei circolanti su detto mezzo, il consumo del pollame, il tasso di sconto, l'età media, la statura media, la valetudinarietà media, la produttività media e la media oraria al giro d'Italia. Tutto quello che c'è di medio è aumentato, dicono contenti. e quelli che lo negano propongono però anche loro di fare aumentare, e non a chiacchiere, le medie; il prelievo fiscale medio, la scuola media e i ceti medi. Faranno insorgere bisogni mai sentiti prima. Chi non ha l'automobile l'avrà, e poi ne daremo due per famiglia, e poi una a testa, daremo anche un televisore a ciascuno, due televisori, due frigoriferi, due lavatrici automatiche, tre apparecchi radio, il rasoio elettrico, la bilancina da bagno, l'asciugacapelli, il bidet e l'acqua calda. A tutti. Purché tutti lavorino, purché siano pronti a scarpinare, a fare polvere, a pestarsi i piedi, a tafanarsi l'un con l'altro dalla mattina alla sera. Io mi oppongo.
"La vita agra" di Luciano Bianciardi
Vorrei poter scrivere, trovare del tempo. E' un da un po' che ci penso. E così sono passati anni, tanto da non ricordare più se nel frattempo ho fatto ciò che fosse davvero importante. Me lo ricordo la sera, quando torno a dormire, ed è come girare i pensieri, nel vuoto, delle parole non scritte.
Jacopo Paoletti.
Io ci penso, ogni tanto. A come sarebbe potuto essere; se avessi fatto questo o quell'altro. Se avessi fatto scelte diverse, ieri. E ascolto un pezzo tra quelli soliti. Di quelli che ognuno ascolta, quando deve pensare di pensare. E sono domande vuote, quando non hai risposte certe.
E più il tempo passa e più queste domande aumentano. E più il tempo passa, e meno persone trovo, con le vere risposte. Io ci penso, ogni tanto. Seduto sul divano, tra i punti interrogativi. Ci penso. Ma resta il solito pezzo.
Jacopo Paoletti.
La patria è la fede nella patria. Dio che creandola sorrise sovr'essa, le assegnò per confine le due più sublimi cose ch'ei ponesse in Europa, simboli dell'eterna forza e dell'eterno moto, l'Alpi e il mare. Dalla cerchia immensa dell'Alpi, simile alla colonna di vertebre che costituisce l'unità della forma umana, scende una catena mirabile di continue giogaie che si stende sin dove il mare la bagna e più oltre nella divelta Sicilia. E il mare la ricinge quasi d'abbraccio amoroso ovunque l'Alpi non la ricingono: quel mare che i padri dei padri chiamarono Mare Nostro. E come gemme cadute dal suo diadema stanno disseminate intorno ad essa in quel mare Corsica, Sardegna, Sicilia, ed altre minori isole dove natura di suolo e ossatura di monti e lingua e palpito d'anime parlan d'Italia.
Giuseppe Mazzini (da La Patria, ne I Pensieri, 1859)
La copertina gialla.
Mentre ti leggo c'è un treno. Leggo di te e scrivo della storia che non pubblicheremo mai. È un libro dalla copertina gialla, dimenticato nella libreria del poeta notturno. Le pagine sono bagnate di umori, e di te che aspetti sulla soglia, con la fossetta che bacia uno strano sorriso.
Di te che aspetti, con la schiena inarcata e tesa a chiamarmi, che finisce divisa in due, come porta perfetta della casa nascosta, che non ho.
Di te che piangi e mi guardi, e dici parole invisibili, nel tuo silenzio stretto.
Impossibile è una parola, come lo è amore. Ci scorrono dentro i momenti, come dentro una frase, un periodo. Come binari inconciliabili.
Sono sul treno e scrivo, le nostre parole. Di te essenza, assenza. E ti cerco, dietro questo punto.
Jacopo Paoletti.
120 km/h.
Urla la musica e l'asfalto sotto. Sono vivo ancora, mentre solo resto. Sono vivo ora, e questo basta per tutto.
