Ci sono momenti in cui abbiamo necessità di sospendere, apparentemente, tutte le attività: in realtà stiamo cercando di sopravvivere a una gelata. Come gli animali, anche gli alberi vanno in letargo e, come gli animali, sono sempre vivi, seppure dormienti. Il nostro amico Andrea Pellegrini, guida naturalistica nei boschi della Verna e di Camaldoli, definisce questo “filo” di calore costantemente emesso dagli alberi “il respiro del faggio”, visibile quando si entra in un bosco in inverno, qualche giorno dopo una bella nevicata, nello spazio circolare privo di neve dovuto al calore che si crea intorno al tronco dei faggi: uno spazio accogliente, dove gli animali possono trovare un piccolo rifugio e un po’ di terra asciutta. Anche noi, perfino nei momenti più difficili della vita, possiamo offrire un gesto di generosità, un abbraccio, un breve sguardo di simpatia, un sorriso: questo cerchio di calore, seppure sottile, esile, è sempre nelle nostre possibilità, anche quando la vita mette a dura prova la nostra lucidità, la calma e il coraggio. Una persona che attraversa un periodo di letargo o di depressione, in certi piani si sta rigenerando, nonostante la sua vita sembri immobile: quando tocchiamo delle profondità, mutiamo anche l’esterno, così come l’artista, che per concepire un’opera ha necessità di una fase di vuoto. Così come la madre, che prima di partorire in natura si raccoglie nella quiete familiare. Tutto è profondamente interconnesso, e la vita dei boschi è espressione della vita umana. Tutti ci rivolgiamo alla stessa luce, alla stessa leggerezza di pensiero, di frequenza, di spirito. La luce è forma che contiene tutte le forme, e, al tempo stesso, canale in cui viaggiano informazioni fondamentali.
Franco Berrino, Daniel Lumera, La via della leggerezza. Perdere peso nel corpo e nell'anima, Mondadori (Collana Vivere meglio), 2019; p. 198.












