A volte mi sento ancora:
"la sirenetta" di 6 anni al corso di nuoto, ma che non può nuotare per la scogliosi;
la "ballerina" di 7 con il suo body fucsia,ma che non può ballare per le rotule storte;
la ragazzina di 14 che ama le moto e si iscrive al patentino moto, ma che non può guidarla perché ha problemi di equilibrio;
la giovane donna di 25/26 che ama la psicologia, ma tanto non può essere psicologa perché non ha soldi per studiare fuori dalla sua piccola regione.
Poi però respiro, rifletto e mi ricordo che sono:
La stessa bambina che a 5 anni volevano già iscrivere alle elementari perché aveva un'intelligenza superiore alla media degli altri bambini della sua età;
A 7 sapeva creare coreografie su tutte le canzoni dello zecchino d'oro e del mondo di Patty che diventavano il gioco degli intervalli da condividere con le compagne di classe e le altre bambine della scuola;
A 14 affrontava la sua timidezza recitando a teatro con la sua classe in un opera di 3 ore (anche se in playback);
A 26 si laurea in psicologia anche se le avevano detto tutti che non ce l'avrebbe fatta e a 27 prende la patente affrontando un'altra delle sue paure.
Oggi, a volte, mi sento ancora come quella donna che guarda il mare e ne teme la profondità, spaventata dall’idea che il corpo o la vita possano tradirla di nuovo.
Sento il peso di ogni "no" che ho ricevuto, di ogni porta chiusa in faccia a causa di una salute fragile,di un'ansia o di una tasca troppo vuota; ma c’è un’ombra che cammina con me, quella della sindrome dell’impostore, che mi sussurra che i traguardi raggiunti siano stati solo un caso, un colpo di fortuna in mezzo a un mare di ostacoli.
Poi però mi fermo.. Guardo le mie mani e capisco che non sono solo strumenti che tremano o falliscono; sono le mani che hanno girato migliaia di pagine di libri pesanti, che hanno stretto la presa su ogni sfida che sembrava impossibile, che hanno applaudito a se stesse quando nessun altro lo faceva.
Mi rendo conto che:
Non sono la mia scoliosi, ma la colonna portante di una volontà che non si è piegata nemmeno quando la schiena doleva.
Non sono le mie rotule storte, ma i passi decisi di chi ha imparato a camminare su strade che altri non avrebbero nemmeno osato guardare.
Non sono il mio saldo in banca, ma la ricchezza di un’empatia che ho coltivato nel fango della difficoltà e che ora metto al servizio di chi si sente perso.
Oggi non cerco più di essere la "ballerina perfetta" o la "sirenetta", cerco di essere la versione di me stessa che accoglie le proprie crepe, perché è da lì che entra la luce della consapevolezza.
Ho capito che la psicologia non è solo un titolo appeso al muro, ma la capacità di ascoltare il rumore dei sogni che cercano di rompere il guscio della paura.
Il nostro valore non è determinato da ciò che ci manca, ma dal modo in cui decidiamo di abitare lo spazio tra i nostri limiti e i nostri desideri.
Spesso passiamo la vita a scusarci per quello che non riusciamo a fare, dimenticando di celebrare l'incredibile fatica che facciamo per essere ciò che siamo.
-umi-no-onnanoko ( @umi-no-onnanoko )