Jacopo Paoletti.
I ragazzi che si amano si baciano in piedi Contro le porte della notte E i passanti che passano li segnano a dito Ma i ragazzi che si amano Non ci sono per nessuno Ed è la loro ombra soltanto Che trema nella notte Stimolando la rabbia dei passanti La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno Essi sono altrove molto più lontano della notte Molto più in alto del giorno Nell'abbagliante splendore del loro primo amore.
Jacques Prévert
#senonoraquando
Il problema è in ciò che il berlusconismo ha catalizzato, non tanto nel Berlusconi di questi 15, 20 anni. La deriva culturale di questo Paese (forse) era stata già preconizzata dall'ancora scomodo Pier Paolo Pasolini, profezia intellettuale mai realmente ascoltata, capita; probabilmente questo regime è solo l'ultima peggiore espressione dei nostri tempi: il prodotto, l'inevitabile risultato.
Tanto per citare Giorgio Gaber, che mi sembra sempre un'ottima sintesi: "Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me."
Nell'oggi relativo di questa piazza, quella analogica quanto quella mediatica, come la nostra, adesso, digitale, c'è ancora una possibilità, una speranza: passa per il pensiero, la conoscenza, ma soprattutto per la presa di coscienza.
Il mediterraneo, la Tunisia prima, e l'Egitto ora, hanno scelto. Scelto di tornare ad autodeterminarsi, ad essere una democrazia de facto, e non a portarne solo il nome, che è la nostra condanna che perdura in questo secondo Ventennio tutto italiota, dalle nuove forme ma dalle stesse sostanze, nell'ottusa assenza di una certa memoria storica.
Esiste un'Italia "normale", ma diversa. Era dentro le sciarpe bianche, oltre i colori politici. Era donna, era uomo. Era pacifica. E'.
"Se non sono io per me, chi sarà per me? Se non così, come? E #senonoraquando?" (Primo Levi)
Jacopo Paoletti.
Il divano rosso.
Ho sempre paura di non fare in tempo. A farle capire quanto hai amato, quanto è stato. C'ho pensato in auto, che potesse succedere. E non vedevo bene dal vetro, perché era sporco da troppi giorni; magari sarà la prossima rotatoria, ho pensato. Magari non ho avuto il coraggio io.
Poi ho fumato, ed era stanco, il cielo, da essere blu scuro, come in mezzo al petto. Ho fumato, e mi sono ricordato di quando era insieme. Ma non perché lo rivolessi di nuovo, perché è un bicchiere rotto tra le mani, tra i vetri e il sangue, che non si rimette insieme.
Ho fumato, e ti ho visto sul divano, di uno strano rosso, e c'era un film che non ricordo. Perché non era il film, ma ciò che si vedeva fuori, nel nero rotondo degli occhi. E quando mi dicono cose brutte, su di te, su di noi, io ho questo.
Questo mi fa passare tutto, anche ciò che non si è detto, o fatto. Anche ciò che poteva essere, e non è stato. Senza rinnegare. Senza ricordare. Come noi dentro una foto, tra quelle che non abbiamo scattato.
Non sono più, le mie parole. E ho guardato la stanza quadrata, che mi stringeva, e visto la tua. E i nostri limiti. Ti avrei chiamato per dirti queste cose, o forse altre, ma a che serve. A che serve. Non c'è ad ascoltare nessuno. Non c'è nessuno. La rabbia, la tua, ha mangiato tutto, il nostro passato. La rabbia.
Ho guardato calpestare tutto, senza un fiato. Perché ci sono tutte le mie colpe dentro, le nostre. Ho guardato calpestarmi senza importanza, senza senso. Non potrei lo stesso, e resto a guardare.
Mi siedo sull'angolo del mio letto, di questo letto, di un letto, di un altro letto. Inconsistente. E non ricordo più dove sono rimasto a dormire stanotte. Se eravamo noi, o se è stato solo un altro sogno. Se è finito un giorno o se era solo l'ultimo.
Jacopo Paoletti.